La Disney ci riprova: prende un suo vecchio classico, lo riempie di effetti speciali all’ultimo grido, modernizza la trama, lo vende come una grande novità… e spera che basti il titolo famoso per attirare spettatori. Ma stavolta, con il nuovo Biancaneve, ha davvero toccato il fondo.
Una recitazione imbarazzante
Prima di tutto, la recitazione è semplicemente terribile. Rachel Zegler, che interpreta Biancaneve, sembra annoiata per tutto il film. In scene che dovrebbero essere emozionanti – come quando scopre la casetta nel bosco o affronta la Regina – sembra quasi stia leggendo da un copione senza capirne il senso, come se la fiaba non le fosse mai stata spiegata. La Regina cattiva, interpretata da Gal Gadot (memorabile come Wonder Woman e, quindi, legata ad un immaginario collettivo opposto), prova ad essere minacciosa, ma finisce per sembrare più una caricatura da social, piuttosto che una vera antagonista.
Troppa CGI, poca magia
Un altro grande problema è l’uso esagerato della CGI. Gli animali del bosco sembrano pupazzi digitali usciti da un’app per bambini, mentre il castello, completamente ricreato al computer, manca di qualsiasi dettaglio realistico. Anche la famosa scena dello specchio magico – che nell’originale aveva un’atmosfera inquietante e affascinante – è stata trasformata in una sequenza troppo luminosa e priva di tensione, con uno specchio fluttuante degno di un brutto videogioco fantasy. I nani o, meglio, i “personaggi alternativi” che li sostituiscono, sono un miscuglio sgraziato di CGI e attori mal integrati, tanto da risultare fuori posto in ogni scena.
Una storia cambiata a caso
La trama, inoltre, è stata modificata in modo confuso e poco riuscito. Biancaneve non vuole più innamorarsi o essere salvata, ma diventare una leader politica, senza però che il film le dia davvero spazio per farlo in modo credibile. Il legame con i nani – che nella versione originale rappresentava crescita, amicizia e fiducia – qui è debole ed incoerente. S’aggiunga anche che molte scene chiave, come quella della mela avvelenata, vengono affrontate troppo velocemente o con toni completamente diversi, perdendo il loro valore simbolico. Il “principe” poi, ovvero il suo sostituto (un bandito), è talmente poco presente che sembra un personaggio secondario: appare per pochi minuti e non lascia alcun impatto nello spettatore. Sembra che gli autori abbiano voluto cambiare tutto per principio, senza avere idee migliori da proporre e senza capire che sarebbe stato più corretto cambiare semplicemente favola, o scriverne una nuova.
Solo marketing: niente cuore
Se ne può concludere che il film non sia stato prodotto per raccontare una storia, ma solo per sfruttare un marchio famoso, come si trattasse di un contesto pubblicitario. La promozione ha puntato tutto su messaggi di inclusione e di apparente modernità, ma nel film queste idee rimangono in superficie, usate più come slogan che come contenuto reale. Biancaneve è diventata un prodotto da vendere: non un personaggio da amare.
Se così si intendeva risollevare l’incasso ai botteghini dell’industria cinematografica, più che ad una strada in salita ci si è trovati davanti ad un muro liscio, innalzato da una civiltà altrettanto stolida.
Andrea Campoli 3C


















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