Il richiamo delle due ruote.
Perché a molti piace così tanto andare in moto? Quasi tutti quelli che hanno questa passione hanno iniziato perché qualcuno in famiglia gliel’aveva trasmessa, magari uno zio, un fratello o, più spesso, un padre. Fin da piccoli, infatti, ci si sente attratti dal veicolo pesante e rumoroso che si osserva in garage e non si vede l’ora di poterci salire. Non succede solo perché la moto è esteticamente bella, ma per le sensazioni che fa provare mentre la si cavalca. Ci si appassiona perché stimola un senso di libertà, che l’automobile moderna non darà mai, a causa del tettuccio fisso, che la rende un veicolo al chiuso. In moto, invece, si sfreccia proprio “dentro” il traffico, si sente molto la strada, ci si immerge nell’aria, nel freddo, nel caldo, nell’adrenalina della velocità. Inoltre, ci si sente parte di un gruppo, quando si incrociano altri motociclisti e li si saluta con la mano, come se si fosse un po’ speciali, anche se non ci si conosce. Quel cenno con la mano o quel lampeggio bastano per sentirsi subito parte di una “grande famiglia” e della stessa passione. Che sia per emulare il papà o per il bisogno di essere finalmente indipendenti, la moto cambia il modo di vedere il mondo e fa venir voglia di stare sempre in sella.
Perché non farne a meno.
Dopo le prime prove di guida, si capisce che la moto non è solo un mezzo per andare da un punto A ad un punto B, perché crea una connessione corporea maggiore rispetto a quella tra l’organismo ed il sedile di un’autovettura. Si deve usare tutto il corpo per guidare ed è quasi come se fosse una danza tra le curve, poiché ogni movimento dev’essere coordinato bene; altrimenti si cade. È una sensazione difficile da spiegare a chi non l’ha mai provata, ma fa sentire un tutt’uno con la strada. Per la mente, andare in moto è una specie di medicina perché costringe a restare super-concentrati su quello che si fa e “stacca” dai problemi della scuola o dallo stress di tutti i giorni. Infine, c’è anche un lato pratico: l’agilità nel traffico è imbattibile. Mentre tutti sono in coda, si sorpassa tranquillamente e si trova parcheggio più in fretta.
Il rischio: Guardare bene la strada.
Bisogna, però, precisare che vi sono dei rischi, anche piuttosto considerevoli. Il più ovvio, ma che a volte si dimentica, è la vulnerabilità: se in macchina si può avere la protezione delle portiere e degli airbag, in moto la “carrozzeria” non c’è ed il corpo rimane molto esposto. In caso di incidente, si prende tutto l’impatto e questo fa una enorme differenza, a cui si aggiungono dei pericoli esterni che non dipendono nemmeno dal guidatore. Basta un niente, come una buca nascosta, un po’ d’olio perso da un camion o le strisce pedonali che, quando piove, diventano scivolose come il ghiaccio. Per non parlare degli automobilisti, molti dei quali sono distratti dal telefono e non vedono i motocicli. Il pericolo più grande, comunque, rimane l’errore umano perché, quando si prende confidenza con la moto, si inizia a correre troppo o a fare “cavolate” per mettersi in mostra perché ci si sente esperti; ma la strada non perdona. La velocità inadeguata è quasi sempre la causa dei danni peggiori; quindi bisogna guidare con la testa, non solo con il casco e con il polso.
Gestire il rischio: La sicurezza non è un optional.
Visto che i pericoli ci sono, si è intelligenti solo se si cerca di gestirli, perché la sicurezza non è un optional o un fattore che si possa decidere di ignorare. La prima regola è l’abbigliamento tecnico: benché d’estate faccia caldo e venga voglia di andare in moto in maglietta come si faceva negli Anni ’70, il casco, i guanti e la giacca con le protezioni sono indispensabili. Oggi esistono pure gli airbag per moto, che salvano veramente la vita, e bisogna mettersi tutto in testa anche per tragitti brevi, perché l’asfalto non diventa più morbido solo perché si va vicino a casa. Oltre ai vestiti, conta tantissimo come si tiene il mezzo. Non si può pensare di girare con le gomme lisce o i freni che non vanno, perché in una situazione d’emergenza mancherebbe la necessaria risposta della moto. Anche le luci devono essere sempre a posto, per far vedere bene chi la guida agli altri. Infine, conta molto l’esperienza. Fare dei corsi di guida sicura è un’ottima idea, perché insegnano a gestire la moto quando succede qualcosa di imprevisto, però guidare bene non vuol dire solo saper accelerare, ma saper capire il pericolo prima che succeda e restare sempre lucidi. Ovviamente, non è mai sensato mettersi in sella dopo aver bevuto alcolici.
Il motociclista consapevole.
Serve trovare il giusto equilibrio. Ci si può benissimo godere il brivido di fare una bella curva e quella sensazione di libertà notevole, senza dover per forza fare gli incoscienti e rischiare la pelle ogni volta. Essere un vero motociclista non significa correre come matti, ma saper gestire la propria passione usando sempre la testa. Non bisogna mai dimenticarsi che la strada non è una pista, specialmente quando ci si sente un po’ troppo sicuri di sé, perché il viaggio più bello non è quello dove si è andati più forte degli altri, ma quello da cui si torna a casa sani e salvi. Essere consapevoli di quello che si fa è l’unico modo per continuare a divertirsi in sella per tanto tempo.
Pietro Castiglioni 2I


















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