Avendo avuto il piacere di avere con noi Francesca Genoni, una giovane e talentuosa studentessa al quinto anno di Medicina, ex alunna del nostro liceo, nonché figlia della professoressa Rita Livello, nuova docente di Inglese nel nostro istituto, abbiamo deciso di intervistarla.
Francesca ha intrapreso questo affascinante percorso accademico con grande passione e determinazione, affrontando le sfide e le opportunità che questo campo offre.
Nella nostra conversazione esploreremo le sue motivazioni per scegliere la medicina, le esperienze che ha vissuto durante gli studi e le sue aspirazioni future.


Innanzitutto le abbiamo chiesto di parlarci un po’ di lei e della sua esperienza durante il Liceo. Francesca ci ha risposto come segue.

Ho 23 anni e ho studiato al Liceo Tosi nell’indirizzo tradizionale dal 2015 al 2020. Sempre nel 2020 mi sono iscritta alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, dopo aver superato il test di ammissione. Attualmente frequento il Quinto anno.
Ricordo il periodo al Liceo Tosi con estremo piacere e tanta nostalgia: la mia esperienza è stata molto positiva, non solo perché ho cercato di fare del mio meglio nello studio, ma anche perché fin dal principio ho aderito ai numerosi progetti ed alle iniziative che venivano proposti, tra cui il giornalino che ho avuto l’onore di dirigere per due anni consecutivi.
Ogni esperienza vissuta, persona incontrata ed occasione colta ha rappresentato i tanti puntini di un percorso che ho potuto unire e, quindi, capire solo una volta uscita dal Liceo. Dico sempre con molto orgoglio di aver studiato al Liceo e spero che gli attuali e futuri studenti possano fare altrettanto.

Per dare maggiore consapevolezza a tutti coloro che vorranno affrontare un percorso di studi come il suo o simile, le abbiamo proposto una serie di domande, alcune delle quali ideate da studenti della nostra scuola, in modo da poter avvertire o chiarire alcuni dubbi per le scelte future.

• Cosa ti ha spinto a scegliere Medicina come percorso di studi? Quando hai preso questa decisione e perché?

Non ho vissuto, purtroppo o per fortuna, esperienze personali che mi abbiano spinta in questo senso. Sono sempre stata affascinata dal corpo umano e da tutti i fini meccanismi che lo regolano. Ho semplicemente pensato che fosse la mia strada e l’ho seguita.

•La scuola ti ha seguito durante la tua scelta universitaria? Come?

Non proprio. Al di là della possibilità di partecipare agli Open Day delle varie università e a qualche incontro di orientamento organizzato dalla scuola, quando frequentavo l’ultimo anno di Liceo, ad esempio, non c’erano corsi in preparazione ai test di ingresso. Inoltre, ho avuto la sfortuna di vivere gli ultimi mesi della Quinta Superiore in DAD a causa della pandemia di COVID-19 del 2020 e questo ha certamente influito.

•I docenti che ti hanno accompagnata durante il percorso liceale sono riusciti ad aiutarti nell’orientamento universitario? In che modo?

Direi che il loro contributo è stato indiretto, poiché mi hanno solo sostenuta e incoraggiata, vedendomi già molto risoluta nella scelta che intendevo attuare. Infatti, con molti di loro ho mantenuto ottimi rapporti anche una volta uscita dal Liceo.

● L’ aver frequentato il Liceo Tosi è stato utile per il tuo percorso?

La preparazione ricevuta al Liceo Tosi è stata fondamentale, sia per convincermi che Medicina fosse la mia strada, sia per superare senza grandi difficoltà il test di ammissione, ma anche per affrontare alcune materie del primo anno di università. Ci tengo a dire, tuttavia, che la mia formazione scientifica non può prescindere da quella umanistica: al liceo scientifico si riceve la preparazione più completa in assoluto, che fornisce tutti gli strumenti per iscriversi a qualsiasi facoltà universitaria.

● Hai detto di esserti dovuta sottoporre a un test d’ingresso per iscriverti. Se avessi avuto la possibilità di decidere, avresti preferito fare il test, oppure adattarti ai metodi recenti? Che anno frequentavi quando hai fatto il test?

Quando sono entrata a Medicina, ovvero nel 2020, il test di ingresso era su scala nazionale, con una singola sessione annuale. Ci si poteva iscrivere solo dopo aver concluso le Superiori ed era così strutturato: 1 ora e 40 minuti per rispondere a 60 domande di logica, cultura generale, biologia, chimica, matematica e fisica. C’erano poco più di tredicimila posti per oltre sessantaseimila candidati alla prova. Personalmente, trovo che questa sia la modalità più adeguata e non ne avrei preferita un’altra, perché il quiz a risposta multipla è un metodo molto oggettivo ed imparziale. D’altra parte, passare il test di ammissione non ti rende già medico, ma semplicemente ti dà la possibilità di diventarlo, così come non è detto che chi lo supera sia necessariamente più preparato di chi, invece, non ci è riuscito.

