“Iseult”, tradotto come “Isotta”, in gaelico significa “Bellezza”: così Marino Bottini ci introduce all’analisi del suo nuovo romanzo, che racconta la ricerca, tra passato e presente, appunto, della bellezza, a partire da alcuni misteri letterari del Romanticismo inglese dell’Ottocento.
Tale ricerca consiste, infatti, nell’individuazione dell’identità di Lucy, una delle muse ispiratrici del poeta inglese Wordsworth nei 5 “Lucy Poems”, scritti alla fine del ‘700 e mai del tutto spiegati dal loro autore. Ad indagarla saranno due studentesse dell’università di Carlisle, che intraprenderanno un viaggio attraverso tempo e spazio per redigere una storia dietro a questo famoso Senhal.
Un tratto distintivo del romanzo è la minuziosa e avvincente descrizione dei paesaggi inglesi, in particolare della regione dei laghi, che permettono al lettore una completa immersione nello scenario immaginifico e poetico ottocentesco. Mutatis mutandis, è avvenuto qualcosa di non dissimile anche durante la recente presentazione in sala Tramogge, che ha visto la comparsa di alcuni figuranti a rappresentanza dei personaggi inglesi di fine ‘700 citati nel romanzo, per creare un’atmosfera più suggestiva.
Tra una sessione di domande e l’altra, le figure personificanti William e Doroty Wordsworth proponevano delle letture interpretative di alcuni passaggi significativi del romanzo, in modo da alternare la reale presentazione con degli spaccati del mondo anglosassone tra ‘700 e ‘800. Questa tecnica di variabilità narrativa, applicata nella conferenza, viene ampiamente sfruttata anche nel libro di Bottini per la creazione di due differenti livelli di narrazione: il principale prevede la cronaca della ricerca su Lucy ambientata negli anni ’90, mentre il secondo livello presenta la “biografia” dello scrittore Wordsworth con i relativi eventi e figure che ne caratterizzarono la vita.
Ecco la prima grande opinione controversa introdotta dall’autore, che riguarda l’inesistenza del genere letterario della biografia: “Iseult è la storia di un poeta: non la sua biografia. La vita raccontata è sempre un romanzo: non è quella vera e neppure una contraffazione”. Esattamente su questo concetto si basa lo scritto: le due ragazze alla ricerca dell’identità di Lucy non troveranno che impressioni, versioni e frammenti di una vita scolorita dal vento del tempo, perché una reale biografia non esiste.
Bottini ha successivamente introdotto, seppur celatamente, ad una distinzione tra linguaggio d’uso, o d’editoria, e linguaggio letterario che, oggi più che mai, si rischia di perdere. La vexata quaestio è stata motivata tramite diversi spunti, come quello oggettivo dell’inesistenza dei sinonimi, secondo cui non esistono due parole con un significato davvero identico, ma con sfumature che differiscono; oppure si è dibattutto sull’impossibilità di classificare un libro nei generi letterari da “bibliotecario” volti al solo ordine in libreria. In merito, si potrebbe, semmai, proporre una classificazione basata su un ibrido di più generi letterari, almeno a partire dalla letteratura sperimentale del Secondo Novecento, da quando cioè gli autori, per voler apparire più colti o meno banali, hanno iniziato a produrre soprattutto dei Romanzi-Saggio, o Romanzi Aperti, o Metaromanzi. Ad esempio, Iseult potrebbe essere certamente catalogato come un Romanzo Storico (e di ben due epoche diverse), ma con tratti da giallo, da saggio o da indagine psicologica.
Durante l’intero convegno, lo scrittore non ha mancato di invitare il pubblico a non “sprecare le parole”, soprattutto in un’era come la nostra, in cui la comunicazione è rapida e la dimenticanza del vero significato lo è altrettanto. Proprio per rafforzare questa tesi, il lettore non troverà un uso improprio dei termini nelle parti di Iseult ambientate nell’Ottocento, in quanto il libro ha subito un lavoro di “saggiatura” (per citare “Il Saggiatore” di Galilei, in cui il lessico è misurato alla perfezione) che permette uno stile moderatamente elevato, ma che non lascia spazio ad interpretazioni fantasiose.
“La vita di un poeta si confonde con la poesia, ma è una lotta impari: alla fine vince sempre la poesia.”
Giacomo Bolletta 4C


















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