Il canto XXIV del Purgatorio si apre lungo la Sesta Cornice del monte, dove espiano la loro colpa i golosi in un’atmosfera profondamente malinconica, perché le anime appaiono smagrite, consunte dalla fame e dalla sete, ridotte ad ombre scheletriche. Dante insiste molto su questo aspetto fisico, descrivendo i volti scavati e gli occhi infossati, per riuscire a rendere immediatamente evidente il contrappasso: in vita queste persone si lasciarono dominare dall’eccesso, del cibo e dei piaceri materiali, mentre ora soffrono un desiderio incessante, che potrà essere soddisfatto solo con la visione di Dio, dopo la fine del processo di purificazione.

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