Essere imperatori di Roma era un compito tutt’altro che facile, con centinaia di aspiranti usurpatori pronti a spodestarti, con un senato poco propenso a trattare, con un impero immenso da difendere e ribellioni che scoppiavano periodicamente. Era necessario che governasse un uomo forte, carismatico, coraggioso, che sapesse accattivarsi il favore del popolo con trascinanti orazioni, che sapesse farsi temere e rispettare.
Il giovane Tiberio Claudio Druso, però, non possedeva nessuna di queste qualità. Figlio di Druso Maggiore e Antonia Minore, non sembrava molto promettente. Era di salute cagionevole, era zoppo e, dunque, incapace di intraprendere una carriera militare, era balbuziente e tutte queste caratteristiche spinsero i suoi familiari a considerarlo come un ritardato. Fu tenuto lontano dalla vita politica per molto tempo, mentre tutti i riflettori erano puntati sul fratello e su suo padre, il quale si distinse nella campagna in Germania, che gli valse l’appellativo di “Germanico”, soprannome mantenuto poi anche dagli altri membri della famiglia. Anche il fratello di Claudio, Germanico Giulio Cesare, si distinse per i suoi successi militari, tanto che ci si aspettava che succedesse al trono dopo lo zio Tiberio, il quale aveva un carattere più chiuso ed era perciò meno popolare. Tali speranze furono deluse quando Germanico morì avvelenato ad Antiochia nel 19 d.C., probabilmente per mano della moglie, che sperava in una conseguente rivolta del popolo romano, permettendo ai figli di spodestare Tiberio (Germanico aveva avuto l’opportunità di spodestare lo zio con l’appoggio dell’esercito, ma si era rifiutato).
Nel 26 d.C., l’imperatore Tiberio, disgustato dagli intrighi politici, si ritirò nella sua villa a Capri, lasciando di fatto Roma nelle mani dell’ambizioso prefetto del pretorio Lucio Elio Seiano. Ottenuto il potere e pianificando di spodestare Tiberio, Seiano iniziò ad eliminare tutti i possibili candidati al trono imperiale, distruggendo quasi completamente la famiglia di Germanico, ma risparmiando Claudio che, probabilmente, non riteneva una minaccia per la propria ascesa al trono, rispetto ai suoi più promettenti parenti. Purtroppo per lui, Tiberio aveva capito le sue intenzioni e nel 31 d.C. lo fece arrestare e giustiziare. Mentre tutto ciò accadeva, Claudio continuava a mantenere un ruolo secondario, poiché i suoi familiari, tra cui lo stesso Tiberio, gli impedivano di svolgere ruoli politici importanti, nel timore che la sua “stupidità” divenisse motivo di imbarazzo per la famiglia imperiale.
Con la morte di Tiberio nel 37 d.C., ascese al trono imperiale il giovane Gaio Giulio Cesare Germanico, soprannominato Caligola, l’ultimo figlio maschio di Germanico, sopravvissuto al regno di terrore di Seiano e nel quale il popolo di Roma riponeva molte speranze, in quanto figlio del noto generale. Per sette mesi il nuovo principe soddisfò le aspettative, assolvendo le vittime delle persecuzioni avvenute sotto Tiberio, facendo grandi elargizioni di denaro e rendendo console lo zio Claudio.
Finalmente, dopo anni di vita passata nell’ombra, Claudio entrò nella vita politica dell’Impero. Tutto sembrava andare bene, ma non era destinato a durare. Dopo i primi sette mesi, Caligola si ammalò e, quando si riprese, non fu più lo stesso, perché divenne paranoico, narcisista, crudele e tirannico. Iniziò a considerarsi un dio e cercò di trasformare l’impero in una monarchia assoluta simile a quelle orientali, tanto che scherniva addirittura i senatori e si divertiva ad uccidere. Molti storici ritengono che soffrisse di qualche malattia mentale degenerativa. Arrivò a condurre un’inconcludente guerra contro Nettuno, il dio del mare (il quale, ovviamente, continuò nella sua saggezza a rifiutare di rispondere alle provocazioni). Oltre a questo “buco nell’acqua”, Caligola iniziò a maltrattare suo zio Claudio, compiendo veri e propri atti di bullismo e arrivando ad imporre una legge che prevedeva che Claudio fosse l’ultimo a poter esprimere la propria opinione in senato.