● Cosa ne pensi delle nuove modalità di ingesso? Rappresentano un vantaggio o uno svantaggio secondo te?

Ritengo che il test d’ammissione alla facoltà di Medicina non serva tanto a selezionare gli studenti più bravi e meritevoli in assoluto come, d’altra parte, nessun metodo potrebbe razionalmente fare. Piuttosto, il fine è quello di attuare una scrematura dei moltissimi studenti che vogliono accedere a questo corso di laurea ed è giusto che si faccia sulla base di una prestazione oggettiva che, ribadisco, misura soltanto la conoscenza di specifici argomenti in quello specifico momento. Quali che siano le modalità – che risultano comunque sempre più confuse e caotiche- l’importante è che non ci si allontani da questo intento e che, soprattutto, qualsiasi riforma al test non porti infine all’abolizione del Numero Chiuso, obiettivo che rientra invece nei programmi di alcuni politici al governo. Già ultimamente si parla di eliminare il test di ingresso e di adottare il modello francese, mediante il quale la suddetta scrematura avverrebbe con metodi differenti e solo al termine del primo semestre: dove sta il vantaggio nell’ammettere tutti i candidati, per poi bloccarne comunque la maggior parte dopo sei mesi, tranne il vantaggio per le Università di accaparrarsi le rette per il primo semestre?

• Quali sono stati/sono i momenti più complessi, durante i tuoi studi finora? Come li hai affrontati?

La difficoltà maggiore è stata rendermi conto che all’università dipende tutto da te: decidi tu le lezioni da seguire, i materiali su cui studiare, come preparare gli esami e quando darli. Ti è data una libertà che ti responsabilizza, ma che può anche rovinarti, se non sai come usarla. Non è sufficiente la sola organizzazione, che comunque è fondamentale: è più che mai necessaria la disciplina. A questa difficoltà se ne collega un’altra, ovvero il metodo di studio: all’Università e a Medicina, in particolare, è imprescindibile un metodo che ti consenta di dare esami con programmi quasi “sconfinati”, per cui servono di certo mesi di studio, ma studio di qualità!
Non sono mai stata particolarmente rigorosa e costante, ma non ho potuto fare a meno di diventarlo e per questo è stato fondamentale il confronto con i miei compagni di corso, nonché il supporto da parte loro e delle persone a me care, che mi hanno vista spesso sconsolata di fronte alla mole di studio e con la paura di “non farcela”: in questi casi, non è mai banale ricordare a se stessi che non esiste nessun esame insuperabile. Tuttora, comunque, trovo molto complesso riuscire ad incastrare ogni impegno e a rispettare le scadenze senza arrivare ad avere il classico “burnout”: purtroppo è una componente inevitabile, che solo con il tempo si può imparare a gestire.

• In che modo le esperienze pratiche, come i tirocini o le attività cliniche, stanno influenzando la tua formazione?

I tirocini fatti finora mi hanno consentito, innanzitutto, di mettere in pratica molte delle conoscenze acquisite nello studio, che altrimenti rimarrebbero fini a se stesse: è inutile saper ripetere a memoria i criteri diagnostici di una malattia, se poi non si è in grado di riconoscerla.
Inoltre, frequentando diversi reparti, ho scoperto alcune delle numerosissime sfaccettature della professione medica, imparando a capire a cosa sono più affine e cosa, invece, non è adatto a me.

• Ci sono particolari specializzazioni o aree della medicina che ti interessano di più? Perché?

Oggi sono due le discipline che più mi attraggono:
– Medicina legale e delle assicurazioni, perché trovo estremamente affascinante tutto quanto concerne l’attività necroscopica e delle perizie medico-legali
– Neurologia, perché nutro un forte interesse verso le malattie neurologiche e, in particolare, verso le patologie neuro-degenerative, che diventeranno tra le principali cause di morte nei prossimi anni.

• Come gestisci il tuo tempo tra studio, vita sociale e altre attività? Hai dei consigli da dare per chi vuole intraprendere questi studi?

È molto più difficile, ma appagante, avere una buona work life balance, piuttosto che studiare e basta. Certo, non è neanche possibile fare tutto: se si sceglie di studiare Medicina, si deve essere pronti a passare moltissime ore a studiare e a tante rinunce, ma questo deve avvenire senza mai annichilirsi. Io ho mantenuto molti dei miei impegni personali: sono fermamente convinta che, quando si ha la sensazione di non avere tempo, in realtà non ne serva di più, ma occorre piuttosto usare meglio quello che si ha a disposizione.

