In una giornata già carica di tensione per la finale di Supercoppa Italiana tra Napoli e Inter, un’ombra di tristezza ha oscurato il panorama calcistico italiano, in quanto una notizia sconvolgente ha raggiunto le orecchie di tutti noi: quella della dipartita di Luigi Riva.

Il suo potente tiro gli è valso l’affettuoso soprannome di “Rombo di Tuono” e la sua dirittura morale ha entusiasmato generazioni di appassionati, che volevano credere ancora in uno sport integerrimo. E’ deceduto alle 19:10 del 22 gennaio 2024, a seguito di un malore improvviso manifestatosi il giorno precedente. In quel momento l’ex attaccante si trovava nel reparto di cardiologia dell’Ospedale Brotzu di Cagliari, in attesa di un delicato intervento al cuore.

Ma, effettivamente, chi era Gigi Riva?

“Rombo di tuono” è sicuramente considerato da moltissimi uno dei migliori, se non il miglior attaccante italiano della storia del calcio. Un attaccante completo, in grado di fare goal, ma anche abilissimo con la palla al piede e capace di fornire assist spettacolari. Portava il numero 11, i cui “uno” erano sottili e allungati come la sua figura slanciata. Da giovane era, infatti, noto come “forchettina”, con un volto caratterizzato da una magrezza spigolosa e intensa. Nato a Leggiuno, sul lato lombardo del Lago Maggiore, Riva ha trascorso 14 anni della sua gloriosa carriera con il Cagliari, diventando un idolo per i tifosi del club.

Durante la sua carriera, ha vinto numerosi titoli e riconoscimenti, tra cui il Campionato Italiano con il Cagliari nella stagione 1969-1970 ed il titolo di Capocannoniere della Serie A in diverse occasioni. Quell’annata fu un sogno per i tifosi della squadra sarda in quanto, esattamente 50 anni dopo la fondazione del club, non erano mai riusciti a portare a casa il tricolore. Questo ha reso Riva, ai loro occhi, un eroe arrivato per spezzare la “maledizione dello scudetto”.

Altri traguardi molto importanti li ha superati con la maglia della nazionale azzurra, partecipando a due edizioni della Coppa del Mondo FIFA e contribuendo a portare la squadra alla finale nel 1970, persa però per 4-1 contro i “verdeoro” del Brasile, ma di cui si ricorda soprattutto una certa partita tra Italia e Germania, che fece da spunto anche per una famosa canzone di Mina intitolata Ossessione ’70.

Durante il suo periodo di attività, infranse moltissimi record, come ad esempio quello di miglior marcatore della storia del Cagliari, segnando 207 reti in 377 partite e diventando anche recordman della nazionale italiana con 35 goal in 42 presenze.

Anche dopo il ritiro, Riva è rimasto una figura influente nel calcio, lavorando come dirigente per la Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) e mantenendo un legame stretto con il “suo” Cagliari.

La sua dedizione al calcio e il suo amore per il club sardo sono un esempio per tutti i calciatori, che hanno dimostrato tramite social il loro dispiacere per la scomparsa di una leggenda come lui. Un ulteriore modo per commemorare la sua morte lo abbiamo potuto osservare prima dell’inizio del secondo tempo della finalissima di Supercoppa, con un minuto di silenzio, condito, però, dai fischi dei tifosi arabi che, purtroppo, non hanno una cultura calcistica sufficiente per capire un mondo in cui si sono affacciati solo di recente. Questo non di certo perché avessero qualcosa contro il campione azzurro, bensì perché nella società araba il silenzio in ricordo dei morti non è previsto. In risposta, gli italiani presenti sugli spalti hanno applaudito, per onorare il suo ricordo.

Gigi Riva rimarrà sempre nel cuore dei tifosi del Cagliari, di quelli della nostra Nazionale e degli appassionati di calcio in tutto il mondo, che però oggi piangono la scomparsa di una leggenda.

Ciao campione: fai buon viaggio.

Alessandro Mammone 3H

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