Tutte le rappresentazioni dell’amore vero e della ricerca del partner giusto cambiano, ovviamente, da persona a persona e da esperienza a esperienza. Come afferma Montaigne negli Essais, è possibile conoscere se stessi attraverso le esperienze altrui, soprattutto quelle dei grandi Autori, poiché, solo tramite questa consapevolezza interiore, l’Uomo può orientare davvero la ricerca del partner adatto a sé.
Da sempre l’umanità indaga sul valore dell’amore e della ricerca che avvengono esteriormente ed interiormente all’animo, nella letteratura, nel teatro e nella musica.
Queste arti hanno raccontato e raccontano ancora questo percorso, descrivendo ciò che avviene all’esterno e ciò che si muove nella profondità dell’animo umano. Molte opere aiutano a comprendere meglio se stessi: da un lato ci si riconosce nelle emozioni dei personaggi, dall’altro si raccolgono nuovi punti di vista per pensare.
Un primo esempio è La locandiera di Goldoni, commedia famosissima della prima metà del Settecento. In questa rappresentazione teatrale l’amore nasce come un inganno, quando il Cavaliere, che non vuole innamorarsi, finisce invece catturato da Mirandolina. Lei si diverte a farsi desiderare: non c’è alcuna volontà autentica d’amore, ma solo compiacimento personale. Lui, invece, travolge le sue convinzioni sentendosi unico grazie alle attenzioni della ragazza. Questo tipo di innamoramento “abboccato” rappresenta bene una delle prime fasi della ricerca di un partner: quella in cui si confonde ciò che si vorrebbe trovare con ciò che si sta realmente vivendo.
Un corteggiamento più delicato si trova nella Recherche di Marcel Proust. Il protagonista osserva da lontano Albertine passeggiare al Louvre o lungo la Senna. Prima ancora di parlarle, la idealizza. È un amore giovane, nato a distanza, fatto più di immaginazione che di realtà. Questa fase di esaltazione è tipica dell’amore giovanile e, per quanto sia inevitabile, è proprio ciò che apre alla vera conoscenza dell’altro.
L’esaltazione esagerata è portata all’estremo nella poesia barocca, come in La donna che si pettina o Rete d’oro in testa della sua donna di Marino. Il poeta diventa un illusionista che trasforma ogni difetto in un pregio: una treccia spettinata diventa “rete d’oro”, un gesto quotidiano diventa meraviglia scenografica di iperboli, ossimori, metafore violente. Ogni dettaglio diventa oggetto di adorazione, anche le imperfezioni più piccole, come i nodi o i pidocchi tra i capelli, che diventano scogli nel mare “procelloso”, portatore di naufragi sentimentali inevitabili. Tuttavia questo stile, ricchissimo di descrizioni esagerate, sembra voler mostrare tutto e troppo, sacrificando talvolta la sostanza alla spettacolarità. Questa ricerca eccessiva dell’originalità, quindi, finisce per svuotare il contenuto, contrastando l’idea medievale di Bernardo di Chartres secondo cui “siamo nani sulle spalle di giganti”: l’innovazione va bene, ma la vera autenticità nasce dal riprendere concetti, citazioni e lezioni degli autori del passato, valorizzandoli e reinventandoli. Anche nell’amore, come nell’arte, l’eccesso non basta, senza una base autentica.
In tutte queste opere, dopo le illusioni e l’idealizzazione, arriva il momento della realtà: quello in cui si scopre chi è davvero il partner. Nella società contemporanea questo passaggio è particolarmente difficile e spesso porta a instabilità e rottura.
Viviamo in un’epoca segnata dalla rapidità: le comunicazioni sono immediate, le relazioni si accendono in fretta e, con la stessa velocità, si consumano. L’idea stessa di legame è diventata più fragile, perché la società richiede costantemente nuove versioni di noi stessi, in uno sfavillio di pretenziose pretese. L’individuo cambia continuamente: cambia ciò che desidera, cambia come si vede, cambia cosa si aspetta dall’altro.
In questo contesto, anche l’amore diventa qualcosa che deve adattarsi alla velocità del mondo: si cerca un partner che combaci con bisogni che, però, sono instabili. A volte ci si rifugia in un autocompiacimento che sostituisce il vero incontro con l’altro. È più semplice idealizzare se stessi, piuttosto che affrontare la vulnerabilità di una relazione autentica.
Inoltre, la quantità di possibilità offerte dai social e dalla comunicazione digitale crea un’illusione di scelta infinita: si pensa sempre che ci sia “qualcosa di meglio” e questo effetto impedisce di restare, di capire, di costruire. Il risultato è un amore frammentato, spesso superficiale, dove l’istante vale più della durata.
Eppure, proprio questa fragilità può essere un punto di partenza. L’amore attuale è costretto a fare i conti con l’identità fluida delle persone e con la complessità del presente; pertanto richiede una consapevolezza ancora più profonda e matura. È un amore che deve imparare a rallentare, in un mondo che, però, corre.
Una delle forme più affascinanti di questa realizzazione si trova nel Cavaliere Inesistente di Italo Calvino. All’inizio la storia d’amore tra Bradamante e Agilulfo è un’idealizzazione totale. Lei vede un cavaliere impeccabile, sempre perfetto, dedito al dovere e che si muove come una macchina programmata per rispettare ogni regola cavalleresca. Proprio perché non sa ancora che Agilulfo non esiste davvero, che è solo una corazza animata dalla forza del dovere, Bradamante può permettersi di trasformarlo nel suo ideale assoluto di partner: qualcuno che non cede, non vacilla, non tradisce mai le aspettative. Inizialmente, quindi è un amore costruito più sull’immaginazione che sulla realtà.
La parte davvero interessante arriva quando si scopre che la guerriera è la narratrice del romanzo. Questa rivelazione la mette in una posizione unica: non solo vive la storia, ma la racconta. Grazie a questo doppio ruolo si capisce che l’amore non esiste solo perché lo si prova, ma perché gli si dà una forma, un significato, una narrazione.
Quando poi Agilulfo scompare, si dissolve, smette letteralmente di essere, Bradamante narratrice continua ad amarlo e qui il romanzo esplode di senso. Perché, nonostante lui non ci sia più, lei riesce comunque a dare un significato alla sua vita e lo fa tramite l’amore e la letteratura. È lei che gli impedisce di sparire, è lei che lo salva trasformandolo in racconto.
È la realizzazione definitiva del partner: non trovare qualcuno “perfetto”, che forse non esisterà mai, ma dare significato alla persona amata attraverso il proprio modo di amarla.
Grazie a questi esempi, si può pensare, quindi, che in questa ricerca e nell’amore stesso sono presenti regole, proporzioni e relazioni logiche. Non ci si può affidare completamente al caso, ma nemmeno comportarsi come animali selvaggi che si fanno spronare solo dall’attrazione sensoriale. È un procedimento ragionato, pensato, anche se non ce ne si accorge: non si può pretendere un amore “da fiaba”, ma ognuno si innamora veramente di un suo complementare e, dunque, si affida ad una persona che migliori la sua vita, così come lui stesso deve migliorare la vita dell’altro.
Giulia Ghiglioni 4C


















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