A settembre ci sembra sempre che l’estate sia passata velocissima, nonostante la promessa, alla fine dell’anno scolastico, di godercela fino in fondo.

Diversamente da alcune lezioni noiose, le vacanze e le ferie spesso volano così velocemente che, una volta terminate, ci rimangono soltanto dei ricordi poco soddisfacenti. Accade perché il nostro corpo è più rilassato e il cervello non ha bisogno di sforzarsi tanto nel rielaborare informazioni complesse. Dato che non guardiamo costantemente l’orologio come succede durante le ore scolastiche, il tempo vola più velocemente. Questa ingiustizia, in realtà, ha delle basi scientifiche che, una volta conosciute, non ci sembrano più così ingiuste e misteriose come prima.

Se prestiamo attenzione durante le vacanze estive, il tempo sembra scorrere velocemente mentre lo stiamo vivendo. Le giornate, al mare o in montagna, in piena spensieratezza, passano senza che ce ne accorgiamo. Alla fine, però, la settimana nella nostra memoria appare lunga e piena. Una situazione simile accade quando siamo immersi e molto concentrati in un’attività. Ad esempio, durante la lettura, all’inizio ci sembra che il tempo passi molto velocemente ma, ricordandoci di quel momento alla fine della giornata, sembra vissuto pienamente, come se fosse durato molto di più.

Ne possiamo dedurre che tutte le nuove esperienze restano meglio nella memoria e che i ricordi, quando sono ricchi di dettagli, rendono il tempo più dilatato indipendentemente dalla percezione che abbiamo avuto nel momento vissuto. Così, visitare posti nuovi, fare una passeggiata diversa dal solito o imparare una lingua aiutano a percepire meglio il tempo.

Al contrario, le giornate di routine o i passatempi in cui non si compie alcuno sforzo non restano impressi nella memoria. Di conseguenza, il tempo sembra passare più velocemente. Per esempio, una giornata trascorsa principalmente al telefono o ai videogiochi non richiede uno sforzo mentale sufficiente per percepire chiaramente il passare del tempo sul momento e non produce informazioni nuove da conservare a lungo nella mente.

Lo stesso principio si applica allo sport: tanti hanno sperimentato che un minuto di plank sembra molto più lungo di quanto non sia in realtà. Durante lo sforzo fisico, infatti, il cervello è più attento ai dettagli dell’ambiente circostante, poiché percepisce lo sport come un potenziale pericolo per l’organismo e cerca di elaborare quante più informazioni possibili per proteggersi, per non farsi male magari cadendo, per non sbagliare la serie di movimenti che sta facendo. Questa maggiore attenzione rallenta la nostra percezione del tempo in quel preciso istante, facendoci vivere quei secondi come se fossero minuti.

L’errore durante il periodo estivo è quello di considerare le vacanze come un riposo totale per tutti e tre i mesi, presumendo che, così, si riposi meglio. In realtà, un effetto positivo si ottiene cambiando le attività durante la giornata, o combinandole meglio. Leggere o svolgere i compiti estivi per tutto il giorno non è sempre altrettanto efficace quanto interrompere il lavoro per cucinare o per fare una passeggiata verso sera. Così il cervello non ricorderà un unico blocco di lettura, ma in mezzo ci saranno state attività diverse che rendono la giornata più varia e la mente più attiva.

La chiave sta nell’equilibrio e nella scelta delle priorità, nella giornata, così come nella vita. Significa vivere appieno tutte le ore del giorno, un concetto espresso già da Orazio con il carpe diem.

Diana Hryzun 2I

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