Martedì 6 febbraio 2024, nella giornata dedicata alla sicurezza in rete, al bullismo e al cyberbullismo, le classi terze del nostro istituto hanno partecipato all’incontro, tenutosi alla sala Tramogge di Busto Arsizio, con l’autore del libro “Ero un bullo”, Andrea Franzoso che, dopo una breve presentazione della sua vita raccontata dalla moderatrice, si è reso disponibile a rispondere alle domande degli studenti e di alcuni professori.

Bisogna specificare che, come ha detto la preside del Liceo Arturo Tosi, nel bullismo sono coinvolti il bullo, la vittima e gli spettatori, un po’ come in questo caso, perché Franzoso era stato una vittima di bullismo.

Ecco alcune domande che sono emerse durante l’incontro:

Com’è riuscito ad entrare in sintonia con Daniel, tanto da farsi raccontare la storia della sua vita?

L’autore del libro ci racconta che Daniel, insieme a lui, non si è mai sentito giudicato, perché gli dava fiducia e rispetto. Se c’erano alcune parti della storia che non voleva fossero inserite nel libro, lui ne rispettava la decisione. Un altro motivo è che Daniel si sentiva capito perché aveva di fronte uno sbirro e questo aspetto istituzionale ha reso facile la comunicazione.

Com’è venuto a conoscenza della storia di Daniel?

Franzoso dice di averla letta attraverso un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, che trattava di un ex carcerato laureato. La sua storia l’aveva colpito ed ha pensato che avrebbe fatto un buon libro; dunque non si è lasciato scappare l’opportunità.

Cosa ne pensa del sistema carcerario italiano?

Il suo pensiero è che il carcere minorile è giustamente munito di strutture funzionali alla rieducazione dei ragazzi, come educatori psicologici e così via, ma le carceri per gli adulti non sono conformi alla Costituzione. Dice poi, infatti, che un’idea molto diffusa è che il carcere debba essere un luogo di punizione, ma è sbagliata, perché dovrebbe essere un luogo di rieducazione.

Perché l’Italia è “indietro” rispetto ad altri paesi europei?

Anche tramite dati statistici, Franzoso dimostra che l’Italia è l’ultimo Paese in Europa per lettori, il cui numero è in continuo calo. In 1 anno leggono, infatti, solo 41/100 italiani e, su 100 libri pubblicati, solo 6 superano le 100’000 copie. In Italia c’è, dunque, una povertà lessicale molto forte, causata dalla sub-cultura populista; ma il problema è che le parole sono idee e che, quindi, per avere una società forte bisogna leggere. “La lingua plasma il modo in cui pensare”

Il padre è stato assente anche alla laurea, oppure è stata una scelta quella di non citarlo?

Purtroppo il padre di Daniel è stato veramente assente nella sua vita: è stato un padre svalutante, violento, un padre prigioniero della sua rabbia, un padre che cercava di realizzarsi tramite il figlio.

Franzoso spiega che, alla domanda che pose un giorno a Daniel, riguardante quale fosse la prigione peggiore in cui era stato, lui avesse risposto: “il carcere peggiore in cui sono stato è l’ignoranza”. L’educazione l’ha salvato.

Come si fanno a gestire le aspettative e a capire su che cosa focalizzarsi?

Franzoso risponde che c’è bisogno di essere persone libere ed autonome: bisogna saper comunicare ciò che si vuole e bisogna comprendere bene i propri desideri.

Un esempio pratico nella sua vita è successo quando giocava a calcio da ragazzo, ma non gli piaceva e un giorno lo comunicò in modo deciso a suo padre. Fu un bene, perché intraprese una nuova attività sportiva che lo appassionava ed in cui era più bravo: l’equitazione.

Quindi, alla fine, il messaggio è seguite se stessi, capire chi si è e non avere paura di sbagliare, perché è “meglio avere 100 errori che 1 rimpianto”

Citazione importante di Daniel: “i libri mi hanno salvato”

Collegandosi alla filosofia di Socrate, come si fa ad essere consapevoli della propria ignoranza?

L’autore non si pone domande: siamo tutti ignoranti. Infatti, lui stesso dice che scrive, ma che in realtà non si reputa uno scrittore e che l’ignoranza sta anche nel giudicare persone come Daniel senza ascoltarne la storia.

Quando si toglie la maschera ad un bullo conoscendo le sue vicissitudini, si scopre in realtà una persona fragile, insicura, spaventata e con una bassa autostima.

