Fin dai tempi dei romani si parlava di amicizia (scritta “amicitia”): era un patto indissolubile che stringevano con gli altri popoli al momento dell’alleanza. I romani, infatti, non attaccavano mai per primi, poiché intervenivano solo in difesa del loro Stato, e non ruppero mai nessun’alleanza. Erano gentili, accondiscendenti e fedeli con i loro Amici, se si mostravano altrettanto corretti e leali. In caso contrario, quando ritenevano che un patto di Amicitia fosse stato interrotto o tradito, li attaccavano e ne conquistavano le città. Il significato di questo patto per i romani è ciò che li differenzia da molte altre popolazioni antiche, come i greci, che non avevano un senso di fedeltà così rigoroso; infatti nel Peloponneso era abituale creare e rompere alleanze tra le varie poleis o tra le persone, un po’ come fanno adesso i bambini delle Elementari quando bisticciano.

Ai giorni nostri l’amicizia è una delle relazioni umane principali, basata su rispetto reciproco, lealtà, fiducia e condivisione.

Il rispetto appare fondamentale, perché si trova alla base di qualsiasi tipo di relazione.

La fiducia è un pilastro importante nella nostra esistenza, perché in un amico è bene trovare una persona con cui si possono condividere le gioie, ma anche le proprie difficoltà, rabbie, tristezze e, soprattutto, si deve poter sapere che si ha qualcuno su cui si può contare in qualsiasi momento.

La lealtà e la sincerità sono valori che indiscutibili, dato che è sempre meglio dire ciò che si pensa, ovviamente con le dovute maniere, ma senza sotterfugi.

La condivisione si può pensare che sia il principio che salda le amicizie, perché avere qualcosa in comune facilita sempre la comprensione.

Il modo di vivere l’amicizia nell’ultimo secolo, tuttavia, ha subito diversi cambiamenti, se si pensa a come vivevano i nostri genitori, privi di facili mezzi di comunicazione. Si può pensare che in quel periodo le amicizie potessero essere più salde e legate al destino, perché è vero che le relazioni interpersonali si scelgono, ma in una cerchia di poche persone è, probabilmente, più facile trovare quella con cui si entra in sintonia maggiormente. Doversi riunire anche solo per svolgere i compiti insieme dal vivo, o per raccontarsi l’ultima notizia di cui si è entrati a conoscenza, e andare a magiare a casa dell’uno o dell’altro sono condizioni che, man mano che si cresce, mancano sempre di più, con le veloci connessioni Internet e social, che si sono sviluppate molto anche a seguito del COVID.

Questa malattia, infatti, ha contribuito a creare distanziamento, isolamento e sviluppo di amicizie “virtuali”, eliminando il contatto fisico e visivo. Cosa c’è di meglio che guardarsi negli occhi e raccontarsi le proprie emozioni, delusioni, soddisfazioni?

Purtroppo, in questi anni si stanno perdendo anche la lealtà e la trasparenza intellettuale, perché ci si può nascondere nell’anonimato sui social-media, con la loro diffusione. Molte persone tendono a creare dei falsi profili, forse perché aspirano a diventare qualcuno, ma senza provarci realmente, o forse solo per sfogare i propri lati meno nobili rimanendo al riparo di una specie di scudo.

Più passano gli anni e più ci si può accorgere che la lealtà sta lasciando spazio alle amicizie di comodo, quelle alla greca, facendo così decadere uno dei suoi valori fondamentali.

Quindi, la citazione Biblica “chi trova un amico trova un tesoro” oggi assume ancora maggiore importanza, perché sta diventando sempre più complicato creare dei legami affettivi duraturi.

Vittoria Farè 2I

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