Di fulgido oro il trionfo Sol
dispiega nel ciel
il suo carro ardente e sublime,
mentre il guerriero giorno
disperde l’ombra infame
che allatterà il Notturno Scempio.

Non splende di luce propria,
ma fiamma del tenebrale abisso
che si frantuma con freccia di guizzo.
Se non vi fosse il mare
la sua corsa a troncare,
il mondo rimarrebbe fisso fisso.

Oh Sole, Febo guerriero,
pupilla e scoglio ove si frange
il cieco Error dell’ombra,
vela vaporos’orgoglio
che dal suo sacro raggio si raccoglie.

L’ombra, vile spettro, non muore, però
s’annida nei residui dell’essere,
attendendo il tramonto
e quel tragico macello
di cui neppure un Dio può
annientare il fardello.

Aiuta l’Alma che in te si specchia,
sgombra qualunque terrestre imbroglio,
vile, labile, inafferrabile.
Nutre in sè l’estasi che ingombra
ogni senso che si perde nel sonno

Giulia Monolo 4C

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