L’anno scolastico 2024-2025, che si concluderà a breve, sarà l’ultimo d’insegnamento della nostra storica professoressa Maria Cristina Turconi, insegnante di Matematica e Fisica.
Nonostante il compiacimento per questo raggiunto risultato, per la professoressa la scelta di andare in pensione è stata complicata. Le sue sensazioni ed emozioni sono rimaste a lungo, infatti, molto in contrapposizione: a volte le sembrava una fine che le avrebbe lasciato un grande vuoto, a volte capiva che sarebbe giusto chiudere anche questo suo grande capitolo di vita. In effetti, ha iniziato ad insegnare nell’ormai lontanissimo 1987 ed è entrata a far parte del nostro Liceo dal 1991: una carriera di quasi 40 anni.
In questo lungo lasso di tempo, ha accumulato esperienze e ricordi che porterà dentro di sé per sempre, in particolare quelli intercorsi con i suoi numerosi studenti. Ciò che le mancherà di più sarà, appunto, il rapporto che si instaura con i propri alunni, perché è il fattore più significativo, al di là delle materie che si insegnano. La professoressa ha sempre voluto e cercato di fissare delle buone relazioni e, anche se non sa se questo scambio emozionale sia stato reciproco quanto avrebbe voluto, le è apparso veramente importante. Incontrare alcuni studenti anche dopo tanto tempo è un grandissimo riconoscimento, perché in queste occasioni nota come i ragazzi, col passare degli anni, capiscano che la fatica viene sempre ripagata. Recentemente, una sua ex-studentessa degli anni ’88-’89, oggi medico, è tornata a salutarla, dandole un caloroso abbraccio che ha colmato di gioia l’insegnante. Lei, così normalmente composta e rigorosa, si è anche lasciata andare alla commozione, perché è stata una dimostrazione del buon lavoro svolto nel suo glorioso passato, quando la funzione docente veniva valorizzata ed apprezzata nel vero valore che ha, cioè nella spinta allo sviluppo completo delle giovani menti. Per la professoressa bisogna sempre mettere in primo piano la parte umana, mantenendo quella lavorativa o burocratica solo in controluce, perché in primis bisogna conoscere e capire i propri ragazzi, anche se con quelli caratterialmente chiusi e diffidenti non è spesso facile.
Insegnando Matematica e Fisica in tutto il quinquennio (anche se non sempre ha portato una classe dalla Prima alla Quinta), ha imparato a conoscere sempre meglio tali discipline e ne ha compreso i limiti e le potenzialità. Dato che si era laureata in Matematica, è rimasta la materia che preferisce, perché è più precisa e “quadrata” rispetto alla Fisica, ed ha un rigore che in Fisica non c’è, poiché questa deve essere più sperimentale. Tuttavia, la Fisica insegnata al Liceo è fin troppo teorica, mentre bisognerebbe dare più spazio alla parte concretizzante, di laboratorio, quella dalla quale sono emerse le speculazioni teoriche durante i secoli. Spesso, invece, per la fretta di svolgere i programmi, o perché sembra più moderno saltare certi passaggi fornendo subito le soluzioni o le formule, si tende a riassumere gli esperimenti che hanno consentito ai vari studiosi di effettuare le loro strabilianti scoperte.
La professoressa comprende il diffuso disprezzo per le due materie che insegna, perché sono obiettivamente complesse, vanno capite ed assimilate con la giusta lentezza, richiedono molti esercizi per automatizzare i processi di svolgimento e non sono adatte alle persone frettolose o zuzzurellone. Ritiene che i ragazzi debbano anche impegnarsi a studiarle con più costanza e regolarità, mentre la società attuale spinge tutti ad arrendersi alle prime difficoltà, anche a causa dei troppi impegni extrascolastici che gli studenti del passato non si prendevano, poiché sapevano meglio distinguere ciò che serve davvero alla crescita da ciò che, invece, resta futilmente passeggero.
Ci sono, infatti, tante caratteristiche che la professoressa riporterebbe a com’erano, o a come dovrebbero essere: in primis proprio lo studio. Se oggi i giovani sono molto più curiosi e “multitasking”, sono anche altrettanto distratti e poco concentrati, sia durante le lezioni, sia durante i pomeriggi. I ragazzi di tanti anni fa erano più capaci di concentrarsi ed acquisivano via via una sostanziale costanza nello studio. Oggi, al contrario, l’attenzione in classe dura pochissimo, perché si è tutti presi da svariati e spesso conflittuali pensieri. Bisognerebbe far capire a tutti che il Liceo non è una prigione o un supplizio, ma una scuola di vita, che aiuta ad affrontarla e a superarne gli inevitabili ostacoli che, prima o poi, si presentano a ciascun individuo, per quanto voglia fingere che non esistano. Si dovrebbe essere più disposti a far fatica, ad avere spirito di sacrificio e ad impegnarsi. Ultimamente lo studente normale vuole ottenere tutto senza nessuna fatica, come se bastasse “scaricarlo” dal pensiero degli altri, e vuole fare tutto in maniera più improvvisata, studiando troppe pagine il pomeriggio prima di una prova, o facendo i famosi “freestyles” in Verifica. Non bisogna, poi, vedere un’insufficienza come una punizione, ma come una conseguenza di uno studio non ben bilanciato, che va dunque perfezionato e che si può effettivamente migliorare.
Ai prossimi insegnanti, in particolare a quelli giovani, la professoressa consiglia di non rendersi “amici” degli studenti, perché bisogna mantenere un certo distacco e farsi rispettare, ma di incitare i ragazzi a dare sempre il loro massimo potenziale, che, secondo lei, ultimamente sta andando perduto, come il famoso Anello del Potere.
Il lavoro dell’insegnante è bello, perché è piacevole passare del tempo con delle giovani menti, ma porta anche una dose di tristezza vedere la mancanza di rispetto delle regole o le “malinterpretazioni” dei consigli che i professori danno. Sarebbe meglio capire che ogni lavoro viene assegnato per un motivo e lo studente non deve pensare di essere “punzecchiato” o di essere “odiato”, perché ogni stimolo dimostra invece la volontà degli insegnanti di spingere le menti avanti e non di lasciarle “ronzare” sempre all’indietro intorno a ciò che sanno già. I docenti accompagnano gli studenti per raggiungere gli obiettivi di quel determinato corso di studi, però bisogna imparare a fidarsi di loro, facendo la propria parte e rimboccandosi le maniche, senza sperare costantemente nella fortuna, o in certe ridicole possibilità di scopiazzo, che sviliscono soprattutto la dignità di chi le ricerca.
Alla prof. Turconi spiace molto interrompere i percorsi con le classi che non potrà portare fino in Quinta, ma sapeva che sarebbe purtroppo successo. Augura comunque a tutti i suoi studenti di concludere il cammino scolastico nel migliore dei modi, affinché possano raggiungere i loro obiettivi e i loro desideri più grandi nel futuro che li aspetta. Incita tutti ad affrontare gli ostacoli, a collaborare coi compagni e ad imparare ad organizzarsi: sono piccole azioni che faranno grande differenza nel futuro, perché permetteranno di affrontare il quotidiano più facilmente, sia in ambito lavorativo, sia in ambito personale.
Ci saluta così una professoressa che è stata un pilastro del nostro Liceo e che verrà sicuramente ricordata dai suoi studenti ed ex-studenti per la capacità di comprendere menti contorte come quelle giovanili, soprattutto quando sono alla presa con metodi precisi e definiti come quelli matematici e fisici.
Niccolò Arpelli e Gabriele Valentini 3C


















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