Non tutti nascono per correre. Qualcuno nasce a Bologna, magari nel 2006, come Andrea Kimi Antonelli, che è cresciuto in un ambiente che già sapeva di motori, con un padre ex pilota che l’ha subito messo su un go-kart per fargli imparare a guidare, quando molti suoi coetanei stavano ancora bisticciando con i pedali della bicicletta. Fin dall’inizio ha mostrato qualcosa di diverso: una naturalezza nella guida e una sicurezza che non erano comuni per la sua età.

Nel karting ha costruito le basi della sua carriera. Ha partecipato a numerose gare, vincendo titoli importanti e facendosi notare anche a livello internazionale, tanto da venir intercettato dagli scout della Mercedes. In pista non era solo veloce, ma anche scaltro: sapeva quando rischiare e quando, invece, aspettare il momento giusto, qualità fondamentali per diventare un buon pilota. Questo equilibrio gli ha permesso di crescere rapidamente e di diventare il pilota che è adesso. Grazie ai suoi risultati, infatti, è entrato nel programma della Mercedes Driver Accademy a soli 12 anni, dove ha potuto allenarsi con professionisti come Lewis Hamilton, per quanto riguarda la parte pratica, o Toto Wolff, uno dei migliori dirigenti sportivi,  per quanto riguarda la gestione e il lavoro con il suo gruppo, migliorando sotto ogni aspetto, tecnico e caratteriale. Ha imparato che il talento da solo non basta, ma servono anche disciplina, impegno e capacità di lavorare con e su se stessi.

Il passaggio alle monoposto è stato un momento fondamentale per la sua carriera, dato che le vetture sono più complesse e le gare più difficili; ma si è adattato velocemente, provando a tutti che un nuovo talento cristallino stava riuscendo ad ottenere risultati molto importanti anche contro avversari più esperti e dimostrando di poter competere ad alti livelli.

Una delle sue migliori qualità è la costanza, che non lo limita ad una singola prestazione, ma riesce a fargli mantenere un buon ritmo per tutta la stagione. E’ ciò che distingue i piloti “buoni” da quelli davvero “forti”. Che Antonelli sembri già avere questa mentalità, lo possono dimostrare i risultati che ha portato a casa solo nelle prime tre gare del mondiale, con due vittorie e un secondo posto, garantendosi la prima posizione nella classifica, contro piloti presenti da molti anni all’interno del Circuito.

Altra importante qualità è la determinazione. Dopo ogni gara, analizza i propri errori e cerca di valutarli per migliorare. Si impegna così tanto che, anche a distanza di mesi, riesce a ricordarsi ogni suo tempo sul giro, a dimostrazione della sua forza di volontà nel tentativo di limare ogni particolare di ogni singolo punto di ogni tracciato. Dato che non si accontenta, cresce continuamente. Sono proprio questi atteggiamenti che possono portarlo molto in alto.

Il suo percorso, però, non è semplice, poiché il mondiale è competitivo: con soli 22 posti disponibili, dove tanti talenti cercano di arrivare, la propria collocazione è sempre appesa ad un filo, quello dei buoni piazzamenti o della vittoria. Per arrivare servono sacrifici, concentrazione e la capacità di gestire la pressione che, a soli 19 anni, è uno degli scogli maggiori.

Nonostante le difficoltà, il suo futuro sembra promettente. Molti credono che un giorno possa arrivare a vincere il tanto atteso mondiale, riportando il tricolore dove manca da ben 73 anni. Se continuerà così, potremmo davvero vederlo nell’albo d’oro della Formula 1.

Non tutti nascono per correre. Ma qualcuno, come Kimi Antonelli, è nato forse solo per questo.

Gioele Bertolli 2I

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