La speranza
Se si cercasse la parola in un dizionario, si troverebbero vari significati: attesa fiduciosa di un evento gradito o favorevole, aspettativa, aspirazione, sogno… una persona…
Ma se, invece, si dicesse che, in realtà, la speranza è qualcosa di molto soggettivo?
La si potrebbe ritenere una forza, che nasce da dentro e che diventa il carburante della vita. Ma da dove proviene questa forza?
Forse comincia a lasciare un seme nel cuore quando si riceve una dolce carezza dalla mamma. Quando si vede un caro amico in lontananza che saluta sorridendo. Alla vista di bambini allegri che giocano al parco. All’ascolto di ragazze che cantano una canzone d’amore a squarciagola.

La speranza mette radici quando, dopo una brutta lite, si fa pace ed il legame spezzato o compromesso si rafforza invece di svanire. Quando un compagno presta una penna a qualcuno che ha dimenticato l’astuccio a casa. Quando si sa di avere qualcuno con cui poter condividere sia i successi sia gli insuccessi. Quando si fanno attività di volontariato.

La speranza germoglia quando si donano dei soldi a un senzatetto, che quel giorno potrà mangiare e, per questo, ci ringrazia. Quando, dopo un bel pianto, una persona ci asciuga le lacrime guardandoci negli occhi, sorridendo, e spronandoci a capire che andrà tutto bene. Quando, dopo aver preso un brutto voto, si studia talmente tanto da riuscire a prenderne uno migliore. Quando si capisce che i pensieri plasmano il modo in cui si vive la propria realtà.

La speranza cresce quando si diventa consapevoli di non essere soli nella vita e si trovano delle braccia in cui cadere quando non si riesce più a reggersi in piedi. Quando, dopo aver provato un dolore tanto grande, si prova comunque ad andare avanti e in quel momento si comprende di essere più forte di quanto si fosse pensato prima. Quando si organizza un progetto che va a buon fine. Quando si cerca un senso, uno scopo, un obiettivo e un significato alla propria vita.

Ma la speranza non è solo questo. Sono tutte le esperienze che facciamo, che ci aiutano a costruire un’identità ed a scoprire chi vogliamo essere. La speranza sono tutte le persone che incontriamo e tutti gli insegnamenti che ci vengono affidati e che potremo tramandare ai più piccoli e bisognosi. La speranza sono tutti quei “momenti no” che superiamo e che ci insegnano che valiamo più di quel brutto ricordo, di quel brutto voto, di quella giornata andata storta, o di un giudizio feroce come un taglio di spada.
Per chi crede, la speranza è in Dio e nella comunità di fedeli, laddove cresce e non smette mai di crescere. Quando non la si percepisce, continua ad operare in silenzio, perché quella fiamma può essere, a tratti, intensa o più debole, ma c’è. E, anche quando un vento brusco la spegne per un attimo, le ceneri restano lì, pronte ad essere riavviate.

Negli ultimi tempi, tra i giovani si è potuto notare un importante calo di speranza. Una ricerca condotta dall’Ipsos per l’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica ha fornito un dato preoccupante: più della metà dei giovani italiani ha un livello molto basso di speranza nel futuro e questa condizione impatta sui livelli di benessere e sulla qualità della vita. Tuttavia, questa crisi di sfiducia nei giovani non è un tratto solo italiano.
Una ricerca, il Global Flourishing Study, ha elaborato i dati raccolti per cinque anni su oltre 200 mila persone in 22 Paesi ed ha notato un cambiamento radicale nell’evoluzione del benessere, o della prosperità, tenendo conto di vari aspetti della vita di una persona, quali la felicità, la soddisfazione, la salute fisica e mentale, il senso della vita, la stabilità materiale e finanziaria, le relazioni sociali e la spiritualità. Un aspetto interessante della ricerca riguarda il fatto che la prosperità generale può risultare alta sia in un paese molto ricco, sia in uno più povero. Succede perché, nei contesti avanzati e consumistici, a prevalere è il punteggio del benessere materiale ed economico; mentre, dove il Pil è più basso, le persone trovano un maggior senso nella vita e costruiscono molte relazioni positive. Un altro elemento di conferma è nella fede: le persone che partecipano a funzioni religiose almeno una volta a settimana esprimono punteggi di prosperità molto alti ovunque, rispetto a chi non crede, soprattutto nelle nazioni ricche, dove la secolarizzazione ed il materialismo possono rendere difficile individuare uno significato, uno scopo, nella propria vita.
Nei giovani l’indice di prosperità è più alto tra ragazze e ragazzi con più amicizie e relazioni sociali intime. Sono la solitudine e l’isolamento a colorare di grigio la realtà. Sentirsi soli nelle difficoltà della vita, soprattutto nel periodo adolescenziale, di grandi cambiamenti, di scoperta di sé e, per molti, di crisi profonde e dolorose, porta ad avere un atteggiamento di sfiducia nel futuro. Oltre a ciò, altri fattori incidono sul malessere giovanile: l’incertezza sul futuro data dalla crisi climatica, l’instabilità economica, le crisi politiche e sociali, il sovraccarico informativo, il confronto costante, la perdita di fiducia nel cambiamento, la pressione psicologica e identitaria prodotta da alte aspettative, solitudine e isolamento, oltre a chi soffre per problemi di salute mentale.
Ma cosa succede quando un giovane perde la speranza?
Le conseguenze possono essere:
- personali (quindi psicologiche, emotive e comportamentali):
– depressione e apatia
– ansia e senso d’impotenza
– perdita di autostima
– isolamento sociale
– disimpegno
– rischi autodistruttivi
- sociali:
– disinteresse per la collettività
– crescita del cinismo e dell’indifferenza
– frammentazione sociale
- sul futuro:
– blocco del potenziale personale
– ritiro sociale
– declino culturale
Queste condizioni si possono vincere, poiché c’è una soluzione. La speranza si può riaccendere coltivando piccoli obiettivi concreti, cercando sostegno da famigliari, amici e professionisti, riscoprendo passioni o progetti collettivi ed imparando a dare senso anche alle difficoltà. In un’epoca in cui tutto va velocemente, bisogna imparare a prendersi del tempo per ascoltare i propri bisogni e quelli di chi ci sta accanto, perché in questo pianeta non siamo soli.
Stephanie Omamegbe 5A
I disegni illustrativi sono stati realizzati da De Mattia Didier, uno studente del quinto anno dell’indirizzo di Grafica e Comunicazione dell’istituto tecnico di Inveruno.


















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