Ondate di calore, alluvioni, incendi, tempeste: fenomeni sempre più frequenti che stanno mettendo alla prova società e territori in tutto il mondo.

In questi giorni gran parte dell’Europa è colpita da un’ondata di calore eccezionale. In molte zone si registrano temperature vicine o superiori ai 40 °C, non solo nell’area mediterranea o in Sicilia e Grecia, ma anche in Paesi dell’Europa centrale come la Germania, dove valori simili erano un tempo rarissimi. Il caldo intenso sta creando difficoltà alla popolazione e porta nuovamente l’attenzione sul tema degli eventi meteorologici estremi.

Questi fenomeni non sono nuovi e nella Storia hanno spesso avuto conseguenze drammatiche. Tra i casi più noti in Italia, si ricordano l’alluvione del Polesine del 1951, che sommerse vaste aree del Veneto, e quella di Firenze del 1966, che colpì duramente la città e il suo patrimonio artistico, generando una gara di solidarietà per il recupero dei libri antichi caduti in ammollo. A livello globale, il ciclone Bhola del 1970 in Bangladesh è considerato uno dei disastri naturali più gravi della storia moderna; mentre l’uragano Katrina del 2005 ha devastato New Orleans, mostrando la vulnerabilità anche delle grandi città, se costruite intorno alle paludi alla foce di un grande fiume come il Mississippi, dove in teoria sarebbe sconsigliabile cementificare così tanto.

In Europa, la grande ondata di calore del 2003 ha causato migliaia di vittime ed ha segnato un punto di svolta nello studio dei fenomeni climatici estremi. Gli eventi più vicini a noi nel tempo dimostrano, inoltre, che non siamo di fronte a delle catastrofi passeggere, come si può notare dagli incendi in California e in Australia degli ultimi anni, che hanno raggiunto dimensioni sempre più estese e sono stati assai difficili da contenere. Anche l’Italia ha vissuto episodi significativi, come la tempesta Vaia del 2018, che ha colpito duramente le foreste alpine con venti violentissimi, o la grave alluvione dell’Emilia-Romagna nel 2023, insieme a numerosi casi di grandinate intense, allagamenti e vento forte in diverse regioni.

I dati più recenti mostrano un elemento fondamentale: la frequenza crescente di queste situazioni di emergenza. In Italia si è passati da 281 episodi di grandinate intense nel 2019, a 777 nel 2025: quasi tre volte tanto in soli sei anni! Il Rapporto Città-Clima di Legambiente segnala, inoltre, che il 2025 è stato il secondo anno più critico dell’ultimo decennio, con 376 eventi meteorologici estremi, in aumento rispetto all’anno precedente. Anche nei primi mesi del 2026, infatti, la tendenza sembra continuare, con 82 eventi significativi già registrati. Questi numeri indicano un aumento costante e non episodico.

Un caso particolare riguarda i tornado e le trombe d’aria. Se un tempo erano fenomeni rari nel nostro Paese, oggi si verificano con maggior frequenza, soprattutto nella Pianura Padana e lungo le coste adriatiche, dove si scontrano con più facilità masse d’aria con caratteristiche opposte di temperatura e umidità.

Questo cambiamento mostra come alcuni eventi, un tempo eccezionali, stiano diventando più comuni anche in Europa. È sempre più condivisa l’idea che l’aumento delle temperature renda l’atmosfera più instabile, dato che un’aria più calda trattiene più umidità, favorendo precipitazioni più intense, mentre ondate di calore e periodi di siccità diventano più probabili. Pertanto, sarebbe fondamentale la prevenzione: servono sistemi di allerta efficaci, una corretta manutenzione del territorio e politiche serie di riduzione delle emissioni inquinanti. Bisogna continuare a studiare le cause e gli effetti del mutamento climatico in atto, perché solo così si potrà costruire un futuro più sicuro e sostenibile.

Isabella Re 2I

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