Esistono diversi modi per perdere meno tempo possibile e avere una buona pianificazione dello studio: io, ad esempio, tutte le volte che devo preparare un esame, creo una tabella di marcia per ogni giorno fino a quello dell’esame, in modo da sapere sempre cosa dovrò fare e senza lasciare mai nulla al caso. Ho una routine che scandisce ogni ora della giornata, che è diversa se è un periodo di lezioni, di tirocinio o nessuno dei due.
Si tratta comunque di una questione molto personale, per cui il consiglio è solo questo: organizzatevi al meglio, in modo da non dover sacrificare il vostro tempo libero, non perdete tempo e, soprattutto, non rimandate!
Se siete curiosi, vi suggerisco di guardare i video su YouTube di Alberto Molteni MD, in particolare quelli dedicati agli studenti che devono ancora cominciare l’università, dove troverete sicuramente molti spunti e potrete risolvere alcuni dei vostri dubbi.

● È vero che in questa facoltà è molto frequente la competizione tra gli studenti?

Sì, è vero. Ci si tende spesso a misurare sui voti ottenuti agli esami e quasi mai sulle reali conoscenze che si hanno. La mia idea è che l’unica competizione positiva sia quella con se stessi e che non ci si debba lasciare influenzare negativamente dagli altri.

• Qual è stata l’esperienza più gratificante che hai vissuto fino ad ora durante il tuo percorso?

Non ho in mente un’esperienza specifica, forse perché ancora non ne ho vissute abbastanza. Trovo però sempre molto gratificante quando i pazienti, pur riconoscendo di avere davanti una studentessa molto giovane, mi parlano della loro malattia e si lasciano visitare, dandomi la possibilità di imparare e mettere in pratica le mie capacità o conoscenze, facendomi sentire nel posto “giusto”, in grado di poter fare e dire anche io qualcosa per loro.

• In che modo pensi che il tuo percorso di studi stia influenzando la tua visione della salute e del benessere?

Una frase può esprimere cosa ho capito dell’importanza della salute: “La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente”. Mi è capitato, ad esempio, di avere a che fare con un ragazzo di 18 anni malato di Leucemia Mieloide Acuta e di vederlo piangere quando gli comunicavamo che gli esami del sangue non miglioravano, nonostante le terapie: quando vivi queste situazioni non è possibile rimanere indifferenti e, soprattutto, non può non cambiare la tua considerazione della vita in generale.

• Quali sono le tue aspirazioni professionali dopo la laurea? Hai già in mente un campo specifico in cui vorresti lavorare?

La mia idea è, un domani, di avere uno studio privato dove poter seguire i miei pazienti, ma mi piacerebbe anche insegnare all’Università. Per quanto riguarda il mio campo di interesse, come già accennato, sono indecisa tra la Medicina legale e la Neurologia.

● Secondo te, il fatto di essere donna, in un ambiente in cui è richiesta grande partecipazione lavorativa (turni massacranti, assenza di medici, situazione sanitaria nazionale complicata), può condizionare una scelta familiare per il futuro?

Sicuramente. Sono consapevole del fatto che ogni mia scelta futura sarà molto condizionata dal mio lavoro, tra cui quella di crearmi o meno una nuova famiglia. La situazione attuale in Italia evidenzia ancora questa criticità, sebbene ci siano sempre più dottoresse. Ci sono tuttavia diversi segnali positivi che potrebbero rappresentare un’inversione di tendenza: mi auguro che si proceda in questo senso e che nessuna donna debba più decidere tra lavoro e famiglia.

● Rifaresti questa scelta? La consiglieresti a qualcuno che non sa ancora bene che strada intraprendere?

Rifarei questa scelta perché so che era l’unica scelta possibile per me. Non è vero che per Medicina serva la fatidica “vocazione”. Per chi ancora si trova indeciso, suggerirei di valutare questo corso di laurea: è così articolato che chiunque può trovare qualcosa che gli piaccia. Non lasciatevi spaventare dalla lunghezza e difficoltà del percorso: non c’è davvero niente di spaventoso, ma solo di profondamente bello da scoprire.
I miei contatti li avete: resto a disposizione per chi avesse ancora qualche curiosità o dubbio da togliersi.

Ringraziandola per la disponibilità e per essere stata d’aiuto a tutti coloro che ancora si trovano in una posizione di indecisione, speriamo che le sue parole siano di sprone per tutti i nostri lettori.

Francesca Bellusci 4H

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