Finalmente, per milioni di studenti, è arrivata la tanto agognata fine dell’anno scolastico! Al suono dell’ultima campanella inizia il consueto rito alquanto discutibile: battaglie con lancio di farina, uova, gavettoni, schiuma da barba.

Anche quest’anno, inutili sono stati i tentativi dei dirigenti scolastici e dei docenti di dissuadere i sostenitori di queste “tradizioni” abbastanza preistoriche. Hanno organizzato tornei sportivi, premiazioni, musica, canti, balli e balletti, orario ridotto, uscite scaglionate: tutto ovviamente inutile.

Pertanto, dal prossimo anno scolastico l’ultimo giorno di scuola potrebbe cambiare volto. Lo ha annunciato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditaria che, prendendo spunto da un progetto pilota realizzato a Milano, vuole trasformare l’ultima giornata di lezioni in un momento di cittadinanza attiva e di cura dell’ambiente, attraverso attività pratiche di pulizia e valorizzazione di parchi, giardini e spazi pubblici.

L’ultima campanella è stata desiderata, sognata, implorata soprattutto nei momenti più intensi dell’anno scolastico e, dopo quel suono tanto definitivo, inizia l’attesa: ammissione, non ammissione, giudizio sospeso, voti. Mille domande, mille speranze, mille paure nella mente e nel petto. Ma, al di là del responso, cosa resterà di questo anno scolastico?

Non solo verifiche, interrogazioni andate bene o male. Non solo compiti fatti, non fatti, copiati, dimenticati a casa. Non solo numeri, medie, poesie, formule chimiche, teoremi, regole, concorsi. Rimane qualcosa di più importante: un pezzo di cammino fatto insieme, la gioia di un risultato, l’impegno per raggiungerlo, il peso di una caduta, la delusione, la fatica di ricominciare. Rimane il sorriso di un compagno, una pacca sulla spalla al momento giusto, una parola di esortazione di un docente. Rimane il viaggio di scoperta e rimane il valore di un percorso oltre ogni transitorio traguardo.

Per i maturandi, per esempio, quest’anno scolastico ha rappresentato la fine di un ciclo che si concluderà con un esame e con un certo carico emotivo. Tuttavia, questo traguardo è anche un nuovo inizio: il mondo del lavoro o il percorso universitario. Alcuni di loro hanno già scelto, altri hanno già superato le prove selettive universitarie, altri sceglieranno all’ultimo momento, altri si accontenteranno di lavoretti saltuari per diventare indipendenti dal punto di vista economico. In tutti i casi, il nuovo inizio è un viaggio verso mari sconosciuti alla ricerca della propria Itaca o, come Enea, di una nuova patria fisica e culturale.

La fine del percorso non interesserà solo i maturandi, ma anche i docenti la cui conclusione della carriera lavorativa è sicuramente un traguardo importante, che porta a una rimodulazione del proprio futuro. Per maturandi e pensionati la linea del traguardo avrà molti sapori e, sicuramente, anche l’odore amarognolo della nostalgia, come la vibrazione di un sapore sospeso alla fine di un pasto.

La conclusione dell’anno, infatti, non è mai una semplice “chiusura”. E’ un momento carico di emozioni e riflessioni che segnano un percorso intenso fatto di impegni quotidiani, di ostacoli affrontati, di voti positivi, ma anche di insufficienze o bocciature che, certamente, non definiscono il valore di una persona e che non devono essere vissute come una sentenza di totale fallimento, ma che dovrebbero formare il carattere, come quando ci si ferma davanti alle sbarre di un passaggio a livello, per organizzarsi e ripartire, poi, con la mente più serena e consapevole, verso una direzione più adatta e più giusta.

Alla fine, quello che resterà nell’animo, quello che darà senso a tutto, non sarà la meta, ma il viaggio, con tutte le sue tappe, gli imprevisti e le peripezie. Il senso ultimo di ogni anno scolastico è capire e capirsi di più.

Davide Catania 2I

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