Manca ormai un mese all’inizio dell’Eurovision Song Contest 2026, tenuto quest’anno a Vienna dal 12 al 16 maggio e condotto da Victoria Swarovski e Michael Ostrowski. Sarà un’edizione all’insegna di tanti generi musicali differenti e ritorni a melodie del passato, che porterà solo un Paese sulla vetta.
Seppure l’atmosfera musicale sia allegra, ballabile e, a tratti, malinconica, nemmeno quest’anno l’Eurovision è stato risparmiato dal cosiddetto “drama”, incentrato ancora una volta sulla questione della partecipazione di Israele. Il 4 dicembre 2025 si tenne, infatti, una riunione tra l’EBU (European Broadcasting Union) e tutte le emittenti televisive sotto la sua ala, per indire una votazione democratica sulla partecipazione dello Stato Ebraico nel Contest, vista la situazione geopolitica delicata. Vari paesi, tra cui Spagna, Irlanda, Slovenia e Paesi Bassi, avevano, infatti, minacciato di non partecipare a quest’edizione, qualora Israele fosse rimasto; altri, invece, tra cui Germania e Italia, minacciarono di andarsene, qualora Israele fosse stato espulso. Terminato il “meeting”, è stato deciso che Israele avrebbe potuto partecipare all’Eurovision 2026. Le conseguenze sono state immediate: Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e, più tardivamente, anche l’Islanda hanno annunciato che non avrebbero partecipato al Contest, facendo crollare il numero dei partecipanti a 35, il più basso dal 2004.
Ci sono state anche varie novità, per questa edizione, che hanno risollevato i fans: sono, infatti, tornate a partecipare, dopo anni di assenza, la Moldavia, la Romania e la Bulgaria. La prima sarà rappresentata da Satoshi con Viva, Moldova!, una canzone patriottica, con un ritmo etnico e molto appetibile per il tele-voto, in puro stile “Moldavia”. La Romania sarà rappresentata dalla band Alexandra Capitanescu con Choke Me, dal ritmo rock misto al dark e l’aggiunta di note liriche. La Bulgaria avrà, invece, Dara con Bangaranga, già denominata come il “bop” dell’anno. Era da tempo che non avvenivano tre “ritorni” in una sola edizione (gli ultimi furono il Lussemburgo nel 2024 e il Montenegro nel 2025) e ciò ha riempito di speranza gli europei, che vedono ora una possibilità di rientro anche per altri Paesi mancanti da tanto.
Inoltre, è stata anche annunciata la reintroduzione del voto delle giurie nazionali durante le semifinali, dopo tre anni in cui nelle semifinali vigeva solo il tele-voto: questa dinamica porterà sicuramente più imparzialità nel sistema, ma anche vari stravolgimenti e molta più suspanse.
Se non fosse in parte attenuata dalla classifica stilata dai “bookmakers” riguardo ai possibili vincitori di quest’anno. In data 6 aprile, al primo posto, con il 30% di probabilità di vittoria, è stata posta la Finlandia, rappresentata da Linda Lampenius, violinista, e Pete Parkkonen, cantante, con Liekinheitin, brano già amatissimo dal pubblico. Al secondo posto, con un netto distacco e una probabilità dell’11%, troviamo la Francia di Monroe e la sua Regarde!, un miscuglio di pop e lirica, ma certamente un grandissimo risultato per una cantante che ha solamente 17 anni.
Al terzo posto, con il 10% di probabilità, si colloca la Danimarca, rappresentata da Søren Torpegaard Lund con Før vi går hjem, canzone esplosiva che riporta la Danimarca vicina alla vittoria dopo anni di mancate qualificazioni alla finale. Seguono, poi, al 4° e 5° posto, rispettivamente Australia e Grecia.
Ultimo posto per l’Estonia, rappresentata dalle Vanilla Ninja e la loro Too epic to be true, con un ritmo in stile anni 2000 e una vena malinconica.
L’Italia quest’anno sarà rappresentata dal ben noto Sal Da Vinci e dalla sua iconica Per sempre Sì, posta dai bookmakers al 10° posto con il 3% di probabilità di vittoria. Nonostante la vittoria sanremese abbia creato molto scalpore in Italia, in Europa non è stata accolta con negatività: molti fans sono rimasti stupiti da questa scelta fuori dalle righe del nostro Paese, affermando di non riuscire più a togliersi dalla testa la melodia napoletana.
Inoltre, anche quest’anno la lingua italiana non sarà presente solo nella nostra canzone. Quella di Malta, infatti, è cantata da Aidan e si intitola Bella: viene definita una “tragica poesia” che racconta i bei ricordi di un amore ormai terminato e, per farlo, l’interprete ha deciso di usare la parola “Bella” (con frasi come “Che bella” e “Ma che bella”), riferendosi ad una ex-fidanzata la cui bellezza risveglia un ricordo nostalgico, ma positivo. La canzone, inoltre, presenta varie strofe anche in maltese, idioma assente all’Eurovision da 30 anni. Qualche frase in italiano compare anche nelle canzoni di Moldavia (“Saluti a tutti”) e Lituania (“Voglio solo di più”). La Svizzera, inoltre, sarà rappresentata da Veronica Fusaro, cantante di padre italiano.
Come si nota ormai di anno in anno, le lingue nazionali stanno prendendo sempre più spazio nel contesto musicale europeo, con un lento abbandono del banale inglese. Le lingue presenti quest’anno saranno: albanese, croato, greco, dialetto cipriota, danese, azeri, francese, tedesco, ebraico, lettone, lituano, maltese, rumeno, montenegrino, ucraino, serbo, italiano, spagnolo, finlandese, portoghese e, senza dubbio, inglese. Inoltre, saranno presenti anche idiomi raramente ascoltati all’Eurovision. La canzone della Bulgaria si intitola Bangaranga, una parola del patois giamaicano, che significa “caos”; la canzone della Moldavia, oltre al rumeno, all’italiano e allo spagnolo, presenta anche parole hawaiiane e latine; la canzone della Grecia cita parole giapponesi; infine, non può essere dimenticato il dialetto napoletano nell’ultimo verso del brano di Sal Da Vinci.
Tra questa ragguardevole varietà di lingue e culture, svettano i nordici: Finlandia, Danimarca e Svezia sono, al momento, i favoriti per il tele-voto e rappresentano il dominio musicale nordico che, ultimamente, sta risultando considerevole nella musica europea. Tra i favoriti vi sono anche la Grecia e Cipro, dalle culture simili, ma dai ritmi totalmente differenti. La prima, rappresentata da Akylas con Ferto, presenta un ritmo etnico e additivo, unito ai suoni dei videogames e a parti più tristi; Cipro, invece, rappresentato da Antigoni con Jalla, ha portato una canzone puramente cipriota, con ritmi sirtakici modernizzati, orecchiabili, ballabili e allegri.
Invece, tra i Paesi più vicini alla vittoria della classifica delle giurie, domina l’Australia, rappresentata da Delta Goodrem e la sua Eclipse, una ballata d’amore dal significato profondo e sincero, interpretata da una delle migliori cantanti australiane. Nella Top 5 permangono Francia, Finlandia e Danimarca, ma appare anche la Repubblica Ceca, rappresentata da Daniel Zizka e dalla sua Crossroads, probabilmente la più pura ballata dell’edizione, con un ritmo lento e note alte dalla durata impressionante.
Seppur costernato da vari problemi interni, come si può notare, l’Eurovision resta un ambiente di unità e pace tra Paesi, che si riuniscono nel nome della musica, per portare in alto il senso originario delle loro bandiere e le culture dei loro popoli.
Tra le 35 Nazioni, si cela un solo vincitore, che entrerà nella storia dell’Eurovision Song Contest e della musica europea. Non resta che accendere la televisione il 16 maggio per scoprirne il nome!
Niccolò Arpelli 4C
(Nota a margine, per sottolineare anche ai distratti che il titolo è voluto, perché l’ “aria fresca” indica il dominio della musica nordica in questa edizione, nonché un’effettiva aria di leggerezza musicale nel cupo contesto attuale)


















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