Quasi due anni fa, le truppe russe hanno attraversato il confine ucraino per la prima volta e, da allora, i rapporti tra NATO, Russia e Cina sono diventati sempre più oscillanti e pericolosi. Ma cosa ha portato la Russia alla decisione di invadere l’Ucraina? Quali sono le conseguenze e quale sarà la reazione della Cina, superpotenza asiatica?
Nel 1990 la NATO firmò un trattato con l’Unione Sovietica in cui si prevedeva che l’Alleanza non si allargasse oltre la Germania dell’Est, per evitare squilibri tra le due fazioni o conflitti.
Quando, però, nel 1991 l’URSS crollò, la maggior parte degli Stati sotto la sua tutela e sotto il Patto di Varsavia chiesero un’immediata adesione alla NATO dopo anni di Comunismo idealistico e povertà reale. L’Alleanza, allora, non si fece perdere l’occasione e fece aderire gran parte degli Stati richiedenti, molti dei quali confinanti con la Russia, trasgredendo i patti con essa. Ciò provocò una grande rafforzamento del potere della Nato in Europa e, di conseguenza, un grande campanello d’allarme per la Russia, che temeva un accerchiamento politico ed economico. Per questo, le azioni più importanti della NATO, e più in particolare americane, sono sempre state criticate da Mosca: ne sono esempio i bombardamenti occidentali sulla Serbia o l’intervento nella guerra civile siriana, i momenti di maggior tensione fra Mosca e Bruxelles (prima della guerra ucraina). L’allontanamento fra i due blocchi, come durante la Guerra Fredda, si vide soprattutto attraverso terzi paesi: per esempio nelle guerre civili della Libia e della Siria, dove l’occidente e la Russia hanno sempre sostenuto fazioni estremamente diverse.

Con Putin, però, la politica russa è diventata molto più aggressiva, poiché ci furono, infatti, molti attriti con gli Stati confinanti, in cui la Russia provava a riprendere territori, suoi durante l’epoca sovietica. E non si può dire che le minacce fossero totalmente dei bluff. Nel 2008 delle truppe russe entrarono in Georgia, occupando territori di confine, mentre nel 2014 venne strappata a Kiev la Crimea, regione ucraina resa a maggioranza etnica e culturale russa durante gli anni dei soviet ; ma è ovvio che l’esempio più eclatante sia la Guerra in Ucraina. Purtroppo per Mosca, le sue azioni ebbero effetti controproducenti e chi ancora non era alleato degli Stati Uniti o dell’Europa si affrettò subito a diventarlo (recentemente la Finlandia è stata accettata nella NATO, mentre la Svezia ha richiesto una sua adesione. Mentre, la Svizzera, dopo mesi di neutralità in questa guerra, ha deciso di sostenere le sanzioni occidentali verso la Russia).

Il governo russo ha potuto permettersi una linea d’azione così aggressiva, in particolare, grazie alle proprie risorse minerarie ed energetiche, come il gas naturale (essenziale per riscaldamenti, cucine ed energia elettrica), il petrolio e carbone. Quasi tutti in Europa importavano gas russo, fatto che ci ha resi molto dipendenti e impreparati, quando i rifornimenti sono stati largamente diminuiti.
In merito alla Guerra in Ucraina, è un atto che ha certamente scosso il mondo. L’Europa ha perso i suoi rifornimenti di gas, mentre la Russia si è trovata isolata da tutti ed è stata “cacciata” dalle Nazioni Unite. Senza un così grande partner commerciale, in tutto il mondo l’economia ha traballato, con l’inflazione che saliva e i costi dei rifornimenti energetici che aumentano a dismisura. La NATO (in particolare gli USA) ha rifornito in ogni modo aiuti all’Ucraina, mentre ha sanzionato pesantemente la Russia, stimolando il declino definitivo della già traballante industria di quel Paese. Tutto quello che sappiamo è che la guerra non può durare in eterno e che finirà, se bene o male sta a noi e alle nostre azioni deciderlo. Particolarmente importanti saranno quelle della Cina, unica grande superpotenza al mondo alleata della Russia. Ma, ancora una volta, per poter prevedere al meglio ciò che avverrà, bisogna guardare nel passato. Cerchiamo di capire la posizione cinese e le sue possibilità.

