Un bacio fugace, un pegno… ma bastava anche un semplice sguardo, o un sorriso.  Non chiedeva molto al suo Dio mentre, come al solito, stava lì, ad ammirare la fanciulla al suo passaggio. Camminava con le amiche. Tutte le donzelle, con la loro infinita grazia, chiacchieravano e ridevano tra loro, ma solo il suo sorriso, solo i suoi occhi, solo il suo portamento illuminavano e incantavano così tanto!

Bianca era la sua pelle, la luce che emanava ed anche il suo nome. E lui, Francesco, non riusciva, non voleva e non poteva smettere di osservarla: così bella, così gaia, così… lontana.

Anni prima aveva avuto il piacere di fare la sua conoscenza alla corte della famiglia della ragazza. Era presto diventato un caro amico del fratello e, di conseguenza, aveva frequentemente l’occasione di  incontrare l’incantevole fanciulla.

Era bastato un solo sguardo affinché sentisse il cuore palpitare e lo stomaco in subbuglio. Subito aveva iniziato a fantasticare su come sarebbe stata la loro storia d’amore, leggere libri e poesie che gli permettessero di trovarsi in una realtà più bella, almeno per qualche pagina, una realtà dove i suoi desideri potessero anche essere un po’ realizzabili. Finché, una sera, isolatosi nei giardini durante una festa a corte, per cercare di trovare l’ispirazione per un’altra di quelle poesie che probabilmente mai avrebbe avuto il coraggio di pubblicare, si accorse di una ragazza che gli si era leggermente avvicinata.

Era davvero lei? Era davvero la sua amata? La sua Bianca?

Quella volta fu la prima di molte altre proibite conversazioni. Ebbero così occasione di conoscersi davvero, Francesco lasciò che Bianca sapesse delle sue doti letterarie e capì che la realtà era persino meglio dell’immaginazione.

Mentre osservava il passaggio della ragazza ricordò tristemente di tutti i loro incontri. Riportò alla mente tutte quelle volte in cui le aveva fatto leggere le sue poesie, quella volta in cui avevano letto dell’amore tra Ginevra e Lancillotto, tra Paolo e Francesca, di tutti quegli amori proibiti…un po’ come il loro.

Ricordò dei loro baci nascosti; del sorriso di Bianca davanti al suo; dei loro sguardi, che prima si incrociavano spesso, si fissavano con il fuoco d’amore che li avvolgeva e rischiava di bruciarli, fino a fondersi in uno solo. Ma non si trovavano più ora i loro occhi. Anche se sapevano come fare, sapevano bene dove cercare per trovarsi, non potevano perché il rischio di scottarsi e farsi male con l’amore era diventato troppo.

Oh, quanto era impressa nella sua mente la prima volta che parlarono! Come ricordava bene il rancore nelle parole di Bianca che descrivevano il suo pensiero per la società e la vita che era destinata a condurre!

E lei lo sapeva bene che non sarebbe mai stata davvero libera, che i sentimenti era meglio celarli per sempre, piuttosto che lasciare che si esprimessero come stavano facendo. Lei sapeva che sarebbe poi stata costretta a sposarsi con un altro uomo, più nobile, più ricco, più forte di Francesco; un uomo che non amava e che non l’avrebbe mai resa altrettanto felice.

Sapeva che nel suo futuro avrebbe solo dovuto occuparsi dei figli, che non avrebbero avuto il cognome che lei desiderava; della casa, che non era quella che sognava e dell’immagine, semplice maschera di ciò che provava. Ma nella loro foga, nel loro turbine sentimentale, tutto questo sembrava ancora così lontano, irreale e impossibile.

C’erano solo loro, in quel turbine, ed era tutto così bello e felice: un mondo immaginario, parallelo a ciò che conoscono le altre persone.

È questo l’amore? Un totale distaccamento dalla realtà? Una condizione di ignoranza del triste avvenire per esaltare il presente e i piccoli istanti?

Che sciocco! Solo uno stupido poteva illudersi a tal punto!

Quella storia che sembrava così infinita, che sembrava non fosse mai destinata a concludersi, era ormai davvero giunta al termine.

Ricordò del loro ultimo incontro, quello in cui la sua dolce Bianca gli disse che presto si sarebbe sposata con quell’uomo più ricco e più nobile di cui mai osavano parlare. Quando gli disse che il loro amore adesso era un male, che sarebbe stato sempre peggio. “Non desidero l’Inferno” affermò “oppure essere persino uccisi entrambi per questo nostro sentimento…credo sarebbe davvero troppo, non ne vale la pena, non voglio affrontare un destino tanto brutale e tormentato.”

Non voleva che il loro amore li consumasse e uccidesse come era capitato a Paolo e Francesca; perciò, da quel momento, sarebbe stato meglio per entrambi comportarsi come estranei i cui sguardi non si fossero mai incrociati.

Francesco non pensava che delle parole potessero ferire così profondamente e provocare così tanto dolore all’anima e al cuore. Era stato stolto convincersi per lungo tempo che la sua amata non avrebbe avuto paura di affrontare il proprio destino e cambiarlo come volevano entrambi? Come Ginevra e Lancillotto che si erano amati nonostante Artù? Era stato così sciocco a illudersi che sarebbero potuti fuggire insieme e ricominciare la loro vita da capo, ma insieme, con niente se non l’amore? Lo riempiva talmente tanto di gioia l’idea che lui non fosse solo un altro Dante con la sua Beatrice!

Il dolore, però, arrivò con la consapevolezza che la sua tanto amata fanciulla non avrebbe rischiato più nulla per loro, che non riteneva Francesco una ragione sufficiente per affrontare le fiamme dell’Inferno. I loro dolci baci, gli sguardi, i sorrisi, le loro parole, le carezze… erano tutti impressi nella memoria del ragazzo e li ricordava tutti così bene, così belli, così felici.

Lo aveva capito grazie a Bianca che la realtà può essere meglio dell’immaginazione e non voleva che questa bellezza si rovinasse. Non voleva vedere i suoi ricordi contaminati dalla vista della sua amata con un uomo non degno di lei.  Forse non sarebbe stata disposta a dare la vita. Ma lui fu subito consapevole che quello era invece il suo unico modo per poter ricordare bianca come sua e di nessun altro.

Quindi decise. Si sarebbero rivisti e  riamati, forse, al cospetto di Dio, prima o poi, e non attese oltre. Non attese di vederla maritata e distante. Per lui, si concluse la loro storia e la sua vita.

Questo, il primo verso dell’ultimo sonetto: “Addio mio dolce amore, ti attenderò in un posto migliore”.

Eleonora Re 3A

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