“La Ferrari non vince più nulla!” Quante volte abbiamo sentito questa frase negli ultimi anni! Sempre la stessa storia: non riesce mai a mettere assieme una buona stagione. Eppure, dietro a questo pensiero comune diffuso tra i tifosi, si nasconde una realtà più complessa, fatta di tentativi di rilancio, di investimenti importanti e di forte pressione mediatica.
La Ferrari non è solo una squadra, infatti, ma il simbolo di una nazione, capace di unire molte persone sotto lo stesso iconico tono di rosso. Ogni anno in cui non arriva un titolo mondiale viene vissuto come un fallimento, anche se i risultati, seppure talmente “strozzati” da passare in secondo piano, arrivano. Negli ultimi dieci anni, la Ferrari è stata spesso la seconda o la terza scuderia del mondiale: ha vinto gare, ha lottato per i podi e per le posizioni più alte. Ma, nel mondo della Formula 1 moderna, questo non basta: o vinci il mondiale o sembri invisibile. Il livello degli avversari è cambiato nel corso delle generazioni, tanto che ora ben 20 monoposto sfrecciano al traguardo ad una distanza di appena qualche decimo di secondo, ingigantendo il peso di ogni seppur minima imprecisione o errore.
Uno dei problemi principali della squadra è la continuità. Ogni volta che il gruppo sembra avvicinarsi al vertice, qualcosa va storto. Una stagione promettente, come quella del 2024, viene seguita da una in cui il progetto tecnico non funziona come previsto, oppure da errori strategici che compromettono gare decisive, come ad esempio la difficilissima stagione che si è appena conclusa. Vi si aggiungono cambiamenti frequenti nella dirigenza e nello staff tecnico, che rendono difficile costruire un progetto stabile a lungo termine, in uno sport dove è fondamentale avere e mantenere nel tempo un perfetto lavoro di squadra. In Formula 1, la vittoria non è mai il frutto di un solo anno di impegno costante, ma di un percorso coerente che richiede pazienza e fiducia.
Anche il confronto con i rivali è difficile, perché Squadre come Mercedes e Red Bull hanno dimostrato una capacità superiore nel creare cicli vincenti, riuscendo a mantenere la competitività stagione dopo stagione, individuando piloti ancora “piccoli” e crescendoli con le giuste attenzioni. Un esempio è Max Verstappen, presente nelle Academies Redbull sin da giovane: avendo debuttato a soli 16 anni in questo campionato, è ormai arrivato a vincere ben 4 Mondiali. Tuttavia, senza andare alla ricerca dei migliori campioni, anche Kimi Antonelli, che milita nelle Academies Mercedes dall’età di 12 anni, è riuscito a mettere in piedi un’ottima stagione al suo esordio, quasi battendo i piloti Ferrari che corrono ormai da molti anni. La squadra di Maranello, invece, sembra spesso ripartire da zero, inseguendo soluzioni che arrivano quando ormai gli avversari sono già un giro avanti. Questo ritardo tecnologico, anche se minimale, in uno sport dove i millesimi e le innovazioni scientifiche contano, può fare la differenza tra vittorie e sonore sconfitte.
Non va poi sottovalutato il ruolo dei piloti. Negli ultimi anni, la Ferrari ha schierato campioni affermati, come Hamilton, Alonso, Vettel e molti altri, accanto a giovani talenti come il talentuoso Leclerc; ma nemmeno il miglior pilota può fare miracoli senza una macchina all’altezza. Quando la vettura non è costante o affidabile, anche il talento più puro si trova a lottare contro i limiti tecnici, piuttosto che contro gli avversari in pista. Questo crea frustrazione e alimenta inutile tensione all’interno della squadra.

Eppure, nonostante tutto, la passione per la Ferrari non si spegne. I tifosi continuano a riempire i circuiti di bandiere rosse con lo storico cavallino, continuano a seguire ogni gara con speranza e a credere che la prossima stagione possa essere quella “giusta”. È proprio questa fedeltà che rende la Ferrari diversa da qualsiasi altro team, poiché non è solo una squadra, ma uno stile di tifoseria che qualsiasi altro gruppo automobilistico non riesce a raggiungere, dato che non ha una storia, né un’estetica del marchio altrettanto marcate.
Dire che “la Ferrari non vince più nulla” fa comodo, ma non racconta tutta la verità. La squadra sta ancora cercando la formula giusta per tornare al vertice, in un campionato sempre più competitivo e tecnologicamente avanzato. Forse la strada è più lunga del previsto, ma la storia della Ferrari insegna che, quando meno ce lo si aspetta, può nascere un nuovo ciclo vincente. Allora quella frase, così ripetuta negli ultimi anni, potrebbe finalmente lasciare spazio a un’altra, molto più attesa: “la Ferrari è tornata a vincere”.
Gioele Bertolli 2I


















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