Emersi da certe scuole sdrucciole
come da uova con al centro l’Io
e_una brama che diventa clinica,
s’aggirano laureati in fuffole
da pubblicar con facoltoso brio
fin sul “Fanfulla della Domenica”.
Nel deficientificio collettivo
annaspano denti senza mordente,
troppo esposti a telecamere
riprese in illusioni dal vivo
che, però, non significano niente
e non rendono le menti libere,
ma profondamente incatenate
dai messaggi e dalle notifiche,
che seguono da schiavi al guinzaglio
mantenendo le teste ribassate
su rapide dita tastierifiche,
dei controcommenti nello scandaglio.
Si specchiano nelle foto truccate
come vanesie dive del cinema,
in pose, balletti e mossettine,
pur di non apparire surclassate
da qualche concorrenza pseudonima
o da delle parole più corvine.
Si pubblicizzano come oggetti
ai loschi saldi di fine copione.
Anche su temi che non conoscono
vorrebbero apparire perfetti.
Credono nelle propria opinione
e, per principio, non la dismettono
neppure quand’è in contraddizione,
perché non c’è verità nello specchio,
ma solo riflessi: non riflessione.
prof. Simon Carù


















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