Da fine Febbraio, Trump ha iniziato una guerra aperta nei confronti dell’Iran, definita, appunto, Terza Guerra del Golfo (o Quarta, a seconda di come gli storici misurino le precedenti). Non sarebbe la prima intrapresa nei confronti dell’Iraq da parte degli USA, ma sarebbe la terza operazione in medioriente, la prima nei confronti dell’Iran, dopo quella affrontata dal 2 agosto 1990 al 28 febbraio 1991 (prima Guerra del Golfo) contro Saddam Hussein a seguito dell’invasione del Qwait e a quella combattuta dal 20 marzo 2003 al 18 dicembre 2011 per “liberare” lo Stato dall’oppressione del proprio leader Saddam.
Il conflitto sarebbe iniziato il 28 febbraio 2026 e continua senza reali segni di resa o accordi di pace. In contrasto con le altre due guerre precedenti, presenza alcune differenze importanti, oltre al luogo. La prima sostanziale è che gli USA non godono dell’appoggio pieno dei Paesi appartenenti all’ONU e nemmeno di quelli della NATO stessa; inoltre differisce molto il metodo con cui vengono affrontate, poiché vengono imposti embarghi commerciali, blocchi navali e raid massicci proprio alla luce del Sole, insieme ai moderni attacchi notturni, in cui viene usata massivamente l’IA per droni e missili. Differenti anche gli obiettivi, i quali ora sono principalmente edifici militari, politici e nucleari iraniani e puntano alla distruzione dei siti nucleari e logistici, più che alla sovranità territoriale come negli altri due conflitti armati già intrapresi.
Secondo i report, il conflitto sarebbe iniziato da un attacco preventivo coordinato tra Israele e USA (Ruggito del Leone e Operation Epic Fury) contro Theheran, a causa della non aderenza agli accordi stipulati nel 2015, secondo i quali L’Iran non avrebbe dovuto superare un tetto limite di Uranio arricchito al 3.67% per scopi di produzione energetica ed avrebbe dovuto ridurre le scorte del 98%, limitandole a 300Kg. Tuttavia, questi “cavilli” non furono mai rispettati da parte dell’Iran che, invece, produce ancora Uranio arricchito al 60% e al 20% per uso militare, con scorte rispettivamente di 400-450Kg e 180Kg, aggiungendo gli 8500Kg di Uranio arricchito al 2-5% per usi civili. Ne consegue che gli USA uscirono da questi accordi nel 2018, ricominciando con le sanzioni verso lo Stato mediorientale, riprese poi anche dei Paesi europei nel 2025.
Le operazioni, però, sono state eseguite con meticolosa cura e pianificazione da parte dalla CIA, che per mesi avrebbe monitorato movimenti, piani e abitudini dell’ormai defunto leader supremo iraniano, il sanguinario ed irremovibile Ali Khamenei. Sicuri che avrebbe partecipato ad un meeting molto monitorato, gli americani decisero l’attacco per non farselo sfuggire, uccidendolo effettivamente proprio il giorno dello scoppio del conflitto. Assieme alla sua morte, si registrano caduti tra i civili, tra cui circa 180 donne morte a seguito dell’attacco israeliano ad una scuola femminile di Minab, ed i familiari del Leader iraniano, nonché di svariati esponenti politici importanti. L’Iran rispose con missili e droni contro Israele, basi statunitensi ed infrastrutture nei Paesi del Golfo Persico; mentre anche altre bande militari e terroristiche sono entrate nel confitto a seguito degli attacchi israeliani. Hezbollah lanciando razzi dal Libano meridionale, provocando una nuova offensiva israeliana nella regione e causando 6 morti, tra i Caschi Blu dell’Onu stanziati sul confine. Gli Stati Uniti affondarono, inoltre, la fregata iraniana Dena vicino allo Sri Lanka e bombardarono l’isola petrolifera di Kharg, strategica per l’export iraniano. A fine marzo, anche gli Huthi yemeniti hanno iniziato attacchi missilistici contro Israele, ampliando ulteriormente il conflitto regionale.
A seguito della morte di Ali Khamenei nei raid israelo-statunitensi, l’Iran entrò in una fase di forte instabilità politica. Seguì alla sua morte un triumvirato guidato dal presidente Masoud Pezeshkian, che assunse il controllo dello Stato, ordinando la prosecuzione delle rappresaglie contro Stati Uniti e alleati regionali, finché, l’8 marzo, l’Assemblea degli Esperti elesse Mojtaba Khamenei, figlio di Ali Khamenei, nuova Guida Suprema dello stato iraniano, nonostante fosse stato a sua volta ferito molto gravemente negli iniziali attacchi.
Una delle conseguenze di questo conflitto è sicuramente la chiusura dello stretto di Hormuz, avvenuta il 4 marzo 2026, punto nevralgico per il passaggio di petroliere e navi mercantili provenienti dall’Iran e da altri Stati adiacenti. Ma cosa davvero ha causato la chiusura dello stretto e cosa viene guadagnato da questa manovra? C’è da premettere che il blocco non è totale, ma ci sono modi per aggirare questo divieto, quali pagamenti di ingenti tangenti al regime iraniano.
Il passaggio è stato negato da entrambe le sponde, con logiche diametralmente opposte; infatti, l‘Iran consente selettivamente il transito solo alle navi considerate “amiche”, come quelle cinesi, mentre gli Stati Uniti, dal 13 aprile, hanno avviato un vero e proprio contro-blocco navale con l’obiettivo di sigillare lo stretto alle imbarcazioni provenienti dai porti iraniani, schierando una decina di navi con un equipaggio totale di circa 15000 uoomini. Fin’ora hanno bloccato circa 45 vascelli in entrata e uscita.
A prima vista, questo blocco non avvantaggerebbe nessuno dei contendenti, ma non è sicuramente così. Dalla sua istituzione, l’Iran ha subito importanti perdite economiche, mentre gli USA ora sono stati capaci di ampliare la rete per la vendita delle proprie risorse del sottosuolo, così come la Russia che, insieme alla Cina, ha richiesto di non fermare il blocco con la forza, assicurandosi una posizione vantaggiosa per il proprio commercio di combustibili fossili, avendo circa il 20% della richiesta mondiale bloccata allo stretto di Hormuz.
Ne consegue, quindi, un notevole aumento del prezzo del greggio, che ormai ha quasi raggiunto i massimi storici di 145$ al barile del 2008, ammontando a circa 100$ al barile a Maggio 2026. Inutile sottolineare che i consumatori mondiali di idrocarburi stanno, de facto, facendo guadagnare cifre astronomiche ai produttori di petrolio, dagli Emirati, a Russia e Stati Uniti.

Samuele Gazerro 3E


















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