Dal 7 gennaio la California del sud è devastata da vari incendi. Le aree colpite includono Los Angeles e zone metropolitane limitrofe, come Pasadena, Altadena e le Pacific Palisades; queste ultime, in particolare, sono state quasi completamente rase al suolo dal fuoco, in quanto le abitazioni che le costituivano erano costruite prevalentemente in legno.

I danni sono stimati nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari (è ancora molto presto per un calcolo accurato, tuttavia si stima fra i 200 e i 250 miliardi di dollari, cioè fra l’8 e il 10% dell’intero PIL italiano, per confronto), e sono in aumento, in quanto tutt’ora (15 gennaio), i roghi continuano a divampare. Circa 200.000 gli sfollati, e più di 20.000 le abitazioni distrutte o rese inutilizzabili.

Ad esasperare gli animi incorrono anche le compagnie assicurative, che nel 2023 hanno cancellato più di 72.000 assicurazioni per incendio proprio ai cittadini di Los Angeles, citando rischi troppo alti come giustificazione: vedremo presto un altro Luigi Mangione?.

Gli sforzi, seppur eroici, del dipartimento dei Pompieri della contea di LA sono minati da forti venti (alcuni addirittura di 160km/h, paragonabili a un uragano di categoria 2) provenienti dal deserto a est, che rendono difficile l’uso di mezzi come elicotteri ed aerei antincendio. Inoltre, il capo dei vigili del fuoco di LA, Kristin Crowley, ha annunciato che ben 17 milioni di dollari erano stati tagliati dal suo budget dal 2023.

Per sopperire alle mancanze del corpo ufficiale, molti cittadini privati benestanti hanno assunto squadre di pompieri privati a protezione delle loro case; sulla scena sono anche comparsi pompieri dal Canada e dal Messico, forze dell’ordine della Guardia Nazionale e dei Marines (anche se la loro presenza nella zona è necessaria più che altro a prevenire sciacallaggi e rapine alle case semidistrutte; si pensa addirittura che alcuni degli incendi siano di natura dolosa, appiccati per poter poi svaligiare le ville dei super-ricchi della zona). Infine, circa un migliaio di detenuti volontari provenienti da prigioni locali sono stati mobilizzati; quest’ultima è una pratica ben nota ai galeotti californiani, che dal 1915 sono chiamati ad aiutare con emergenze di vario tipo. Tuttavia, molti enti per i diritti civili protestano rispetto a questa fonte di manodopera dato che, nonostante lo stipendio minimo in California sia di 16$/ora,  i prigionieri ricevono molto meno, tra i 5 e i 10 dollari per giornata lavorativa. Sono, inoltre, poco preparati, in quanto non ricevono quasi nessun addestramento: 4 giorni di studi teorici e una settimana di allenamenti sul campo, prima di essere mandati “al fronte del fuoco”.

Le ragioni di un così brusco e improvviso divampo si possono trovare nella siccità tipica dei mesi estivo-autunnali in California. Da Luglio a Gennaio, sono caduti appena 4 millimetri d’acqua, che a poco sono serviti contro i forti e caldi venti del deserto dell’Arizona, che hanno spazzato la regione per mesi, inaridendo il terreno, quasi azzerando l’umidità nell’aria e seccando le piante. Molti scienziati e meteorologi sono concordi nel riconoscere in questi incendi un ulteriore segno del riscaldamento globale, ma con Trump al governo non ci sono molte speranze che la situazione migliori; anzi, in previsione della nuova legislatura Repubblicana, molte multinazionali come la BlackRock (dal patrimonio di 10 triliardi di dollari, 4 volte il PIL italiano), hanno annunciato che smetteranno di seguire le linee guida per le emissioni-zero.

Andrea Campoli 3C

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