Riacquisita la coscienza dopo lo svenimento alla fine del Canto precedente, Dante si trova nel Terzo Cerchio infernale, testimone di una scena desolante: una violenta pioggia di “acqua tinta”, ovvero neve sporca e grandine, che si abbatte sui peccatori, producendo una melma fetida. Gli spiriti giacciono in questo fango nauseabondo, un contrasto evidente rispetto ai cibi squisiti dei quali abusarono in vita, illustrando così la legge del contrappasso. La loro sofferenza è amplificata dall’azione di Cerbero, un mostro terribile che, con il suo fragoroso abbaiare, li tormenta, graffiandoli e lacerandoli come se fossero ingredienti da preparare per un pasto. Questa orrida creatura, con le sue mani umane e la testa bestiale, emette latrati dalle tre gole canine, attaccando gli spiriti, che rispondono con urli simili a quelli di cani.
Facendo fronte a questa situazione, Virgilio agisce con prontezza: afferra una manciata del fango putrido e lo lancia nelle bocche voraci di Cerbero, proprio come aveva fatto la Sibilla Cumana nella catabasis dell’Eneide con la focaccia affatturata che si era portata dietro fin dal principio del viaggio ultraterreno.
Il mostro, quindi, si tranquillizza temporaneamente, consentendo ai due viaggiatori di proseguire il loro percorso attraverso le pene dell’Inferno.
I poeti avanzano calpestando le ombre evanescenti, che giacciono distese al suolo. Una di queste, tuttavia, si distingue dalle altre: al passaggio di Dante, si erge in posizione seduta ed interpella il poeta, chiedendogli sfrontatamente di riconoscerlo. Di fronte alla risposta negativa di Dante, l’ombra si identifica come quella di un fiorentino di nome Ciacco, sulla cui reale identità il dibattito rimarrà per sempre aperto.
Dante gli rivolge tre questioni fondamentali: desidera sapere quale sarà l’esito delle discordie civili che affliggono Firenze, se esistono ancora cittadini virtuosi nella città e quali siano le radici di tali conflitti. Tramite una delle tante profezie post eventum, Ciacco predice gli eventi che scuoteranno Firenze oltre il 1300, descrivendo una lotta tra due fazioni che culminerà in un violento conflitto. Parla del trionfo breve dei Bianchi e della successiva oppressione dei Neri. Rivela che solo due misteriosissimi giusti rimangono inascoltati in città ed identifica tre vizi (invidia, superbia e avarizia) come cause della discordia.
Infine il Poeta gli chiede della sorte di alcuni fiorentini illustri e Ciacco risponde che queste anime si trovano tra i peccatori più tremendi, nella parte successiva del Basso Inferno e, prima di congedarsi, prega Dante di ricordarlo agli uomini del mondo dei vivi, come in effetti succederà davvero tramite la lettura eternizzante dei versi di questo passo così famoso.
Virgilio spiega a Dante che l’anima di Ciacco resterà inerte fino al Giudizio Universale, quando tutte le anime si riuniranno ai loro corpi per ricevere la sentenza finale. Dante chiede se le pene dei dannati si aggraveranno dopo il Giudizio e Virgilio risponde che, secondo la dottrina aristotelica, le sofferenze aumenteranno con la reintegrazione dei corpi, poiché la percezione del dolore è proporzionale alla perfezione dell’essere.
Proseguendo il percorso, i due viaggiatori giungono al passaggio che porta al Quarto Cerchio, sorvegliato da Pluto, il formidabile guardiano simbolo di avidità.
Andrea Botti 3C


















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