Alle volte il finale di un libro sembra fin troppo perfetto e scontato. La saga dei Mallorean di David Eddings, infatti, finisce esattamente come avrebbe desiderato un lettore medio: i buoni vincono, gli antagonisti crudeli spariscono e la pace torna ovunque.

Tuttavia, nella vita vera le vicende non vanno quasi mai secondo i piani e bastano un secondo di esitazione o una decisione diversa per stravolgere completamente tutto. Si potrebbe, quindi, ripartire da capo e cambiare le regole del gioco, in modo tale che, nel punto più importante della storia, quando ci si aspetta la solita risposta scontata, la trama potrebbe prendere la direzione opposta e sbagliata, come ciò che potrebbe accadere nel Luogo Senza Nome.

Nella versione originale Cyradis fa la scelta più giusta e ovvia: sceglie la Luce, Geran viene salvato, le tenebre vengono sconfitte e tutti vissero “felici e contenti”. Invece, cos’accadrebbe se Cyradis, analizzando settemila anni di sofferenze e guerre, giungesse alla conclusione che la Luce ha fallito e decidesse di scommettere sulla forza opposta, scegliendo le tenebre?

La scelta della Profetessa è un cambiamento immediato e profondo della natura stessa delle cose. Geran, nato per essere il Campione della Luce, subisce un cambiamento devastante. Non viene distrutto, ma la sua anima e la sua essenza vengono completamente rimodellate. Smette di essere il principino indifeso di Riva e diventa il Campione delle Tenebre. I suoi occhi perdono la dolcezza di C’Nedra e diventano abissi oscuri, capaci di inghiottire qualsiasi traccia di calore. Non prova odio cieco, ma un freddo distacco. La Profezia delle Tenebre lo usa come suo nuovo strumento per plasmare il mondo. Quando Garion prova a toccare il Globo per riprenderselo, quest’ultimo, che è incastonato nella Spada, reagisce con una violenza inaudita: un’ondata di forza sbalza Garion a dieci metri di distanza, ustionandogli il braccio e incrinando la lama millenaria.

La vittoria delle Tenebre porta all’instaurazione di un ordine gelido e silenzioso. I due Mondi convivono, ma sotto il dominio dell’Ombra. Il regno della Luce è relegato ai margini, dove prova a resistere sopraffatto dalla scelta. Il potere della Volontà e della Parola funziona al contrario e cercare di usare la magia per guarire o proteggere richiede un prezzo altissimo: Polgara tenta di curare una ferita e finisce per peggiorarla, perché ogni incantesimo di luce attrae il male. Garion, Belgarath e i pochi sopravvissuti si ritrovano confinati in un mondo che non li riconosce più. Non sono i vincitori, ma estranei che il nuovo ordine cerca di eliminare per cancellare ogni traccia del passato. Zakath governa il continente malloreano dal trono di Mal Zeth sotto l’influenza del nuovo corso, ma il vero centro del potere è Geran.

Il figlio di Garion è diventato onnipotente e la sua volontà è legge: non parla quasi più, si muove scortato da guardie d’ombra e anticipa ogni mossa della ribellione prima ancora che venga pensata. Belgarath passa le notti nascosto nelle caverne delle Montagne dell’Arendia, studiando antiche pergamene per trovare un modo di spezzare l’incantesimo che tiene in ostaggio il ragazzo. Quando trova un modo per riportare la realtà sulla retta via, la missione è veramente ardua e complicata, poiché Geran non è perduto per sempre, ma vittima di un potentissimo incantesimo che, per essere infranto, necessita di una forza smisurata, paragonabile al sacrificio di un Dio.

Garion osserva la sua Spada, che ora emette un bagliore oscuro e freddo. Suo figlio è diventato il nemico definitivo. Sapendo che ciò che dovrà compiere sarà arduo, il mondo sopravvive in un fragile equilibrio.

Giacomo Valente 3I

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