Venerdì scorso, l’8 maggio ’26, si è tenuta a scuola l’annuale Serata “bianca”, in voga ormai da qualche anno. Apericena comune fino alle 21.00, susseguenti seminari obbligatori; dopodiché attività più svaganti e “libere”, come canto, ballo, giochi da tavolo o videogiochi e, per finire, con un’oretta di “discoteca” nell’atrio al piano inferiore.
Sicuramente l’evento più significativo della serata (però non in senso positivo) è stata la conferenza d’astronomia, tenuta dal professor Rigon. L’argomento della serata, interessantissimo e poco noto, avrebbe dovuto essere l’universo in multibanda, ovvero come il cosmo cambia apparenze in base alla frequenze di luce in cui lo osserviamo.
Tralasciando l’argomento della lezione (estremamente stimolante e su cui tutti sono invitati a informarsi, anche chiedendo ai propri docenti di Fisica), ciò che ha davvero segnato la serata sono state la profonda inciviltà e la mancanza di rispetto verso il professore mostrati dalla stragrande maggioranza dei partecipanti. Il brusio che precede l’inizio di ogni lezione o conferenza, quella sera, non si è mai fermato. Nonostante il valente professore abbia richiamato più volte l’attenzione, il silenzio perdurava solo per pochissimi secondi alla volta o, addirittura, non cominciava nemmeno. La povera voce dell’oratore si smarriva, confusa e diluita tra quelle di dozzine di ragazzi urlanti. Secondo i testimoni, ascoltare già dalla prima fila richiedeva una certa dose di impegno, ma, dalla terza, la spiegazione delle slides arrivava a intermittenza, rendendo davvero impossibile seguire. Varie volte il presentatore si è interrotto per ricordare a tutti che, se non volevano partecipare, avrebbero perlomeno dovuto avere la decenza di uscire e di lasciare che gli interessati potessero godersi l’evento.
Il triste e svilente spettacolo stava proseguendo da una trentina di minuti, quando, con rapidità e scioltezza, il prof. Rigon ha deciso alfine di smettere di specare il fiato, ha chiuso la presentazione ed ha spento l’oramai inutile computer. Dato che pochi stavano prestando attenzione, poiché la maggioranza continuava allegramente a chiacchierare, a ridere e ad urlare, come fosse ad un ritrovo di ben più basso tenore culturale, l’oratore ha dovuto umiliarsi ulteriormente facendo presente, a gran voce, che l’ipotesi di lezione era terminata e che erano tutti “liberi”, ma di andare. Solo allora, la platea distratta è scoppiata in un grande, fragoroso applauso, che però non ha lavato via nessuna colpa. Appariva, invece, un’aggravante: erano così estraniati dalla situazione, da credere che il loro modo di fare fosse passato inosservato per tutta la sera e che la presentazione avesse raggiunto la sua fine naturale e organica, alla quale finalmente poter apporre l’atteso sollievo, mentre invece era successo un troncamento ex abrupto.
Nonostante il trattamento indecoroso che ha dovuto subire, una volta che la massa barbara era uscita dall’aula, il professore si è dimostrato gentile e disponibile con gli sparuti e spauriti studenti residui che sono andati a fargli domande, alle quali ha risposto fornendo risorse aggiuntive a chi le richiedesse.
E’ stata un’esperienza poco gradevole per tutti, tranne che per quelli che non avevano intenzione di parteciparvi. Dato che la presentazione, se lasciata dispiegarsi senza interruzioni, sarebbe finita in una quarantina di minuti, su una serata di oltre 5 ore, c’è da chiedersi perché studenti liceali, maggiorenni o poco distanti da cotal traguardo illusorio, che hanno scelto di attendere la lezione di astronomia, si siano comportati in un modo così incongruente. Oltre alle inquisizioni esterne, chi sa di essersi comportato da bambino di 5 anni dovrebbe farsi delle domande sul suo grado di maturità e sulla sua capacità di partecipare a qualunque attività che non sia l’ora d’aria all’asilo.
Andrea Campoli 4C


















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