Dato che anche l’inossidabile professoressa Biunno è ormai giunta al termine della sua proficua carriera scolastica, la nostra Redazione l’ha intervistata per l’occasione, con il non recondito intento di poterne condividere l’annosa esperienza.

Avendo un’indole piuttosto composta e riservata, non ha mai amato mettersi in mostra al Liceo, come invece capita a molti altri, forse più espansivi e sgargianti; però il suo lungo periodo di servizio nella nostra scuola le sembra trascorso in modo sostanzialmente positivo, sia nei rapporti con gli studenti, sia nelle relazioni con i colleghi, coi bidelli, o con il personale di Segreteria e la Dirigenza. Insegnare Matematica e Fisica è sempre stato il suo mestiere dei sogni e, quindi, ha potuto viverlo con uno spirito rigorosamente convinto che aiutare le persone a comprendere i numeri e le loro sottigliezze logiche serva a renderne le menti meno offuscate dai bagliori di una realtà troppo spesso millantante e pubblicitaria.
L’aspetto che la gratifica sempre molto riguardo ai suoi studenti è la continuità dei rapporti con loro anche al di fuori delle mura scolastiche, poiché le permette di affrontare con più serenità e orgoglio il suo lavoro, insieme ad un pizzico di “aria giovanile” che non guasta mai e che chi non insegna tende a smarrire con maggior rapidità durante l’età adulta.

La professoressa, infatti, ha sempre largamente apprezzato la possibilità di lavorare tra delle giovani menti in formazione perché, nonostante richiedano tante energie, riescono comunque a restituirne altrettante e il gruppo che si forma nell’ambiente scolastico è sempre stato un fattore positivo per lei. Ovviamente, è consapevole che non si possa andare a genio a tutti o a tutte, soprattutto quando si insegnano materie come Matematica e Fisica, che sono spesso detestate aprioristicamente dagli adolescenti, dato che richiedono un approccio rigoroso e serio non solo nello studio teorico, ma soprattutto nella pratica degli esercizi, che devono essere necessariamente tanti e svolti senza distrazioni. Il bilancio, però, resta sempre molto positivo perché, anche durante le fasi più ardue del suo percorso lavorativo, come nel tempo dilatato della pandemia del Covid-19, ha sempre visto i suoi ragazzi crescere e imparare. Per lei non c’è soddisfazione migliore.

Infatti, saluta il nostro liceo contenta di ciò che ha fatto, del sogno che ha inseguito e di come lo abbia affrontato, nonostante i continui, repentini e, molto spesso, inutili cambiamenti del sistema scolastico che, soprattutto ultimamente, stanno diventando difficili da gestire. Bisogna lavorare con il materiale e le procedure che vengono messi a disposizione, seguendo le competenze dei ragazzi e focalizzandosi solo sul loro apprendimento come fattore di crescita personale.

Non le è estraneo il disprezzo comune per le sue materie: sono discipline che si apprezzano alla lunga, dato che sul momento richiedono tanta fatica, ragionamento limpido e un ritmo “di lavoro” e non di gioco come preferirebbero le menti più infantili. Pian piano, però, i frutti del lavoro arrivano sempre, se si ha la pazienza di lavorare e si dismettere la frettolosità che spesso confonde i pensieri delle persone. Come in ogni materia scolastica, sono fondamentali lo studio costante, la pratica con gli esercizi e la comprensione, perché, senza allenamento e senza una connessione disciplina-ragionamento, non si può ottenere molto.
Avendo sempre amato il linguaggio di queste materie, la professoressa Biunno ha cercato di trasmetterlo anche ai ragazzi, tanto che correggere le verifiche non è mai stato un peso per lei, nonostante l’ingente fatica e attenzione nello scovare i Più e i Meno errati nei compiti dei ragazzi.

Nonostante, quindi, la sua riservatezza, è costantemente stata a suo agio nell’ambiente del Liceo, grazie ai giovani che riescono a portare felicità e ironia anche nelle giornate più complesse e faticose. Ci saranno tanti aspetti che le mancheranno, come, appunto, la “movida” giovanile della scuola, ma è sicura che ne troverà tanti altri accattivanti in questo suo nuovo capitolo della vita. “Sempre vedere il bicchiere mezzo pieno”, dice con convinzione.

Così ci saluta una notevole professoressa del nostro Liceo, che, pur insegnando materie quadrate, rigide e irremovibili, ha cercato di lasciarsi trasportare dal calore degli studenti e delle studentesse, coi quali conserverà tanti ricordi anche piuttosto curiosi e buffi, tra le risate per un Teorema di Ruffini completamente dimenticato e le fierezze per le risoluzioni di problemi complessi non solo da parte degli studenti più portati per le sue discipline.

                                                                                                   Niccolò Arpelli 4C

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