La teoria del “Dead Internet” suggerisce che la rete, che conoscevamo come un luogo vibrante e caotico, fatto da interazioni umane autentiche, sia stata sostituita da una simulazione in cui la maggior parte dei contenuti e delle interazioni sono generati da bot, algoritmi e grandi corporazioni.

Tale idea suggestiva e suggestionabile è stata formalizzata per la prima volta nel 2021 su un thread nel forum “Agora Road’s”, seppure fosse in circolazione da molto tempo. Secondo la teoria, la maggior parte dei contenuti presenti on-line sarebbe stata creata non da esseri umani, ma da intelligenze artificiali o bot controllati da entità centralizzate. Questo processo avrebbe progressivamente “ucciso” l’Internet decentralizzato e “autentico” degli anni ’90 e primi 2000, trasformandolo in un sistema chiuso dominato da poche aziende tecnologiche.

La teoria si basa su alcune osservazioni:

  1. La standardizzazione dei contenuti: Gran parte dei contenuti on-line è estremamente simile. Articoli di notizie, video, post sui social-media e persino commenti spesso seguono schemi ripetitivi, come se fossero generati automaticamente. Quello che succede è che i bot vanno a ripescare dalle pagine web del passato i titoli, i post, i commenti che hanno avuto più successo e li copiano, rielaborano e ri-postano, nel tentativo di massimizzare visualizzazioni, like e tempo di residenza sul sito web.
  2. La proliferazione dei bot: Studi del 2016 dimostrano che una porzione significativa del traffico web proviene da bot. Un rapporto particolare di Imperva (azienda di fama mondiale di cyber-sicurezza) ha rilevato che quasi il 52% del traffico internet è generato da software automatizzati, molti dei quali progettati per simulare attività umane. In parole povere: fingersi persone vere. Inoltre, l’introduzione di chatbot avanzati come ChatGPT di OpenAI, ha accelerato e migliorato questo processo. E la questione diventa ancora più preoccupante quando si realizza che lo studio risale al 2016 e che, da allora, il traffico internet si (stima) più che quadruplicato: è naturale che quindi anche i bot siano aumentati grandemente.
  3. La concentrazione delle piattaforme: Il web è dominato da poche piattaforme centralizzate, come Google, Facebook (e Instagram, sotto META), Amazon e Twitter (ora X). Queste aziende utilizzano algoritmi avanzati per manipolare i flussi di informazioni e possono pagare i motori di ricerca perché i loro risultati compaiano per primi nei “risultati”, indipendentemente dalla qualità dei contenuti. Inoltre, tutte le maggiori aziende si scambiano fra loro i dati personali (i “cookies”) di ogni utente, per creare un suo profilo digitale che può essere più efficacemente bersagliato da pubblicità ad hoc (es. se cerco su Amazon un monopattino, molto velocemente su altri siti mi compariranno pubblicità di monopattini).

Altri aspetti di un Internet Morto sono le “content farm” (fattorie di contenuto, letteralmente). Trattasi di siti web progettati per creare grandi quantità di articoli su argomenti popolari, al fine di attrarre click e generare entrate pubblicitarie. Molti di questi articoli sono scritti da intelligenze artificiali o direttamente copiati da altri siti, creando così una grandissima quantità di contenuti scadenti in breve tempo. Un esempio sono gli articoli spam, come “Top 10 prodotti di cui il tuo gatto HA bisogno” o “Ecco il nuovo trucco per dimagrire di 5kg in 2 settimane”.

In Italia, poi, il problema è peggiorato dal fatto che gran parte della popolazione è tecnologicamente analfabeta, nel senso che non sa, riesce o vuole passare del tempo a distinguere fra i contenuti genuini e quelli spam. E’ un problema che trascende le generazioni, in quanto genitori “incapaci” non possono insegnare ai figli come evitare queste trappole. Naturalmente, però, assumono forme diverse per attrarre fasce d’età diverse. Per esempio, circolano molti video di animali generati dai AI sui social: sono gattini, cagnolini, o magari ibridi tra animali diversi o animali e cibi, tutti fatti interamente da bot, che li usano per raccogliere like e iscrizioni dei bambini. Mentre per i più anziani, che non sanno come riconoscere un’immagine fatta da intelligenza artificiale, su Facebook ci sono migliaia di post fatti con AI, che si “attaccano” alla buona volontà delle persone per raccogliere like, donazioni e reazioni (“Oggi ho fatto quest’opera d’arte, ma non piace a nessuno…” “Oggi è il mio compleanno, ma nessuno mi ha fatto gli auguri…”).

r/mildlyinfuriating - These AI generated Facebook posts.r/ChatGPT - How long until there's more AI generated content than real content on Facebook?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terribile è anche la propagazione incontrollata di forme di “arte” AI. Ormai quasi tutte le intelligenze artificiali dispongono di strumenti per creare immagini, basandosi sui comandi dell’utente. A differenza di un quadro o di un’illustrazione vera, che possono richiedere decine di ore a un artista, ChatGPT può creare dozzine di immagini all’ora, che poi, una volta caricate on-line, intasano i motori di ricerca e soffocano l’arte vera, rendendola difficile da trovare per chi non abbia ricevuto le indispensabili nozioni di Storia dell’Arte.

Uno degli aspetti più seri e più preoccupanti della “dilagazione” dei bot sui social-media è che questi possono attivamente interferire con eventi nella vita vera. Studi condotti durante le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 hanno dimostrato che milioni di account erano gestiti da bot per diffondere disinformazione o amplificare determinate visioni politiche e/o ideologiche. Twitter, in particolare, aveva dichiarato che oltre il 5% degli account attivi è composto da bot, ma analisi indipendenti suggeriscono che questa cifra potrebbe essere sottostimata di molto. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, l’attività (in particolare di bot russi) sembra notevolmente aumentata: ripetono frasi di propaganda, fanno post in cui “spiegano” di chi è la colpa nel conflitto, lasciano a chi ha visioni politiche differenti commenti e frasi offensive e/o minacciose.

r/NAFO - Russian bots can also give cupcake instructions r/PoliticalHumor - People learning how to counter Russian bots

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno degli ultimi e più significanti sviluppi sulla vicenda è stata la decisione di Meta (compagnia madre di Facebook e Instagram) di creare volontariamente degli “influencer AI”, cioè account finti gestiti da chatbot, da inserire nel web per imparare a interagire con gli umani sui social. E’ bene segnalare che, dopo un’immensa ondata di odio e criticismo, questi account AI sono stati ritirati dall’azienda.

Purtroppo, per il futuro non è prevedibile nessun miglioramento della situazione.

 

Andrea Campoli  3C

 

Rispondi

DI tendenza

Scopri di più da La Voce degli Studenti

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere