Durante la serata del 12 Marzo 2026, il Teatro Manzoni ha ospitato uno degli appuntamenti della nona edizione di BA Classica, una rassegna promossa dall’Associazione Musicale Rossini. Protagonisti della serata sono stati i giovanissimi e pluripremiati musicisti del Brass Ensemble del Conservatorio Guido Cantelli di Novara, formazione di studenti diretta dal maestro Gianluca Speroni.

Il concerto ha proposto un programma eterogeneo, per attraversare epoche e linguaggi musicali diversi: dal grande repertorio operistico italiano, alle celebri colonne sonore cinematografiche. L’ensemble, caratterizzato da una ricca sezione di ottoni, affiancata da un articolato comparto di percussioni – tra cui batteria e timpani – ha offerto un’esecuzione di forte impatto sonoro e grande precisione interpretativa.

Ad aprire la serata è stato un energico tributo alla saga cinematografica degli Avengers, con l’esecuzione della celebre colonna sonora composta da Alan Silvestri, che ha immediatamente coinvolto il pubblico in sala. Il programma è poi proseguito con un omaggio alla tradizione operistica italiana, attraverso una selezione di arie e di intermezzi tratti dal Rigoletto di Giuseppe Verdi, quelle cioè che potessero essere trasposte in chiave di fiati, senza l’arrangiamento completo della grande orchestra e senza le voci dei cantanti, che sono state sostituite da uno dei tromboni. Particolarmente apprezzata è stata l’esecuzione di “La donna è mobile”, sicuramente l’aria più nota e più attuale dell’Opera. L’interpretazione dell’ensemble ha suscitato una reazione calorosa del pubblico, culminata in un lungo e convinto applauso, che ha chiuso uno dei passaggi più emozionanti della serata.

Un gruppo di ottoni come il Brass Ensemble del Conservatorio Guido Cantelli possiede caratteristiche che lo distinguono da una grande orchestra sinfonica o da un quartetto cameristico. Se quest’ultima si fonda sulla varietà timbrica data dall’unione di archi, legni, ottoni e percussioni, un brass ensemble concentra invece la propria forza espressiva nell’omogeneità e nella potenza del suono degli ottoni. Ne deriva una maggiore compattezza sonora: trombe, tromboni, corni ed euphonium producono un suono pieno, morbido e diretto, che riempie la sala con grande immediatezza. Allo stesso tempo, gli ottoni esprimono energia e brillantezza, qualità che si prestano particolarmente alle atmosfere solenni, epiche, jazz o cinematografiche. La presenza di un numero più ridotto di strumenti rende, inoltre, l’esecuzione più lineare, con ogni parte chiaramente percepibile e con una simbiosi sonora più marcata. Questa formazione dimostra, infine, una notevole versatilità, potendo attraversare con apparente naturalezza repertori diversi, dal melodramma alla musica da film, fino al tango, che è forse il genere più adatto a questo tipo di arrangiamenti.

A seguire, il programma ha virato verso il repertorio cinematografico contemporaneo, con l’esecuzione di alcune tra le colonne sonore più celebri degli ultimi anni. Il pubblico ha riconosciuto immediatamente le musiche di Dragon Trainer, Pirati dei Caraibi (La maledizione della prima luna) e della trilogia de Il Signore degli Anelli, che hanno dimostrato la capacità di riarrangiare un notissimo repertorio senza stravolgerlo o deprivarlo delle sue caratteristiche fondamentali.

Il concerto ha offerto anche l’occasione per riflettere su una delle figure più influenti della musica per il cinema contemporaneo, Hans Zimmer. Compositore tedesco tra i più celebri degli ultimi decenni, ha fatto evolvere il linguaggio delle colonne sonore unendo la scrittura orchestrale tradizionale ad elementi elettronici ed introducendo marcatamente gli ottoni. Proprio questi ultimi sono diventati una delle cifre stilistiche più riconoscibili della sua musica: potenti, incisivi, solenni, ma anche parzialmente giocosi, contribuiscono a creare atmosfere epiche e rapide, estremamente adatte al ricercato impatto cinematografico. Le percussioni, inoltre, contribuiscono a dare maggiore rotondità e concretezza al tessuto sonoro, rafforzando l’impatto complessivo dell’esecuzione, ma anche la sua scorrevolezza.

Il momento successivo ha introdotto un cambio di atmosfera, con l’esecuzione di Oblivion, celebre composizione del bandoneonista argentino Astor Piazzolla. Scritto nel 1982 per la colonna sonora del film Enrico IV, il brano è uno dei tanghi più intensi e malinconici del repertorio di Piazzolla: una melodia lenta, sospesa e profondamente nostalgica, che richiama il senso di memoria e smarrimento evocato dal titolo stesso, ossia dall’ “oblio” di una vita violenta che, però, alla fine verrà dimenticata.

Composto nel pieno della maturità artistica del musicista argentino, Oblivion rappresenta uno degli esempi più raffinati del cosiddetto Nuevo Tango, quel linguaggio musicale sviluppato da Piazzolla, a partire dagli anni Sessanta, nel quale la tradizione del tango rioplatense si fonde con elementi della musica classica e del jazz. Il brano si distingue per la sua struttura essenziale e per una linea melodica di grande intensità espressiva, sostenuta da armonie delicate e da un ritmo appena accennato, in corso di sviluppo, o di accelerazione, che contribuisce a creare un’atmosfera intima e quasi sospesa.

La serata è poi proseguita con un tributo alla grande tradizione della canzone italiana, dedicato alla Mina degli esordi, in cui gli arrangiamenti jazz erano marcatamente centrali, prima di concludersi con l’esecuzione di un brano inedito che ha chiuso il concerto.

Oltre a suscitare forti emozioni tra i presenti, l’ascolto si è rivelato un vero e proprio appuntamento culturale. In un’epoca in cui avviene sempre più spesso attraverso piattaforme digitali e dispositivi personali, eventi come questo ricordano il valore insostituibile della musica dal vivo e la diversità rispetto alla musica “fredda” costruita con gli strumenti digitali. La possibilità di ascoltare un’esecuzione viva e vibrante, con strumenti reali e con il dialogo diretto tra i musicisti, restituisce infatti un’intensità e una profondità che nessuna riproduzione digitale può pienamente eguagliare, forse perché troppo “levigata”, astratta e perfezionistica, ma non perciò perfetta.

Particolarmente significativo è stato, inoltre, il fatto che si siano esibiti dei musicisti giovani, poco più che coetanei di molti spettatori presenti in sala. La loro interpretazione ha dimostrato non solo un notevole livello tecnico, ma anche una sincera passione per la musica e per il proprio strumento. Nel corso del concerto, l’ensemble è riuscito a trasformarsi in un unico organismo sonoro, capace di fondere le singole “voci” in un’espressione musicale compatta e coinvolgente.

Al termine della serata è stato, infine, annunciato il prossimo appuntamento della rassegna, previsto dopo la conclusione dell’anno scolastico e presentato dall’amministrazione comunale di Busto Arsizio, a conferma della volontà di continuare a promuovere momenti di incontro tra il pubblico giovanile e la musica dal vivo.

Alessandro Mammone 5H

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