Gli scacchi sono uno dei giochi più antichi e conosciuti al mondo. Sono entusiasmanti poiché di strategia e pianificazione, ma anche visti come un simbolo di intelligenza; tuttavia, sono facili da imparare e possono essere apprezzati da chiunque, a qualsiasi livello. Si gioca su una scacchiera 8×8 con sessantaquattro case e trentadue pezzi: l’obiettivo è dare scacco matto al re, per terminare la partita.  

Non ci sono limiti d’età per finire sotto l’incantesimo di questo gioco. Al di là degli stereotipi, richiama a sé generazioni e provenienze diverse, unite da una comune ambizione: la sfida tra due menti e le loro idee.  

La nascita degli scacchi 

Gli scacchi hanno circa 1500 anni e, tuttora, sono un gioco diffusissimo, anche grazie alla possibilità di disputare appassionanti partite on-line. Negli ultimi anni la loro fama è aumentata ulteriormente grazie a serie tv (o film) come “La regina degli scacchi” e grazie ad un meno scarso livello di partenza dei ragazzi che frequentano le scuole italiane. 

Benché la nascita del gioco sia incerta, la sua prima testimonianza scritta risale al VI secolo, quando viene citato nel kār-Nāmag, racconto in prosa di epoca sasanide. Tuttavia, è ritenuto unanimemente che sia nato in India attorno al VI secolo con il nome di chaturanga. Non si sa chi l’abbia inventato, ma circola la leggenda di un uomo di nome Sessa (o Sissa), che lo presentò ad un principe indiano. L’aneddoto divenne così celebre da essere citato anche da Dante nella Divina Commedia. 

Storicamente, però, sappiamo che il gioco si diffuse, tramite dei mercanti, nel VII secolo in Persia, noto crocevia culturale dell’antichità. Lo stesso nome “scacchi” ha origini persiane: deriva dalla parola shah, “re” (“scacco matto” viene invece da shah mat “re sconfitto”). A rimanere poi affascinati da questo gioco furono gli arabi che, dal X secolo, lo introdussero nell’area mediterranea, a partire dalla Sicilia e dalla Spagna, per raggiungere poi la sua forma moderna attorno al XVI secolo. 

In Europa gli scacchi ebbero subito grande successo: divennero oggetto di testi critici e i migliori artigiani crearono pezzi sempre più elaborati, come i “pezzi di Lewis”, prodotti in nord Europa nel XII secolo e rappresentati nel film “Harry Potter e la pietra filosofale”. 

In seguito, le regole del gioco vennero modificate, assieme ad alcuni pezzi (ad esempio l’alfiere era prima un elefante, a dimostrazione dei suoi movimenti in diagonale). Iniziarono poi a distinguersi i giocatori più bravi e, nel XIX secolo, iniziarono a tenersi tornei internazionali (il primo nel 1851, a Londra), mentre nel 1886 si svolse negli Stati Uniti il primo campionato del mondo ufficiale. Nacque così, il 20 luglio 1924, la FIDE (Federazione Internazionale Degli Scacchi) che organizza ancora oggi campionati mondiali e Olimpiadi. Proprio per ricordare questa data, ogni 20 luglio si celebra la Giornata Mondiale degli Scacchi. 

La leggenda del bramino 

Secondo alcuni, il gioco venne inventato in India intorno al VI secolo. Una leggenda in particolare attribuisce questa invenzione ad un bramino che desiderava risollevare lo spirito del suo triste re, che durante la guerra per la difesa del proprio regno, dovette compiere un’azione strategica in cui suo figlio perse la vita. Ogni giorno il sovrano riguardava lo schema della battaglia per vedere se ci fosse stato un modo per evitare quell’esito, ma senza una soluzione. Tutti nel regno cercavano inutilmente di rallegrarlo, fino a quando il giovane sacerdote, umile e povero, chiese di essere ricevuto e, dopo svariati tentativi a vuoto, fu accolto dal re. Al suo cospetto il piccolo bramino cercò di far divertire il sovrano simulando una battaglia con piccole statuine intagliate che, attraverso una serie di strategie, mosse e sacrifici, terminò con la cattura del re avversario. Il bramino pertanto disse: “Osserva che, per vincere la battaglia, questo giovane guerriero deve sacrificarsi”. Con questo gioco, infatti, il bramino aveva riprodotto la battaglia in cui era morto il figlio del re. Il maharaja (il sovrano) si appassionò molto al gioco, fece domande e decise infine di ricompensare il bramino per la sua arguta gentilezza: “chiedi quello che vuoi” disse ed allora Sissa rispose che non voleva alcuna ricompensa, perché lo era già quella di aver guarito il re dalla sua malinconia. «Chiedi quello che vuoi» insistette il benevolo re ed il giovane, allora, avanzò una strana richiesta: un chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due chicchi per la seconda, quattro per la terza e così via. All’inizio al re sembrò una richiesta molto modesta ma poi, accortosi che le caselle erano in tutto 64, si rese conto che in base a quel calcolo esponenziale non sarebbero bastati i raccolti dei prossimi ottocento anni per soddisfare quel desiderio! 

Domenico Marrocco 3C

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