Il 15 di questo gennaio l’agenzia stampa cinese Xinhua, seguita a raffica da tutti gli altri giornali, ha fatto sapere che i semi di cotone trasportati a bordo della stazione spaziale cinese, tenuti in letargo per il viaggio durato 20 giorni con una “tecnologia biologica” non precisata, sono germogliati solo dopo aver ricevuto dalla Terra l’ordine di iniziare l’esperimento. Si trovavano in un contenitore sigillato di 18 cm e dal peso di 3 kg, a bordo del lander Chang’e-4, insieme a semi di colza, patata (tubero spaziale per eccellenza) ed erbetta comune. In questa mini biosfera lunare, pensata per testare i processi di fotosintesi e respirazione, sono stati inseriti anche alcuni lieviti e uova di moscerini della frutta. La speranza era che le piante producessero ossigeno per i moscerini, che avrebbero potuto nutrirsi dei lieviti produrre CO2 per alimentare la fotosintesi. All’interno della scatola metallica si trovavano riserve di ossigeno (rinnovato naturalmente dalle piante), acqua e nutrienti. Un piccolo tubo all’interno del contenitore permette alle piante di godere della luce naturale del Sole sulla Luna. Le immagini pubblicate mostravano che le piantine di cotone stavano iniziando a germogliare, mentre nessuna delle altre piante sembrava aver fatto altrettanto, quanto invece sulla schiusa delle uova non sono pervenute notizie. A tre giorni dalla notizia rivoluzionaria della nascita delle piantine, tuttavia, i germogli sono morti congelati a causa della precipitazione delle temperatura dovuta alla “notte lunare”. La scatola non era infatti riscaldata e, come predetto dagli scienziati che guidavano la missione, le forme di vita presenti in quella sorta di ecosistema non potevano sopravvivere alle temperature gelide della notte. Molte ora le domande: ci saranno altre missioni sulla luna con finalità simili? Si poteva ottenere un risultato differente se si avesse utilizzato una scatola che si potesse riscaldare mantenendo costate una temperatura favorevole allo sviluppo dell’ecosistema? Questo è senza dubbio un importante punto di partenza per nuove ricerche scientifiche su come far sviluppare la vita su pianeti ostili, magari con il fine di colonizzarli un giorno. Visione fantascientifica? Forse no: solo nuove frontiere di ricerca.

Gaia Minorini 5A

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