Si dice che “la tradizione è la salvaguardia del fuoco: non l’adorazione delle ceneri”. E, in effetti, sembra bellissima questa definizione di una realtà che è maneggiata spesso in modo ambiguo. C’è la reazione estrema di chi vuole scrollarsi di dosso la tradizione, considerandola un retaggio polveroso e asfittico. Ma c’è anche chi la assume come un feticcio da portare in processione per esorcizzare le strade impure della modernità.

È stato il grande Gustav Mahler a coniare e ad incarnare nella sua musica il vero spirito moderno e modernista della tradizione: non idolatria di ceneri di un passato estinto, ma riattivazione costante delle braci ardenti e delle fiamme di una secolare ricerca e conquista. Anche Victor Hugo, con un’immagine vegetale, affermava che la tradizione è fatta di radici e tronco che, ad ogni primavera, devono generare rami, germogli, fiori, frutti sempre nuovi.

“Sono convinto che l’Uomo prima o poi, si stanchi di tutto, eccetto dello studio e della sua capacità di apprendere”. Questa citazione di Leonardo da Vinci racchiude e racchiuderà in modo inconcusso il fulcro del concetto di “Tradizione”, perché esprime l’aspetto che ci caratterizza in quanto esseri viventi dotati di ragione. Risiedono, infatti, nella natura dell’Uomo lo zelo e la volontà di ampliare il proprio milieu culturale.

Questa volontà, tuttavia, sta tendendo a diminuire a causa di tutte le comodità odierne. Ciò che è sottointeso nel discorso di da Vinci, da cui è tratta la citazione, è un pensiero molto filosofico: la conoscenza ed il progresso non derivano mai dal nulla o da “un’entità prima, perfetta ed eterna”, ma da una riorganizzazione o da una rielaborazione delle “idee semplici” antecedenti, ossia la base della vecchia cultura, attraverso nuove “idee complesse”. Da questa premessa si può comprendere come, nonostante la vexata quaestio sulla tradizione, la virtù risieda nel mezzo, poiché la migliore scelta difficilmente si situa agli estremi.

La medesima posizione era sostenuta dagli esponenti di diverse arti, come Gustav Mahler, vissuto tra il milleottocentosessanta e il millenovecentoundici, il quale ha sviluppato una musica considerata ultra-moderna per il suo tempo, ma sulla base di “braci ancora ardenti” che, seppure consumate o in via di consumazione, producono ancora un certo calore. Altri sostenitori di questa linea di pensiero erano, in modo similare, Victor Hugo e Marcel Proust.  Mentre il primo percepiva la tradizione come la base di un albero, con tronco e radici, pronta a rigenerarsi ogni primavera, ma con fiori e frutti leggermente diversi dai precedenti, seppure della stessa specie; il secondo, sempre tramite un’immagine vegetale, descrive in modo latente la sessualità nelle sue varie forme, come nessuno prima aveva voluto fare per via dei tabù della società borghese. Ogni primavera, il fiore ormai sbocciato aspetta il “misterioso e ipotetico calabrone” che lo fecondi. La stessa immagine può essere vista da una prospettiva diversa: il fiore è il “materiale classico” che aspetta di essere “impollinato” dall’Uomo, tramite il suo duro lavoro, affinché il fiore non appassisca e possa, al contempo, continuare ad attirare “calabroni” e produrre del materiale dolce come il miele. Nel medesimo modo Proust, nella sua “Recherche”, riesce a riprendere opere greche, ad esempio tramite la Fèdre, esporre temi del suo tempo, come il caso Dreyfus, ed introdurre questioni di modernità, come, per l’appunto, l’omosessualità o l’indagine della mente umana, la funzione e le modalità dell’inconscio e del subconscio, in concomitanza con la psicoanalisi di Freud.

Questa posizione “intermezzata” risulta semplice nelle scienze, in quanto non si può scoprire nulla senza le conoscenze precedenti, ma complessa nella letteratura e, in particolar modo, nelle correnti come il Neoclassicismo, basate sul recupero di materiali Classici, poiché si rischia di ricadere nel noto, nel puramente decorativo e nel superfluo. Risultano, quindi, efficaci autori come Vincenzo Monti e Ugo Foscolo, con opere colme di citazioni Classiche, ma che trattano di argomenti originali. Il primo, ad esempio, nella poesia dedicata ai fratelli Montgolfier, riprende la luna o la notte in un contesto di innovazione tecnologica; mentre il secondo, sulla stessa linea di pensiero, definisce la notte come “l’immago della fatal quiete”. Un altro autore molto importante in questo contesto è stato Parini, il quale scrive poesie su temi al suo tempo moderni, come l’innesto del vaiolo o, ancora di primaria importanza, la salubrità dell’aria di Milano.

La medesima concezione è poi necessaria nella Storia, perché la nostra qualità di esseri dotati di ragione consente, grazie all’effetto del tempo, alla stessa specie di dividersi in “gruppi”, ciascuno dei quali svilupperà diverse abitudini, concezioni e prospettive proprio per la capacità di agire in solitaria. Ciò stabilito, sempre tramite l’effetto del tempo, ogni “individuo” avrà una personale concezione di “tradizione”. Questa racchiude diversi sottogruppi: si può parlare di tradizione letteraria, religiosa, culturale, culinaria, della moda o dell’educazione. Questa “individualità” era maggiormente evidente nei secoli passati. Ad esempio, nel vestiario militare, tra le più iconiche si situano le armature e le armi dei samurai in oriente, o quelle dei Crociati in occidente; nei costumi, ad esempio, in oriente ci si inchina o si mangia senza posate, in occidente no. Questa capacità di differenziarsi è venuta meno con la “globalizzazione”, poiché ora ognuno può avere gli stessi oggetti o gli stessi modi di parlare, tramite lo “slang”, in qualsiasi parte del mondo.

È quindi un bene accettare le novità e conservare la tradizione, ma nella misura in cui non diventi degenerativa per il progresso o per il passato. Bisogna, insomma, “progredire verso il futuro tramite le lezione e l’esperienza dei predecessori”, senza quindi perdere la qualità che ci distingue in quanto uomini, ossia “lo studio e la capacità di apprendere”.

                                                                                                                                                      Domenico Marrocco 4C 

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