Il gladiatore II di Ridley Scott è il sequel del precedente film Il gladiatore, che narrava la storia di un uomo, figlio di Massimo Decimo Meridio e di Augusta Lucilla, il quale dovette scappare da Roma poiché molti cospiratori volevano ucciderlo per diventare imperatori, essendo l’unico erede al trono imperiale e ancora piccolo per governare.

Il film si apre con la preparazione alla battaglia che sarebbe scoppiata a breve tra l’esercito comandato dal generale Marco Acacio e i soldati di Giugurta, i quali vengono sconfitti e fatti prigionieri. Insieme a loro vi era Annone, il comandante di un gruppo di soldati numidi posti sulle mura a difesa della città.

Durante il combattimento anche Arishat, la moglie di Annone, muore trafitta da una freccia che, da questo momento in poi, prima di essere catturato, Annone porterà con sé dopo averla estratta in parte dal corpo della defunta moglie.

Dopo la sua cattura, Annone viene portato ad Anzio, dove combatte contro dei babbuini con alcuni dei suoi compagni fatti prigionieri e dove Giugurta si fa uccidere dai babbuini inginocchiandosi a terra e lasciandosi sopraffare, mentre Annone continua a combattere fino ad uccidere una di quelle bestie.

Con il consenso e l’apprezzamento da parte di Macrino, viene portato al cospetto degli imperatori Geta e Caracalla, i quali regnano ormai a Roma da anni in un clima corrotto e di terrore, tale che ormai persino il generale più fidato ai due imperatori pensa di tradirli, per combattere contro un gladiatore appartenente al senatore Gracco, contro il quale riuscirà a trionfare. Gli viene promessa da Macrino la testa di Acacio solo se avesse combattuto per lui.

A seguito della sua prima vittoria, viene portato a combattere come gladiatore nell’Anfiteatro Flavio, nel quale affronterà il campione dei due imperatori, il quale entra a cavallo di un rinoceronte bardato; tuttavia Annone riesce a farlo sbattere contro le fondamenta di una tribuna, facendolo cadere dalla cavalcatura. Nonostante ciò, il campione riesce a sopraffarlo e, a seguito della pietà ricevuta, la quale viene rifiutata da Annone, lui stesso uccide prontamente l’avversario, aggiudicandosi lo scontro.

Quindi viene mandato a farsi medicare le ferite, incontrando Ravi, il medico che lavorava nel Colosseo e si prendeva cura dei gladiatori. Questo personaggio sarà molto importante in futuro, poiché sarà proprio lui a consegnare il messaggio di entrare a Roma all’esercito di Acacio.

Nel secondo scontro avvenuto nel Colosseo si vedono Acacio, scoperto da Macrino e Annone mentre attuava il suo piano per uccidere Caracalla, in uno scontro uno contro uno. In un primo momento Acacio ha la meglio; tuttavia la situazione si capovolge completamente in poco tempo e, una volta sopraffatto Acacio, Annone lo lascia vivere. Gli imperatori, però, avevano sospettato questo atto pietoso; così un gruppo di arcieri scaglia i propri proiettili contro il generale vinto.

Successivamente alla sua morte si creano numerosi tumulti in città, nei quali Geta verrà ucciso da Caracalla incitato proprio da Macrino, il quale si scopre essere stato uno schiavo ai tempi di Marco Aurelio, deciso a sterminare la famiglia regnante per porsi come nuovo imperatore.

Nella confusione, prima di essere condannata a morte, Lucilla riesce a dare l’anello di Marco Aurelio ad Annone, che si scopre essere Lucio Vero Aurelio, nipote di questo ed unico suo erede al trono rimasto. Questo anello servirà a Ravi per dare conferma all’esercito di Acacio che era stato mandato da Lucio Vero Aurelio.

Nell’ultimo giorno di giochi nel Colosseo, Annone deve difendere da solo sua madre e i senatori coinvolti nella congiura, contro alcuni membri delle coorti del pretorio; tuttavia, all’inizio del combattimento, tutti i gladiatori fedeli ad Annone entrano nell’arena, uccidendo i pretoriani.

Nel caos creatosi Macrino, spaventato, scappa dall’arena, ma prima scocca una freccia contro Lucilla, uccidendola, ed ammazza anche Caracalla quando ancora era intento a guardare la scena.

Macrino viene poi inseguito da Lucio, il quale raggiunge Macrino alle porte di Roma, dove vi sono già l’esercito imperiale e l’esercito di Acacio. I due si scontrano in una battaglia estenuante, nella quale Macrino sembra avere la meglio, ma dopo che Lucio cade in acqua, impedendo a Macrino di capire se lo stesse colpendo e protetto dall’armatura del padre, riesce ad ucciderlo una volta per tutte, convincendo i due eserciti a deporre le armi per creare insieme una Roma migliore e pacifica, come desiderato dal nonno Marco Aurelio.

Questo film, però, non è del tutto storicamente accurato, dato che gli autori hanno romanzato le scene, pur di renderle più entusiasmanti e visivamente mosse. Un esempio può essere il fatto che, storicamente, Aurelia Lucilla fosse la moglie di Lucio Vero Aurelio e non la madre, oppure il fatto che Lucio morì a causa di un ictus molto prima dell’anno in cui è ambientato il film (180d.C). Un altro esempio riguarda il Generale Acacio, che visse a cavallo tra il 3° e il 4° secolo d.C. per poi morire come un martire.

Altrettanto evidente è l’assassinio di Geta che, in realtà, venne inscenato da Caracalla poco dopo il loro rientro a Roma e, soprattutto, il fatto che Macrino, nel film, non fosse realmente diventato imperatore, benché nella realtà lo è stato per più di un anno.

Altre evidenti contraddizioni storiche sono la conquista della Numidia avvenuta nel 46 a.C e molto pacchiano è anche il fatto che Caracalla divenne imperatore solo nel 211 d.C e non prima del 180 d.C.

Ma, si sa, questa è Hollywood, dove conta più la necessità visiva di stupire il pubblico americano (notoriamente poco consapevole della Storia Romana) a tutti i costi, anche sacrificando la verità sull’altare dei facili guadagni.

Samuele Gazerro 2E

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