Quindi è importante essere curiosi.

Attraverso la lettura del libro sembra quasi mancare il respiro al lettore, come mai?

“Il libro è mio figlio ed io sono così”

Il libro rispecchia i modi di fare di colui che l’ha creato. Infatti Franzoso parla molto velocemente, lo si è potuto notare anche durante l’incontro, ed in montagna, quando cammina, non si ferma. Insomma, non conosce pause. Ciò spiega la costante tensione in cui si trova il lettore.

Persone come Daniel possono essere reintrodotte nella società?

Gli ex criminali possono essere reintrodotti nella società, ma bisogna dar loro fiducia e cercare di essere accoglienti, senza mostrare continui pregiudizi. Alla fine, però, un ex criminale si porta dietro quello che era comunque.

La musica modella i giovani, o è la società a modellare la musica?

Per lui è sicuramente la società ad avere un effetto deleterio sui giovani; infatti dice che in Italia c’è il bisogno di ripristinare dei forti valori. Quindi non sono per forza le famose canzoni trap a formare i delinquenti di oggi. Aggiunge anche che l’educazione è fondamentale per rafforzare la società in cui viviamo e soprattutto lo studio di materie umanistiche, come la letteratura e le poesie.

Ha mai avuto paura di fare domande troppo private a Daniel sulla sua vita?

Contrariamente alle aspettative, l’autore in realtà non gli ha mai fatto domande troppo private, come forma di rispetto per Daniel.

Daniel ha aiutato qualche suo amico?

A questa domanda l’autore risponde citando un suo amico che si era laureato come Daniel, ma alla fine è stato arrestato per aver venduto droga, ritornando così nelle vecchie abitudini e in uno stile di vita sbagliato.

Questo bisogno di arricchirsi sempre di più, restando però sempre insoddisfatti, e di mostrare agli altri la propria ricchezza simboleggia la bassa autostima che è comune in tutti i criminali.

Un ragazzo come Daniel può elevarsi da un punto di vista culturale?

Franzoso qui vuole riportare la dura realtà e dice che non è possibile, perché non si può recuperare ciò che si ha perduto, dato che c’è un’età per ogni cosa e ciò che non si fa da adolescenti, età in cui uno può prendersi cura di se stesso e formare il proprio futuro, non si può recuperare.

Citazione di Daniel riportata da Franzoso: “cosa non ho fatto da adolescente non lo recupererò mai più”

La scuola, infatti, mette tutti sullo stesso livello, anche se c’è chi parte più o meno avvantaggiato, e consente a tutti di avere le stesse opportunità: sta a noi decidere se coglierle.

Perché uno deve impegnarsi a studiare se non crede nell’educazione? E come fa la società ad aiutare in questo settore?

Per l’autore la società distrugge, ci dona desideri “infiniti”, crea un individualismo narcisistico che diffonde come una malattia la solitudine che, di conseguenza, genera tristezza.

“la felicità non è individuale: si è felici con gli altri”

“Ragazzi, non sprecate il vostro tempo, non sprecate la vostra vita”

“sento di volervi bene, e ve lo dico davvero col cuore”

Come può un giovane come noi emergere e cambiare la cultura dei pregiudizi?

Bisogna avere speranza e coraggio nel portare le proprie idee.

“buttati! Vivi la vita!”

Daniel dà la colpa al quartiere in cui è cresciuto?

Daniel non dà la colpa all’ambiente in cui è cresciuto; in effetti, se fosse il contrario, non si spiegherebbe come mai la sorella non ha commesso i reati che ha commesso lui.

“i traumi non giustificano le cattive azioni”

Il modo in cui si reagisce dipende da quello che si è: così Franzoso richiama la responsabilità individuale della persona.

Un esempio che cita è come l’amico di Daniel, Maxim, fece togliere una scena in cui, a parer suo, “sembrava debole”. Questo è un tipo di mentalità sbagliata e che c’è tutt’ora, per cui l’uomo predomina, è “forte” e l’emotività è attribuita solo alle donne.

Andrea Franzoso conclude il discorso dicendo “Quindi ragazzi, liberi!”

La preside, seguita dagli applausi e dal momento firma copie, incorona la conferenza dicendo agli alunni spettatori di puntare su se stessi, perché ognuno ha una stella da raggiungere e nulla può fermare questa eventualità, tranne che se stessi.

Stephanie Omamegbe 3A

 

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