Torna la mente a giardini svaniti,
dove il profumo non ha più radice.
Nel cuore restano forme spezzate,
eco di risa da tempo taciute.
La nostalgia, cortigiana crudele,
bacia le labbra con nebbia sottile.
Sorride e fugge, ma intanto m’infetta
di dolce pena che mai si dissolve.
Mi sfiora lieve con mani d’infanzia,
mi mostra il volto che più non possiedo.
Sussurra nomi che il tempo ha rubato,
poi li dissolve nel canto del nulla.
E, mentre vivo, ritorno a morire,
nella carezza di ciò che non torna.
È questo il dono che sempre mi lascia:
un vuoto pieno che chiama per nome.
Oh, vuota veste d’un sogno consunto,
ricami d’oro su stracci d’assenza.
Dimori in me come lume che trema,
luce gentile che non si spegnerà.
Emma Xheka 4C


















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