Il capitolo dei Promessi Sposi tratta dell’incontro tra Lucia e l’Innominato, e racconta la seconda parte della conversione di quest’ultimo. Questo rappresenta un punto di svolta nella vicenda del romanzo, dove il bene inizia a prevalere sul male.

Lucia viene caricata su una portantina insieme ai Bravi e viene trasportata al castello. Le sue preghiere non commuovono i due uomini, ma portano alla loro mente una religiosità dimenticata. Durante il percorso Lucia si addormenta; il Manzoni utilizza infatti una strategia letteraria per non descrivere tutto il viaggio, che sarebbe stato una continua ripetizione delle lamentele di Lucia, decidendo così di concentrarsi di più sullo stato d’ animo dei Bravi che si sentono in colpa. Questa decisione è una caratteristica che si ripresenta altre volte all’interno del romanzo, poiché a Manzoni non piace descrivere i viaggi, e devia sempre il discorso. Un esempio potrebbe essere quando Fra Cristoforo sta andando da Don Rodrigo e, al posto di descrivere il suo percorso per raggiungere il palazzotto, fa un’importante digressione sulla vita del frate.

Il Nibbio, più efficace del Griso perché rappresenta un colore fosco, non si capisce bene, ma funziona meglio, perché è più come un animale volatile, corre dal suo signore per riferirgli l’esito della missione e gli confida di aver provato compassione per Lucia. Sorpreso da queste dichiarazioni, l’Innominato decide di vedere di persona la fanciulla, che lo prega di liberarla, ricordandogli il perdono divino quale compenso per gli atti di misericordia. E’ accecata dal male, ma lei resta sempre il simbolo della luce perché è “Lucia”. L’ Innominato dice al Nibbio di andare a riposarsi; quindi è più “bravo” di Don Rodrigo con i suoi Bravi.

Sempre più turbato dalle preghiere della giovane, l’Innominato lascia intuire che la libererà l’indomani.

Lucia è rinchiusa in una stanza del castello, in compagnia di una vecchia serva, che ha il compito di farle coraggio e rincuorarla, ma ne rifiuta le attenzioni, rifiutando persino il cibo che le viene portato ed il letto che le era stato offerto. Durante la notte riflette sulla sua condizione drammatica, prega la Madonna e decide di fare un voto rinunciando a Renzo se mai fosse stata liberata. Infine, rasserenata, si addormenta all’alba.

Dopo il colloquio con lei, l’Innominato non riesce a liberarsi dalla sua immagine. Messosi a letto, cerca di recuperare il temperamento di un tempo, ma ogni pensiero di imprese criminose gli riesce sgradevole. Il futuro gli si presenta privo di interesse e il passato diventa una fonte inesauribile di rimorsi, perché il suo spirito è stato “tagliato” dalla luce di Lucia, in un modo un po’ teatrale.

Giunto ormai alla disperazione, pensa addirittura al suicidio prendendo una pistola, la quale è immaginata sbagliata, perché non può essere sotto il letto dato che Manzoni aveva in mente i modelli più piccoli dell’800. L’eventualità che esista una vita eterna e le parole di Lucia sentite poche ore prima ‘’Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia’’ gli fanno effetto, riaccendono in lui la speranza e decide che all’alba lui stesso l’avrebbe riportata dalla madre, seppur sapendo che questo gli avrebbe causato conseguenze tragiche. Per la prima volta riflette su Dio, pensando anche alla vita dopo la morte, se ci fosse stata e come avrebbe dovuto essere per un uomo che come lui, che si era macchiato di molteplici peccati. Per la prima volta prova una sensazione quasi di sottomissione e, per uno sempre abituato ad avere il controllo su ogni cosa, è un forte trauma.

Questa parte è ricca di figure retoriche e simbologie più o meno esplicite. Forti i contrasti tra le parole, come l’ossimoro “la fosca speranza”, mentre il letto divenuto duro, sotto le coperte divenute pesanti è simbolo del peso della ritrovata coscienza del protagonista. La sua crisi inizia e finisce alla finestra, da dove prima guarda la carrozza che porta Lucia, poi il sole al tramonto ed ora l’alba, che annuncia la rinascita ancora incerta, come l’immagine delle montagne mezze velate di nebbia.

E’ molto importante capire che, nell’ultima fase, ciascuno dei due personaggi trova conforto al pensiero dell’altro: a Lucia viene in mente la promessa di libertà che il potente sconosciuto le aveva fatto, mentre lui si ricorda delle parole della ragazza, la quale gli appare come colei che dispensa grazie e consolazioni. La luce e i suoni sono la nota dominante che si accorda con la nuova condizione dell’innominato, uscito dalle tenebre del male.

All’alba, sente un suono allegro di campane e vede gente festosa nella valle: capiamo che sono come delle anime del purgatorio. Incuriosito, incarica un suo Bravo di verificare le ragioni di tanta animazione. L’Innominato è uscito dall’inferno, dal suo buio interiore e Lucia è la luce che c’è ormai dentro di lui.

La sua conversione non è, però, ancora completa. La grazia divina ha reso più determinata la sua volontà, ma solo dopo il colloquio con il cardinale Federigo Borromeo prenderà coscienza del cambiamento che si è prodotto in lui.

Filippo De Marie 2F

Rispondi

DI tendenza

Scopri di più da La Voce degli Studenti

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere