Ogni anno le coste della Sardegna perdono tonnellate di sabbia e ciottoli a causa dell’asportazione volontaria da parte di alcuni turisti non educati. Sebbene venga spesso percepito come un gesto da poco, il prelievo di questo materiale dal litorale costituisce un grave fattore di erosione antropica accelerata, in grado di alterare l’equilibrio geomorfologico ed ecologico costiero.

La biologia della Spiaggia Rosa.

L’esempio più rilevante è la Spiaggia Rosa sull’isola di Budelli nell’Arcipelago della Maddalena, di cui la colorazione e la composizione dipendono direttamente dal ciclo biologico di un foraminifero bentonico: la Miniacina Miniacea.

  • Origine del pigmento: questo micro-organismo vive adeso alle praterie sottostanti di Posidonia oceanica o sulle rocce del fondale e si costruisce un guscio calcareo rosso-rosato richiamando carbonato di calcio dall’acqua di mare.
  • Sedimentazione: quando l’organismo muore, le sue strutture calcaree vengono staccate dal moto ondoso, frantumate e trasportate verso riva.
  • Tassi di rinnovamento: la produzione naturale di questo sedimento biogenico è estremamente lenta e richiede decenni per accumulare volumi significativi. L’asportazione massiccia avvenuta prima della chiusura totale al pubblico (avvenuta nel 1998 con il DM del Ministero dell’Ambiente) ha spezzato il bilancio sedimentario, compromettendo la capacità di rigenerazione della spiaggia.

Che souvenir superficiale e che multe: salate come l’acqua.

I “ladri di spiaggia” fermati ai controlli degli aeroporti di Olbia, Cagliari o Alghero si giustificano quasi sempre alla stessa maniera: “Volevo solo un piccolo ricordo della vacanza”. È la classica trappola dell’egoismo, più o meno inconsapevole: quello che per un singolo turista è un innocuo vasetto da abbandonare per anni alla polvere su una mensola di casa, moltiplicato per centinaia di migliaia di persone, diventa una vera e propria ferita all’ambiente.

Per mettere un freno a questa abitudine decisamente costosa per la Natura ed iniziata dagli Anni’60, quando però il flusso di turisti era molto più contenuto, la Regione Sardegna ha dovuto usare le maniere forti. La legge regionale n. 16 del 2017 prevede, infatti, sanzioni che vanno da 500 fino a 3.000 euro, per chiunque si porti via anche solo un pugno di sabbia o qualche conchiglia, senza contare che nei casi più gravi scatta la denuncia per furto di Beni dello Stato. Una lezione decisamente cara per un souvenir da pochi centesimi e che normalmente non “serve a qualcosa”.

La rivoluzione dei volontari. 

Si evidenzia, però, anche una storia di riscatto perché, negli ultimi anni, grazie al lavoro incessante dei volontari ecologisti e al tam-tam sui social-media, qualcosa sta cambiando: si sta finalmente capendo che il mare non è un negozio da cui servirsi gratis e che l’ambiente non va deturpato in nessun modo.

È persino nato un fenomeno tanto curioso quanto toccante: quello dei pacchi del pentimento. I comuni sardi e le associazioni ambientaliste si vedono recapitare ogni estate scatole da tutta Europa, inviate da ex-turisti tormentati dai morsi della coscienza e finalmente redenti. Dentro ci sono bottiglie di sabbia o granelli di quarzo, asportati senza pensarci magari vent’anni prima ed accompagnati da lettere di scuse scritte a mano. Un segnale chiaro: il vero modo di amare la Sardegna è lasciarla tutta intera esattamente dove sta.

Irene Manzo 3I

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