Venerdì 15 marzo milioni di studenti in tutto il mondo hanno accolto l’appello della sedicenne svedese Greta Thunberg, scendendo in piazza a manifestare in nome del futuro del pianeta. Giorno dopo giorno assistiamo, magari senza accorgercene, alla rovina di un ambiente sempre più provato dalla quanto mai fatale concretezza dei cambiamenti climatici, la cui gravità resta sconosciuta a tutta una fetta di popolazione e, a volte, viene addirittura negata dai capi di nazioni sufficientemente influenti da poter invertire (o mantenere )la rotta di questo fenomeno.
Stando ai dati, il 2035 potrebbe essere l’Anno del Non Ritorno, “‘inizio della fine”, il giro di boa dopo il quale i danni provocati alla Terra saranno irrimediabili. Del resto, chi studia allo Scientifico lo sa: esistono reazioni reversibili ed altre irreversibili. Ma lo intuiranno anche tutte le massaie che una pera cotta non torna più cruda. Ovvero noi, l’umanità del futuro, dovremo accettare di vivere o forse di sopravvivere? – con la consapevolezza che non ci sarà un lieto fine, né per noi, né per chi ci succederà Greta Thunberg è un’adolescente svedese affetta dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che compromette le capacità comunicative e di socializzazione, lasciando intatte quelle intellettive, tanto che spesso appaiono come persone molto intelligenti. Pochi mesi fa Beppe Grillo li definiva come coloro che “parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo”.
Eppure, Greta si è fatta intendere perfettamente: preoccupata per le anomale ondate di calore e gli incendi che hanno colpito il suo paese durante l’estate dello scorso anno, ha deciso di non andare a più scuola fino alle elezioni legislative del 9 settembre 2018, rimanendo seduta ogni giorno davanti al Parlamento del suo Paese e mostrando un cartello con lo slogan Skolstrejk för klimatet (Sciopero della scuola per il clima). Da allora, ha parlato di fronte alle istituzioni internazionali più prestigiose ribadendo la minaccia esistenziale a cui ci troviamo innanzi: “la crisi più grave che l’umanità abbia mai subito” Qualche mese dopo, studenti da ogni parte del mondo (un milione solo in Italia) si assentano da scuola e marciano per le strade delle città chiedendo alle nazioni un maggiore e più decisivo impegno contro i cambiamenti climatici. Video e immagini trasmesse ai telegiornali mostrano un’onda convinta e convincente di persone che trasporta cartelli, slogan, striscioni, e che leva al cielo cori all’insegna del vero cambia-mento. Nessuno, prima di Greta, era riuscito a compiere un’operazione simile. È comunque bene non lasciarsi prendere dall’entusiasmo di un momento. La marcia non basta. Hinc et nunc: è “da qui e ora” che bisogna agire, come una sfida contro il tempo. Senza dimenticare che, sta-volta, non possiamo più sbagliare.
Francesca Genoni 4D


















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