Alcuni momenti durano pochissimo, ma sembrano infiniti, perché vengono percepiti secondo il principio temporale greco dell’αἰών (aiòn). Per chi danza, uno di questi è il momento che precede l’inizio del saggio, della prestazione sul palcoscenico. Quei cinque minuti prima che si apra il sipario racchiudono mesi di lavoro, sacrifici, emozioni ed inevitabili aspettative. Il pubblico vede lo spettacolo, i sorrisi, le luci e le coreografie, però dietro le quinte esiste un mondo che spesso rimane invisibile e muto.
Da una parte c’è il rumore: persone che urlano, bambini che piangono, richiami degli insegnanti e costumi da sistemare all’ultimo momento, perché figurarsi se vanno bene come durante le prove! Dall’altra c’è il silenzio di chi si concentra, di chi ripassa e di chi cerca di controllare l’ansia. C’è chi si guarda allo specchio controllando che tutto sia come dovrebbe, chi ripete la coreografia a mente, chi scherza con le compagne per nascondere la tensione. Ognuno affronta l’attesa come può, ma tutti condividono la stessa emozione: l’agitazione ferma di salire sul palco, dove invece ci si muoverà molto.
La paura di sbagliare è una delle sensazioni più comuni. Dopo mesi di prove, l’idea di dimenticare un passo o di commettere un errore proprio sul palco può sembrare illogica, perché la voglia di dimostrare a se stessi quanto si è cresciuti durante l’anno aiuta a dare il massimo in questo momento.
Spesso si pensa che la danza sia solo ciò che accade sul palco. In realtà, dietro ad ogni esibizione ci sono pomeriggi di prove, esercizi ripetuti decine di volte e moltissimi momenti di stanchezza. Ogni movimento che il pubblico vede è il risultato di un percorso molto più lungo di quanto si possa immaginare dall’esterno. È proprio per questo motivo che i cinque minuti prima dell’esibizione sono così tanto speciali. Non si tratta solo dell’attesa di uno spettacolo. è il momento in cui tutto il lavoro svolto durante l’anno si concentra in un unico istante di slancio.
Quando le luci della sala si abbassano e il pubblico smette di parlare, dietro al sipario, per qualche secondo, sembra che il tempo si fermi. Il cuore accelera, le mani diventano fredde e l’adrenalina prende il sopravvento.
Poi il sipario si apre e parte la musica.
Coi primi suoni, all’improvviso tutta l’ansia accumulata viene superata dall’emozione di essere lì, sul palcoscenico, dopo mesi di impegno. In quel momento non contano più gli errori ipotetici o le preoccupazioni un po’ morbose ed esagerate: conta solo danzare.
Significa accettare la possibilità di sbagliare, ma avere la forza di impegnarsi comunque, trascinati dalla passione per dei movimenti armonici nell’aria in accordo o in comunione con la musica. Quei cinque minuti prima che si apra il sipario ci ricordano che la paura e l’adrenalina sono il segnale che stiamo per fare qualcosa che conta davvero, almeno per noi e, si spera, per il pubblico in sala.
Quando lo spettacolo finisce, tra applausi, sorrisi e fotografie, non rimane soltanto il ricordo di un’esibizione oggettivamente passeggera, ma di un anno di fatiche e di momenti felici che, ormai, sono giunti alla naturale conclusione, perché il vero spettacolo, nella mente dei ballerini, comincia già prima che il sipario si apra ed è solo giusto che possa anche terminare. Allora, se sarà andato tutto bene, subentrerà una strana forma di stanchezza e soddisfazione, mista nei giorni successivi ad una virgola di nostalgia.
Beatrice Giugnoli 2I

















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