Il giorno 16 marzo 2026, lo scrittore Samuele Cornalba, autore di Bagai, è venuto nella nostra scuola per confrontarsi con i lettori del suo libro.
Si tratta di un giovane pandinese nato nel 2000 e Bagai è il primo romanzo che ha scritto, ma, durante l’incontro, ha anche anticipato di avere in mente altro materiale per il futuro. La sua passione per la scrittura è nata, come spesso accade, durante la giovinezza e si è sviluppata nel tempo. Il suo esordio è avvenuto grazie ad una serie di eventi che lo hanno portato a dover scrivere un romanzo per un corso di scrittura a cui ha partecipato appena dopo il diploma. Ha ammesso di non essersi sentito pronto a scrivere un romanzo; infatti, credeva, idealizzando, che gli scrittori di romanzi avessero più esperienza, che fossero “anziani saggi”, mentre lui era solo un ragazzo poco più che ventenne (ancora ignaro della Storia della Letteratura e delle biografie di molti autori che hanno avuto un percorso simile al suo durante i millenni e le civiltà).
La sua passione per la scrittura, però, non venne “vista di buon occhio” dalla madre, che cercava di riportarlo “a terra” per convincerlo a cambiare strada. Tuttavia, dopo il suo esordio, oltre alla dedica in fondo al libro (“Questo esordio è per mia madre: te l’avevo detto”), finalmente gli riconobbe questa passione, diventata anche un lavoro vero e proprio, ma sempre coi suoi difetti.
Un vero emero a riguardo è il guadagno che uno scrittore effettivamente ha su ogni copia dei suoi libri. Samuele dice di guadagnare circa il 7% del prezzo totale di una copia, altrimenti la casa editrice andrebbe in perdita, a cui vanno applicate le tassazioni sul guadagno ottenuto.
L’idea di Bagai nasce, appunto, come assegnazione finale del corso di scrittura a cui partecipò nel 2020, prima della pandemia, e la cui stesura è terminata quattro anni dopo, nel 2024, quando venne pubblicato dall’importante casa editrice Einaudi. Il testo tratta dell’indifferenza di un ragazzo, Elia, che si ritrova ad affrontare attivamente la vita grazie alle persone che lo circondano: dal migliore amico Andrea, un balbuziente attivista convinto, fino a Camilla, la ragazza di cui Elia s’innamora, che lo trascina nel mondo reale al di fuori della sua cronica stasi. L’autore afferma di aver estrapolato dalla propria esperienza personale il tema dell’indifferenza che coglie il protagonista, poiché, proprio negli anni delle Superiori, si sentiva nello stesso modo del protagonista del suo libro: completamente indifferente alla realtà che lo circonda. Oltre che ad essere in parte doloroso, questo modus vivendi ferma qualunque esperienza positiva dall’accadere, poiché si tendono ad evitare i cambiamenti nella propria vita, anche quelli più naturali. A combattere l’indifferenza di Elia ci sono Andrea e Camilla. Il primo prova ad interessarlo alla politica, “tirandolo dentro” nelle elezioni dei Rappresentanti di Istituto. La seconda lo fa effettivamente “muovere”, lo fa agire e decidere da sé. Samuele afferma che Camilla è un po’ la ragazza che avrebbe voluto incontrare negli anni delle Superiori e di cui, a sua volta, si sarebbe innamorato come il protagonista del suo romanzo.
Un altro “pezzo” della propria esperienza è lo Spazio del racconto: Pandino, un paesello di provincia, piccolo, privo di stimoli, “smussato”, con pochi abitanti e altrettanti pochi giovani. Non sceglie una grande città per una grande storia, ma un luogo conosciuto e di cui può parlare come se fosse casa, perché lo è. Può parlare dei difetti di Pandino e dei suoi pregi, perché li conosce bene. Notoriamente, è sempre meglio scrivere di ciò che si sa, piuttosto che “blaterare” astrattamente di ciò che non si conosce, come fanno molti politici ed altrettanti scrittori di consumo.
Durante l’incontro è stata presa in analisi anche la simbologia della fotografia, un’arte molto amata dal padre di Elia, forse troppo, perché tenderebbe ad uniformare il figlio ad un’idea, ad una fotografia che si era fatto in passato di lui, ma che ormai è obsoleta.
Samuele Gazerro 3E


















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