Con il termine delle due semi-finali del 12 e del 14 maggio, si è potuto dare inizio alla finale dell’Eurovision Song Contest 2026 il 16 maggio. I Paesi in gara erano 25, a seguito della mancata qualificazione dei restanti 10: Armenia, Azerbaijan, Estonia, Georgia, Lettonia, Lussemburgo, Montenegro, Portogallo, San Marino e Svizzera.
Per il secondo anno consecutivo, è stata una delle serate finali più sorprendenti e dai voti più bizzarri, ammorbidita da un clima di maggior serenità.
La serata è iniziata con la solita e iconica Flag Parade, in cui tutti gli artisti in gara hanno sventolato la bandiera del loro Paese, accolti da forti boati e applausi. Si è esibito anche lo scorso vincitore dell’Eurovision, l’austriaco JJ, che ha rivisitato la sua canzone trionfante Wasted Love in chiave più electro-pop. Ha, inoltre, presentato la sua nuova canzone Unknown, con un ritmo sempre pop-lirico e che, per molti eurofans, avrebbe rivinto il Contest se avesse partecipato anche quest’anno.
Terminato questo intervallo, i due presentatori, Michael Ostrowski e Victoria Swarovski, hanno ufficialmente dato l’avvio alla Finale: “Let the Eurovision Song Contest begin!”.
A dar fiato alle trombe ci ha pensato uno dei Paesi favoriti, la Danimarca, con Søren Torpegaard Lund e la sua Før vi går hjem, la cui energia è stata ottima per scaldare gli animi degli spettatori. A chiudere la serie di perfomances è stato, invece, proprio il Paese ospitante, l’Austria, con Cosmò e la sua Tanzschein, una canzone che invita a ballare e a far uscire il lato animalesco che giace sopito in quasi tutti.
Il nostro mitico Sal Da Vinci si è esibito in uno degli “spot” migliori, il 22°, numero tendenzialmente fortunato e che ha permesso all’Italia di farsi dignitosamente strada tra le canzoni avversarie, nonostante l’ora già tarda. Sono stati, così, mostrati tutti i codici dei 25 Paesi in gara, dando il via al tele-voto e al momento degli “interval acts”, al fine di allungare la serata e sciogliere la tensione antecedente ai famosi voti delle giurie.
È stato un intervallo coinvolgente per i cantanti, poiché, in primis, si è esibita l’ex rappresentante della Finlandia, Erika Vikman, intonando All kinds of everything, che ha rappresentato l’Irlanda nel 1970, per poi passare alle famosissime Espresso Macchiato dell’Estonia del 2025 e Cha cha cha della Finlandia del 2023, quest’ultima interpretata con la band metal-rock Lordi, che portò la Finlandia alla vittoria nel 2006. Di seguito, si sono potute ascoltare le canzoni Papa Pingouin del 1980 per il Lussemburgo e Arcade, canzone trionfante dei Paesi Bassi nel 2019.
Un’apparizione inaspettata ha smosso gli animi di molti Eurofans appassionati, quando è salito sul palco Alexander Rybak, vincitore per la Norvegia nel 2009 con una delle canzoni più amate e ascoltate di tutta la storia dell’Eurovision, Fairytale, tanto che è considerata la migliore della storia del Contest. A malincuore, non è stata scelta, però, per questa serata, sostituita da un duetto con il rappresentante della Bulgaria del 2017, Kristian Kostov, sulle note della celeberrima Ne partez pas sans moi di Céline Dion, con la quale venne rappresentata la Svizzera nel 1988.
A seguire, un’ennesima iconicissima presenza ha calcato il palco: la cantante ucraina Verka Serduchka, con l’interpretazione della canzone inglese Puppet on a string del 1967. Ancora altre due apparizioni di scena totalmente nuove: la cantante Miriana Conte, che ha rappresentato Malta l’anno scorso, e la cantante ucraina Ruslana, vincitrice nel 2004, le quali hanno intonato altre canzoni rese celebri dal palco eurovisivo.
Per la conclusione di questo mix musico-culturale, tutti i precedenti cantanti si sono riuniti sul palco per cantare insieme al pubblico l’amatissima Volare (nel blu dipinto di blu) di Domenico Modugno, che ha rappresentato l’Italia nel 1958 e che, a distanza di 70 anni, risuona ancora tra le melodie moderne. Infatti, per ben un minuto e mezzo, tutta l’arena ha cantato a cappella la canzone, rimarcando come la musica italiana, se ben fatta, non muoia mai e resti radicata nelle menti e nell’orecchio di chiunque.
Non poteva mancare un intervallo tutto austriaco, quando si è esibito inizialmente il concorrente per l’Austria giunto al terzo posto nel 2018, Cesár Sampson, per poi mostrare una time-line coi video di tutti i cantanti vittoriosi dal 1956 fino al 2025, così da aprire il fatidico momento dei voti delle giurie, che avrebbero decretato la metà dei punteggi necessari per la scoperta del vincitore del 2026.
