Piccole, come polvere di stelle

appoggiata sui balconi

di quest’universo guerrafondaio,

che finge soltanto di_edulcorarsi

per le spese natalizie, per delle…

feste, affamate di troppi doni

e finite fra di botti un paio.

 

Baluginanti nella fredda foschia

che illogica le notti,

stentano a fendere l’oscurità

dei danni storici e dei ricorsi:

come automobili, sfilano via

dal parcheggio dei valori corrotti

da cui non si distingue l’umanità.

 

Inerti, spenzolano al mattino

senza peso né funzioni,

come ragnatele invisibili

tessute dalle fate per disfarsi

nella volontà di fare casino

che pervade molte popolazioni

con le sue spinte inconciliabili.

 

Innescate nei tardi pomeriggi

sotto nuvole viennesi,

grevi e vanamente uniformi,

tenterebbero di pavoneggiarsi

bluastrando dei dorati verdeggi

a coprire gli scoppi malintesi

dei sentimenti rimasti inermi.

 

Ipnotiche fino alla scomparsa

dell’attesa di qualcosa

che, poi, non si verifica davvero,

perché i princìpi sono dispersi,

in costante frenetica rincorsa

di un consenso con aria viziosa

e fiato puërilmente guerriero.

 

Svanite, velocizzano i giorni

d’un rinnovato lavoro,

quasi non fossero neppure state

tutto quel tempo in sogni trascorsi

a limitare dolosi inverni

col loro intermittente decoro

sulle notizie poco ascoltate.

prof. Simon Carù

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