La Cina ha una storia millenaria: era un grande impero 1000 anni prima dei Romani e lo è rimasto per altri 1000 dopo. Alla Cina dobbiamo alcune delle scoperte più importanti della storia dell’umanità, come la bussola, la carta e la polvere da sparo. Eppure, non è mai stata potente e influente come ora.
La Repubblica Popolare Cinese (nome ufficiale) è la seconda nazione al mondo per PIL, con 19 trilioni di dollari; e già questo basta per metterla in competizione con gli USA, che vedono sempre più vicino il rischio di non poter più essere la nazione più ricca ed influente al mondo. La Cina è l’unica superpotenza in grado di competere con gli Stati Uniti e le due nazioni, seppur in cerca da anni di una finestra di dialogo, non sono in buoni rapporti. Gli USA temono di perdere il loro posto da “capo del mondo”, guadagnato dopo la fine della Guerra Fredda, mentre il governo cinese vuole affermarsi come punto di riferimento in Asia e possibilmente in tutto il globo. Inoltre, la Cina si proclama ancora Comunista e, specialmente le generazioni americane più antiche, ricordano il periodo di paura della Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica, fatto che non giova ad un rapporto amichevole.
Eppure, ironicamente, le due potenze dipendono l’una dall’altra. Gli Stati Uniti importano a basso costo miliardi di prodotti cinesi (anche noi in Europa: i famosi “MADE IN CHINA”), mentre la Cina ha bisogno di fonti energetiche quali Petrolio e Gas Naturale, di cui è priva e di cui l’America dispone in abbondanza. Dunque, nell’incertezza, le superpotenze provano ad accerchiarsi vicendevolmente, attraverso alleati e basi strategiche: come durante la Guerra Fredda. In Europa, la Cina è alleata con la Russia (nonostante l’avventatezza della guerra in Ucraina abbia messo a serio rischio questa amicizia), Bielorussia, Serbia e, in maniera minore, con l’Albania. In Asia gli Stati Uniti impongono la loro presenza con Giappone, Sud Corea, Filippine e Taiwan.
Quest’ultimo, in particolare, è un argomento scottante. Sull’Isola di Formosa si rifugiarono, a seguito della Guerra Civile Cinese, i membri del partito nazionalista, sconfitto dai Comunisti di Mao Zedong. Per anni la PRC ha avanzato pretese sull’Isola, chiedendo alla comunità internazionale di non riconoscere il governo esiliato. Al contrario, gli Stati Uniti hanno dichiarato che qualunque attacco a Taiwan scatenerà una risposta statunitense e, quindi, la Cina si è sempre trattenuta, però senza mai arrendersi. Nel 2021 dei jet cinesi sono stati avvistati sopra Taiwan, probabilmente in missione di ricognizione: forse Pechino ha pensato di sfruttare la distrazione in occidente per portare avanti la campagna contro Taiwan. Per risposta, la vicepresidente americana, Nancy Pelosi, è andata a Taiwan scortata da quattro portaerei.

L’attuale guerra in Israele e Palestina e la tensione in Yemen e nel Mar Rosso hanno contribuito a peggiorare notevolmente le economie di ambedue le nazioni, che si sono ritrovate con limitazioni nel commercio e aumento dei prezzi, a causa del fatto che nel Canale di Suez passa il 10% del commercio mondiale.

Tuttavia, sembra che lo stallo non possa durare per sempre. Le progressive politiche isolazioniste americane e il costante aumento del peso della Cina nello scenario mondiale devono portare da qualche parte. In molti immaginano un conflitto tra USA e Cina, ma appare estremamente improbabile, in quanto entrambe le potenze possiedono armi nucleari e chimiche, e sono consce (si spera) del pericolo e della mutua distruzione assicurata da una guerra nucleare, o anche solo da un suo parziale tentativo.
Niccolò Arpelli e Andrea Campoli 2C


















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