Molte altre persone, tuttavia, erano stufe delle assurdità dell’imperatore e nel 41 d.C. Caligola fu assassinato, con le canoniche 30 pugnalate, da una congiura di senatori. Quando la guardia germanica di Caligola seppe dell’attentato, partì una rappresaglia (ai teutoni interessava di più il fatto che il loro datore di lavoro fosse morto, ma non importava ciò che aveva fatto da vivo) ed un soldato di nome Grato trovò Claudio nascosto dietro una tenda per sfuggire alla carneficina. I soldati decisero di far diventare proprio lui il nuovo imperatore e lo scortarono ai castra praetoria. In senato alcuni, saputo della morte di Caligola, suggerirono di restaurare la repubblica, ma tutte le forze armate a Roma e il popolo volevano come imperatore il fratello di Germanico, costringendo de facto il senato ad accettare il nuovo princeps. In un ironico colpo di scena Claudio, quello ritenuto così ottuso da non poter entrare in politica, quello sempre relegato nell’ombra dai familiari più promettenti, quello che veniva sempre preso in giro da tutti, era ora l’unico sopravvissuto della famiglia di Germanico, distrutta da congiure che lo avevano ignorato proprio perché ritenuto incapace. Claudio non era più “il fratello di Germanico”, ma “l’imperatore Claudio”. L’infermità che tutti gli attribuivano fu la chiave della sua ascesa.
Nonostante il nuovo imperatore non avesse alcuna esperienza politica a causa dell’ostracismo dei suoi familiari, si rivelò un abile politico e un buon amministratore. Iniziò a rendere l’organizzazione dell’impero più centralizzata, dividendo l’amministrazione in diversi settori (oggi paragonabili a dei ministeri) e affidandoli a dei segretari. L’aspetto più innovativo di questa politica fu che non scelse i segretari tra l’aristocrazia, ma tra liberti (schiavi liberati dai propri padroni) selezionati per merito. Inoltre, iniziò ad aprire la carica di senatore anche ai provinciali.
Nonostante queste innovazioni, che erano in parte malviste dall’aristocrazia, Claudio riuscì per tutto il suo regno a mantenere un rapporto positivo con il senato, come non molti altri imperatori (persino Adriano, considerato uno dei migliori, ebbe diversi attriti con il senato), riconoscendo e difendendo la posizione sociale dei senatori e presentandosi puntualmente a tutte le riunioni. Sul piano religioso, si mostrò tollerante nei confronti di tutte le religioni diffuse nell’impero. Nel 43 d.C., iniziò la conquista della Britannia, con la quale sperò di ottenere successi militari paragonabili, se non più grandi, a quelli di suo padre e di suo fratello. Da non dimenticare le sue opere civili, come la costruzione di tre acquedotti, oltre alla promozione di alcune riforme urbanistiche a Roma per migliorare la qualità di vita dei cittadini. Tra le varie leggi emanate da Claudio, la più “interessante” rendeva legali le flatulenze a tavola, introdotta dall’imperatore dopo che, ad un suo banchetto, un uomo si sentì male per essersi trattenuto troppo a lungo in questo delicato campo.
Paradossalmente, i nemici che Claudio avrebbe dovuto temere di più furono i suoi stessi familiari, in particolare le sue ultime due mogli: Valeria Messalina e Agrippina Minore. La prima lo tradì ripetutamente e, una volta scoperti i suoi intrighi, fu fatta uccidere per ordine del liberto Narciso. Agrippina Minore, ultima moglie di Claudio, fu invece, secondo gli storici, la mandante del suo omicidio. Sposò Claudio nella speranza di poterlo manipolare ma, accortasi che non era debole come in apparenza, lo avvelenò facendogli servire dei funghi particolarmente graditi, in modo da assicurare il trono al figlio Nerone, che credeva (a torto) di poter controllare più facilmente. Dopo la sua morte, l’imperatore fu divinizzato e venne costruito in suo onore il tempio del Divo Claudio: il ragazzo balbuziente che la madre definiva “un aborto della natura” era diventato un dio.
Leonardo Cartabia 4B


















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