Il primo Paese ad annunciare i propri voti e i fondamentali “Twelve points” è stato lo scorso ospitante, ovvero la Svizzera, che ha premiato col punteggio massimo la canzone dell’Ucraina, Ridnym (nonché la canzone con la nota più lunga della storia dell’ESC, ben 28 secondi!). È stato, però, un unicum, perché i voti dei giurati sono stati largamente variabili e quasi “casuali”, tanto che non c’è stato un Paese nettamente dominante tra i “Twelve points”. La giuria italiana ha deciso, discutibilmente, di regalare i Dodici Punti al Belgio di Essyla, con la canzone Dancing on the ice, che nessun’altra giuria ha apprezzato altrettanto. Infatti, i Paesi che ne hanno ottenuti di più sono stati la Bulgaria e la Polonia, con 4 Dodici Punti, seguite dall’Australia, la Francia e Malta, con 3. L’Italia ha ottenuto i Dodici Punti dalle giurie azerbaijana e albanese, piazzandosi al 6° posto della classifica con 134 punti, un punto davanti alla Polonia. Prima di Sal, si sono classificati la Finlandia al 5° posto, la Francia al 4°, la Danimarca e l’Australia rispettivamente 3° e 2°, ma con un ex-aequo di 165 punti, e, in maniera totalmente inaspettata, a vincere la classifica delle giurie, con ben 204 punti, è stata la Bulgaria, con l’ipnotica Bangaranga di Dara. Ultimo posto proprio per l’Austria con 1 punto, a parimerito con il Regno Unito.
Nessuno avrebbe mai dato la Bulgaria per trionfante in un contesto come quello professionale delle giurie, perché, nonostante il ritmo molto orecchiabile, la canzone non presenta difficoltà tecniche o particolarità strumentali come in quelle di Finlandia e Francia, ad esempio. Tuttavia, a quanto pare, i parametri di giudizio delle giurie eurovisive stanno cambiando, così come quelli del tele-voto.
Infatti, anche i voti del pubblico a casa sono stati totalmente imprevedibili, anche se negli ultimi anni questa caratteristica si sta ripetendo sempre più spesso, probabilmente a causa del fatto che, ormai, la performance dà un peso maggiore al risultato finale rispetto all’effettiva melodia o ai testi, che non hanno mai contato particolarmente.
Ben tre “Zero Points” per Germania, Belgio e nuovamente per il Regno Unito, il quale non ottiene punti dal tele-voto da ben 3 anni. Molti Paesi apprezzati dalle giurie sono stati letteralmente “distrutti” dai voti a casa. Solo 8 punti per Malta (11° nelle giurie); 9 alla Cechia (10° per le giurie); 14 alla Francia, 4° per le giurie e considerata una dei probabili vincitori; 17 alla Polonia (7° nelle giurie); e 19 punti alla Norvegia (9° nelle gurie). Cipro, considerato uno dei più papabili alla vittoria, ha pagato le conseguenze di una performance vocalmente imprecisa e ne ha ottenuti solo 34, arrivando 18°. Incubo per la Svezia, che, dall’essere tra le favorite, è passata ad ottenere solo 16 punti da casa, terminando al 20° posto: il peggior risultato dal 2010. Sconvolgenti anche i “miseri” 138 punti alla Finlandia, che tutti davano già per vittoriosa, ma che ha chiuso solamente al 6° posto.
L’Italia ha, invece, ottenuto il 6° punteggio più alto del tele-voto, 147 punti, al pari con la Grecia, giungendo così al 5° posto generale e siglando un risultato che nessun italiano si sarebbe mai aspettato dopo la vittoria sanremese di Sal (similmente a Lucio Corsi l’anno scorso). Nella Top-5 del pubblico troviamo l’Ucraina con 167 punti, giunta poi 9°; la Moldavia con 183 punti, salita, infine, 8° in classifica; Israele, che, tra boati di disaccordo e dubbi sulla attendibilità dei punti, ne ha ottenuti 220, posizionandosi in uno spaventoso 2° posto nella classifica generale; la Romania, con 232 punti, che si è fermata al 3° posto generale, ottenendo, però, il suo miglior risultato dal 2010; e a vincere il voto da casa è stata ancora lei, Dara per la Bulgaria, con l’incredibile ammonto di 312 punti, che l’hanno portata sul gradino più alto del podio, con ben 516 punti, per la prima volta nella storia. Il distacco tra la Bulgaria, prima, e Israele, secondo, è stato di ben 173 punti: il “gap” più grande della storia del Contest.
Di seguito, la classifica finale dell’Eurovision Song Contest 2026.
1° Bulgaria- 516
2° Israele– 343
3° Romania- 296
4° Australia- 287
5° Italia- 281
6° Finlandia- 279
7° Danimarca- 243
8° Moldavia- 226
9° Ucraina- 221
10° Grecia- 220
11° Francia- 158
12° Polonia- 150
13° Albania- 145
14° Norvegia- 134
15° Croazia- 124
16° Cechia- 113
17° Serbia- 90
18° Malta- 89
19° Cipro- 75
20° Svezia- 51
21° Belgio- 36
22° Lituania- 22
23° Germania- 12
24° Austria- 6
25° Regno Unito- 1
Per la prima volta, la Bulgaria ha dominato l’Eurovision e ha potuto alzarne il trofeo, riportando il Contest nei Balcani dopo ben 18 anni. Sembrerebbe il segnale che bisogna iniziare ad accogliere nel nostro animo anche il caos, perché spesso una vita piena di regole e limitazioni ci porta solamente a smarrire il nostro essere. Un motto, quindi, a cambiare per avvicinarci sempre di più al proprio Io che, in questo periodo complesso e arzigogolato, tante persone avevano forse bisogno di ascoltare.
Absolute Bangaranga!
Niccolò Arpelli 4C

















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