O fiore che la notte alfin dischiude,
vergine e rea del tacito giardino,
ti s’aggira fulgor che non s’illude,
fiamma d’incenso, d’ombra e di destino.
Nel tuo respiro palpita un veleno.
Sa di cielo e d’esilio profumato.
Le corolle ardono in pianto ameno:
dolce martirio in petto incatenato.
T’intrecci sete e spine, amor profano,
e in ogni vena stilli un Dio nascosto.
Baci la notte come un freddo umano,
tra fede e colpa il tuo silenzio è posto.
Il vento t’accarezza e t’innamora,
la rugiada ti veste di diamante.
In te l’albeggio muor, nasce l’aurora,
candela viva in cenere tremante.
Così, regina d’un istante eterno,
tu, Passiflora Notturna, ardi e taci.
Domenico Marrocco 4C


















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