Le Finali dell’NBA sono uno dei palcoscenici sportivi più seguiti al mondo poiché, dopo mesi di sudore, strategia e sacrifici, si condensano in una serie di sette partite, atteso da milioni di appassionati. Dalle notti in bianco trascorse davanti agli schermi, ai bar gremiti di tifosi, le Finals rappresentano uno sfogo per i tifosi: di battiti accelerati, gioie incontenibili e delusioni cocenti.
Il mito del 2016 e la stoppata di LeBron.
Quanto ad emozioni e colpi di scena, la memoria corre inevitabilmente a sei anni fa, alle storiche Finals del 2016, quando si affrontarono i Golden State Warriors delle ben 73 vittorie in stagione regolare, contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James, a caccia di un titolo promesso alla propria terra.
Sotto 3-1 nella serie — una rimonta mai riuscita a nessuno prima di allora nella storia della finale — i Cavaliers trascinarono la sfida fino a una tesissima Gara 7. A meno di due minuti dal termine, con il punteggio in perfetto parità su un soffocante 89-89, Andre Iguodala si involò in contropiede per un appoggio a canestro che avrebbe potuto chiudere i giochi. Dal nulla, arrivò in rincorsa LeBron James con un ottimo stacco atletico: la celebre “The Block”, una stoppata schiacciata contro il tabellone che congelò l’attacco di Golden State. Quel gesto spianò la strada alla tripla decisiva di Kyrie Irving e regalò a Cleveland il primo e indimenticabile anello della sua storia.
Il miracolo di New York: quando il basket cambia la città.
L’edizione di quest’anno ha saputo scrivere una pagina di cronaca e costume altrettanto interessante, riportando al centro del mondo i New York Knicks. La febbre da basket che ha travolto la “Grande Mela” durante la cavalcata nei playoff e nella serie finale non si è limitata a riempire ogni singolo metro quadro attorno al Madison Square Garden, ma ha generato un impatto sociale notevole.
Secondo i dati diffusi dal New York Police Department (NYPD), durante la strepitosa cavalcata nei playoff e nelle finali della squadra, i reati in città sono crollati di circa il 78% nelle ore di svolgimento delle partite più decisive. Quando i Knicks sono scesi sul parquet per le sfide decisive, un’intera metropoli, solitamente frenetica, caotica e “che non dorme mai”, ha letteralmente trattenuto il respiro, con una drastica diminuzione della microcriminalità per le strade, a favore di bar e piazze piene di tifosi incollati ai maxischermi.
Le NBA Finals continuano, così, a dimostrare la loro unicità: un amalgama di atletismo supremo, storie umane entusiasmanti e quella rara capacità di unire intere comunità sotto un’unica, fortissima passione. Emerge, cioè, la funzione sociale di certi sport di massa, che sono sempre serviti, sin dai gladiatori dell’Antica Roma, a far confluire certe energie in eccesso verso un’attività meno violenta e disonesta anche per i criminali di professione.
Pietro Gallazzi 3I

















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