L’età del primo contatto con l’alcool scende ai 12 anni. Tra riti di gruppo e facilità di acquisto, il consumo minorile non è più un’eccezione, ma una consuetudine del fine settimana.

Cosa c’è dietro il bicchiere di troppo?

Nell’ultimo decennio il consumo di bevande alcoliche sta diventando sempre più comune tra i giovani, che  le acquistano con estrema facilità, nonostante la legge ne vieti rigorosamente la vendita e la somministrazione ai minori di 18 anni. Il fenomeno spazia dai distributori automatici non presidiati, ai piccoli esercizi che non richiedono il documento, come testimoniato a latere anche dalla tragedia svizzera di Crans-Montana. La sfida non è solo normativa, ma culturale: finché l’ebbrezza giovanile sarà percepita con indulgenza o “normalità”, le sanzioni resteranno un deterrente solo parziale.

Perché gli adolescenti bevono?

Il fenomeno non riguarda solo il divertimento, ma una vera e propria dinamica sociale. Bere cinque o più unità alcoliche in breve tempo è diventato una specie di rito di passaggio, un modo per abbattere le barriere dell’ansia e dell’insicurezza: non  si tratta solo di un cedimento alla pressione dei pari, sebbene molti ragazzi ammettano di bere ‘per non essere quello strano’. Infatti l’alcol smette di essere l’elemento di una bevanda “da adulti” e diventa uno strumento per gestire le relazioni e per diminuire quei naturali freni inibitori che ostacolano alcune idee di “divertimento” dei ragazzi e molti comportamenti illogici o strampalati.

Il corpo non è pronto.

La scienza è categorica: il fisico di un minore non è biologicamente attrezzato per gestire l’etanolo. Fino ai 18 – 20 anni, infatti il corpo umano è carente dell’enzima alcol-deidrogenasi, l’unico capace di metabolizzare parzialmente l’alcol. Significa che ogni sorso arriva quasi “intatto” al cervello e al fegato, causando danni potenzialmente permanenti alle funzioni cognitive e alla memoria in una fase cruciale dello sviluppo. Importante è specificare che i danni non sono affatto potenziali, ma molto frequenti e certificati: basta una breve conversazione con gli addetti ai Pronto Soccorsi durante il fine settimana.

Ruolo del marketing.

Peggiora la situazione, ovviamente, la percezione “estetica” dell’alcol nel mondo commerciale contemporaneo: bevande colorate, “giovanilistiche”, non più solo amare come in passato, ma dolci e confezionate in modo accattivante, proprio per mascherare il sapore forte dell’etanolo, rendendolo più ‘amichevole’ agli occhi e al palato di chi non l’ha mai bevuto.

Prevenzione, oltre che sanzioni.

Esperti e sociologi concordano: la repressione non basta. È necessario un dialogo che parta dalle famiglie e dalle scuole, focalizzato sulla consapevolezza dei rischi e non sul proibizionismo sterile, che non funzionava nemmeno negli Stati Uniti degli Anni ’20 del secolo scorso. Spiegare che “divertirsi” non deve coincidere con “annullarsi” è il primo passo per invertire una tendenza che rischia di segnare un’intera generazione e che ha già provocato molti danni nelle capacità mentali delle generazioni precedenti.

Friggersi il cervello con sostanze che ne impallano il funzionamento e ne comprimono lo sviluppo renderà gli adolescenti di oggi degli adulti di domani sempre più stupidi.

Irene Manzo 2I

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