Secondo le definizioni correnti, il Metodo è “un procedimento atto a garantire, sul piano teorico o pratico, il soddisfacente risultato di un lavoro o di un comportamento”. Tuttavia non è sempre stato questo l’approccio con cui si è inteso il termine. Le sue radici affondano nell’antichità, risalendo al III secolo a.C., con il termine greco μέθοδος (métodos), composto da μετά (meta, “oltre”, “attraverso”) e ὁδός (hodos, “via”, “cammino”), ossia letteralmente “via per raggiungere un obiettivo” o “procedimento”. Nel corso della storia, il termine ha subito molteplici mutazioni di significato, però la svolta decisiva si registrò con Cartesio, che nel 1637 pubblicava Il discorso sul metodo, ridefinendo il concetto e ponendolo al centro della ricerca della verità.

Il suo “Discorso sul metodo” è, senza dubbio, una delle opere più celebri e rivoluzionarie della storia del pensiero. Pubblicato nel 1637, segna un momento cruciale per la filosofia moderna, ponendo le basi per un nuovo approccio al sapere. Introduce un sistema innovativo per indagare sulla realtà, distinguendo così le idee adottate in passato, da un nuovo pensiero, più libero e finalmente a base razionale. In un certo senso, può essere considerato la “rivoluzione francese” della filosofia, in quanto rappresenta un punto di rottura con le vecchie zoppicanti certezze, per lasciare spazio a nuove e dirompenti idee.

Uno dei punti chiave si trova nella prima parte del discorso, dove Cartesio afferma:

“Perché non basta avere buono l’ingegno; la cosa principale è usarlo bene. Le anime più grandi, come sono capaci delle maggiori virtù, così lo sono dei più grandi vizi”.

Con queste parole, sottolinea che non è il buon senso, da lui definito “equamente distribuito tra gli uomini”, a fare la differenza nel pensiero umano, ma il metodo con cui lo si utilizza.

Il metodo cartesiano pone le fondamenta in quattro regole fondamentali. La prima è la Regola dell’Evidenza, che invita a considerare vero solo un fenomeno che appaia del tutto evidente, ovvero niente fantasmi, goblin, licantropi o altre amenità medievali.

Per presentare queste regole, Cartesio paragona le vecchie convinzioni e le conoscenze accumulate fino ad allora sopra o attorno ad una casa costruita male. Se si tenta di ristrutturarla apportando solo modifiche parziali, la casa rimarrà comunque instabile, poiché le fondamenta difettose ne compromettono l’intera struttura. Al contrario, se si vuole costruire una casa solida e sicura, è meglio abbattere la casa esistente e ricostruirla dalle fondamenta, un po’ come fanno coi grattacieli a New York.

Collegandosi a questo, arriviamo al secondo punto fondamentale del metodo cartesiano: identificare il Principio Fondante del metodo stesso, così che potesse fungere da punto di riferimento solido e certo per tutte le altre discipline scientifiche. Pertanto, si rese necessario risalire all’origine e alla natura essenziale di tale fondamento, che il filosofo individuò nell’Essere Umano. Per giungere a questa verità, Cartesio intraprese la strada del Dubbio Sistematico e totale, affermando che, per ottenere una conoscenza certa, occorreva mettere in discussione ogni elemento e considerare come falso tutto ciò di cui si poteva dubitare. Attraverso questo processo, sarebbe stato possibile individuare un punto fermo e inoppugnabile.

La prima conclusione che emerge da questo approccio è la celebre frase “Cogito ergo Sum” (“Penso, quindi Sono, Esisto”). Si tratta di un pensiero particolarmente affascinante poiché, proprio nel momento in cui si dubita, si acquisisce la certezza della propria esistenza, dato che il dubbio stesso richiede un soggetto che pensa.

Ciò che è chiaro e indubitabile.

Seguono la Regola dell’Analisi, che consiste nel suddividere i problemi complessi in parti più semplici, la Regola della Sintesi, che propone di ricostruire il tutto partendo dagli elementi più semplici, ed  infine la Regola della Revisione, che esorta a controllare che nulla sia stato trascurato.

La seconda conclusione molto interessante restituita da questa riflessione è che, fuori dall’essere umano in sé, non c’è assolutamente nulla di certo.

“Ma subito dopo mi accorsi che, mentre volevo pensare, così, che tutto fosse falso, bisognava necessariamente che io, che lo pensavo, fossi qualcosa. Penso, dunque sono.”

Da sottolineare è anche sicuramente la questione del dualismo. Seppure un po’ tutta la teoria di Cartesio si basi su una serie di dualismi, il più significativo è quello tra “res cogitans” e “res extensa”. La “res cogitans” è una sostanza incorporea e priva di estensione, caratterizzata dalla consapevolezza e dalla libertà, e costituisce l’essenza spirituale dell’essere umano. Al contrario, la “res extensa” rappresenta la dimensione corporea, priva di coscienza e soggetta a leggi deterministiche.

La novità che introdusse Cartesio fu proprio quella di separare questi due mondi, andando controcorrente per l’epoca, ma facendole fare un balzo evolutivo in avanti.

“La mente, per cui sono quel che sono, è interamente distinta dal corpo e non cesserebbe di essere tutto quello che è anche se il corpo non esistesse.”

Inoltre, il legame tra Cartesio, Galileo e Bacone può essere visto come una sintesi di approcci distinti, ma complementari alla scienza moderna. Cartesio fornisce la base filosofica, con il suo metodo razionale e il dubbio sistematico, mentre Galileo applica queste idee in modo concreto, utilizzando la Matematica e l’osservazione empirica per comprendere il mondo fisico. Bacone, infine, enfatizza l’importanza dell’induzione e della sperimentazione come strumenti fondamentali per la conoscenza. Insieme, questi pensatori pongono le fondamenta della Rivoluzione Scientifica, unendo razionalità, Matematica e metodo empirico in un nuovo paradigma che avrebbe plasmato la scienza moderna.

Alessandro Mammone 4H

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