L’11 maggio si è concluso l’Eurovision Song Contest 2024, in uno degli anni più controversi e discussi della storia del Contest. È stato organizzato a Malmö, in Svezia, nelle date del 7, del 9 e dell’11 maggio. Breve riassunto sulle due semifinali.
Prima semifinale:
E’ stata trasmessa il 7 maggio e ha visto in gara i primi 15 paesi contendenti per un posto in finale: Cipro, Serbia, Lituania, Irlanda, Ucraina, Polonia, Croazia, Islanda, Slovenia, Finlandia, Moldavia, Azerbaijan, Australia, Portogallo e Lussemburgo. Quest’anno, inoltre, è stato permesso anche ai Big 5 (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) e al paese ospitante (la Svezia) di esibirsi durante le semifinali, pur essendo già qualificati. Nella prima si sono esibiti Regno Unito, Germania e Svezia.
Lo show si è aperto con le esibizioni di tre cantanti molto amati dagli Eurofans: Eleni Foureira, rappresentante di Cipro nel 2018 arrivata seconda, che ha cantato il suo brano Fuego, Chanel, rappresentante della Spagna nel 2022 arrivata terza, che ha regalato una performance del suo brano SloMo e, infine, Eric Saade, svedese giunto al terzo posto nel 2011, con la sua Popular.
Successivamente, sono salite sul palco le due presentatrici del Contest, Malin Åkerman e l’ormai storica Euro-presentatrice Petra Mede, per poi iniziare coi Paesi in gara. Il primo è stato Cipro, con la greco-australiana Silia Kapsis in gara con Liar, mentre a chiudere è stato proprio il Lussemburgo, con Tali e la sua Fighter, che è tornato a far parte dell’Eurovision dopo 31 anni di assenza, la più lunga della storia del Contest.
Si può affermare che si è trattato di una semifinale molto versatile, grazie alla diversità dei generi che le canzoni di quest’anno ci hanno offerto.
Il pezzo lituano Luktelk di Silvester Belt presenta un ritmo pop misto all’elettronica ed è stato molto apprezzato dal pubblico, essendo ballabile e facile da ricordare. Nell’ambito delle cosiddette “ballads” abbiamo Ramonda di Teya Dora, rappresentante della Serbia, con un ritmo lento e malinconico, e Grito di Iolanda, rappresentante del Portogallo, che rimanda più alla Saudade, la tipica malinconia portoghese.
Totalmente differenti, ma quasi ugualmente apprezzate, sono invece la canzone dell’Irlanda Doomsday Blue di Bambie Thug e Teresa & Maria delle ucraine Jerry Heil e Alyona Alyona. La prima appartiene al genere dark, con l’inserimento di elementi di stregoneria che ad alcuni sono apparsi, erroneamente, come simboli satanici. La scenografia dell’Irlanda è stata, secondo molti, la migliore dell’anno e la performance è stata ritenuta la più spaventosa di tutto l’ESC. La seconda, invece, parla di figure simboliche della religione cristiana: Maria e Madre Teresa di Calcutta.
La canzone più attesa della serata è stata sicuramente quella del croato Baby Lasagna con la sua Rim Tim Tagi Dim, una fusione di techno, heavy metal, pop e trap, che è stata amata dagli europei sin dal giorno che ha vinto la finale nazionale croata, tanto da renderla una probabile vincitrice.
La performance più discussa è stata quella della Finlandia con la sua No Rules. Il cantante Windows95Man si è, infatti, presentato con delle mutande color carne e una maglietta con il logo di Windows censurato. Molte persone, a causa di palese ingenuità e dello scherzo visivo creato appositamente, hanno creduto che il cantante fosse nudo sul palco, scatenando così una serie di discussioni sulla pertinenza della performance, che in realtà si è svolta nei limiti del regolamento dell’EBU.
Terminata la serie di canzoni, è stato fatto partire il televoto. Nell’attesa si sono esibiti Johnny Logan con una rivisitazione di Euphoria, canzone di Loreen vincitrice nel 2012, ed il cantante svedese partecipante all’Eurovision nel 2018 Benjamin Ingrosso con le canzoni Look who’s laughing now, Kite e Honey Boy.
Si è passati poi al momento “clue” della serata: l’annuncio dei qualificati alla finale. Quest’anno (come anche nel 2023) è avvenuto un cambiamento riguardo al sistema di voto: nelle semifinali avrebbe votato soltanto il tele-voto, mentre le giurie professionali solamente durante la finale. Il meccanismo ha permesso la qualificazione di canzoni molto diverse tra loro, visto che le giurie tendono sempre a preferire canzoni ballad o pop classiche.
Di seguito, la classifica dei dieci qualificati in ordine di punteggio dal tele-voto, mentre sotto i non qualificati.
1° Croazia– 177
2° Ucraina- 173
3° Irlanda– 124
4° Lituania– 119
5° Lussemburgo– 117
6° Cipro– 67
7° Finlandia– 59
8° Portogallo– 58
9° Slovenia– 51
10° Serbia– 47
11° Australia– 41
12° Polonia- 35
13° Moldavia– 20
14° Azerbaijan– 11
15° Islanda– 3
Un ottimo risultato quello dell’Irlanda, che non si qualificava da ben 4 anni (l’ultima qualificazione alla finale risale al 2018). Molti si aspettavano uno scambio di posizioni tra la Finlandia e la Polonia, ma purtroppo quest’ultima ha avuto tanti problemi di voce ed intonazione, che all’Eurovision Song Contest sono quasi sempre, giustamente, fatali.
SECONDA SEMIFINALE:
Sicuramente molto più “piccante” della prima, soprattutto a causa della partecipazione di Israele. Ci ha, però, anche donato degli “interval acts” tra i più belli dell’Eurovision e ciò ha aiutato ad alleggerire l’atmosfera movimentata della Malmö Arena.
Lo show si è aperto con le due conduttrici che hanno interpretato in maniera comica la canzone svedese Tattoo di Loreen vincitrice dell’Eurovision 2023, per poi riportarci sul palco annunciando lo svolgimento della serata. I Paesi in gara, questa volta, erano ben 16: Malta, Albania, Grecia, Svizzera, Repubblica Ceca, Austria, Danimarca, Armenia, Lettonia, San Marino, Georgia, Belgio, Estonia, Israele, Norvegia e Paesi Bassi. Si sono, inoltre, esibiti i tre restanti dei Big 5: Francia, Spagna e Italia.
Le canzoni di questa semifinale erano ancora più differenti, portando le persone a trovarsi combattute su a chi dare i propri punti.
A rompere il ghiaccio è stata Malta, rappresentata da Sarah Bonnici con la sua Loop. La performance è stata una delle migliori della serata, sia da un punto di vista vocale, sia da un punto di vista tecnico, sia da un punto di vista visivo. Questo, però, purtroppo non è riuscito a far accedere Malta alla finale, che, essendo un Paese insulare, di ridotte dimensioni e senza Stati confinanti, viene spesso dimenticata dal tele-voto.
Poste una dietro l’altra, si sono esibite due delle canzoni più apprezzate dal pubblico: The Code del rappresentante svizzero Nemo e Zari (Ζάρι) della greca Marina Satti. La prima è stata una delle più originali canzoni dell’Eurovision: è, infatti, un miscuglio di musica pop, rap e lirica, che parla della riuscita del cantane Nemo a rompere il codice, ovvero ad aver trovato se stesso. Nemo, infatti, si identifica nel genere non binario e nella canzone descrive proprio la sua posizione nella società: “somewhere between the 0’s and one’s, that’s where I find my kingdom come” (“da qualche parte tra lo zero e l’uno, è lì che ho trovato la venuta del mio regno”). E’ stata subito identificata come una possibile vincitrice. La canzone ellenica, invece, è un bop etnico molto particolare: un intreccio di ritmi greci, balcanici ed arabi, che sottolineano la cultura multietnica della Grecia e le origini di Marina (madre greca e padre sudanese). Grazie al suo carisma e alla sua voce delicata ma al contempo scatenante, è riuscita a farsi amare dal pubblico e ad ottenere un’ottima posizione.
Seguendo il ritmo della musica etnica, troviamo l’Armenia con i Ladaniva e la loro Jako, una canzone con ritmi armeni accompagnati da tromba e flauti che la rendono più allegra, e l’Estonia con i 5MIINUST & Puuluup, il cui brano prevede l’utilizzo della Talharpa (strumento svedese) e una melodia nomade estone. Il titolo di quest’ultima, inoltre, è il più lungo della storia dell’ESC: (Nendest) narkootikumidest ei tea me (küll) midagi, [(Noi) non sappiamo nulla di (questi) farmaci], che, più che “farmaci”, tratta di droga e polizia.
Rimanendo sulla scia della cultura, i norvegesi Gåte hanno portato una canzone intitolata Ulveham, che parla di una ragazza trasformata in lupo mannaro dalla matrigna crudele. La sua particolarità è che presenta solo due strofe, mentre nelle restanti parti sono stati inseriti suoni, versi e richiami, che riportano proprio al verso del lupo.
Impossibile non parlare della canzone Hurricane di Eden Golan, rappresentante di Israele. Ha infatti ricevuto tre modifiche, a causa del fatto che le prime due versioni contenevano riferimenti politici ermetici che all’Eurovision sono severamente vietati. Ciò, però, non ha risolto la situazione, dato che la cantante, appena giunta sul palco, è stata “accolta” da fischi e addirittura urla pro-Palestina, a causa del fatto che la maggior parte degli Eurofans non accettava la partecipazione dello Stato Ebraico nel contest dopo quello che sta succedendo a Gaza.
A risollevare la situazione ci ha, però, pensato il rappresentante dei Paesi Bassi Joost Klein con la sua iconica Europapa, un motto all’unione tra i popoli e all’abbattimento di ogni confine esistente, perché “alla fine del giorno, siamo tutti esseri umani”. Il genere è Happy Hardcore, perché è una canzone apparentemente comica e spensierata, ma che cela un significato molto profondo: è dedicata ai genitori di Joost Klein che sono entrambi morti quando lui era solo un ragazzo, ma che sono riusciti ad insegnargli ad amare sempre il prossimo, senza distinzione di sesso, religione, orientamento sessuale ed etnia.
Tra i Big 5 ci sono stati molti apprezzamenti. A rappresentare la Francia ci ha pensato Slimane e la sua Mon Amour, una ballata romantica che ha fatto sciogliere il pubblico, anche grazie alla potente voce del cantante. La Spagna con i Nebulossa e Zorra è diventata iconica per questa edizione, poiché tratta di come una donna venga sempre vista in negativo per ogni azione che esegue (“Zorra” letteralmente vuol dire “cagna”) ed è quindi un invito a lasciarsi andare e a non pensare a cosa pensano le persone.
L’Italia, invece, è stata rappresentata da Angelina Mango con l’ormai famosissima La Noia, un miscuglio di ritmi mediterranei e musica colombiana, che l’hanno resa una probabile contenditrice alla vittoria del Contest, nonché la più ascoltata dell’ESC 2024 su Spotify.
Terminate le esibizioni e iniziato il televoto, si è dato il via ai vari “Intervalli” della serata. Sono infatti riapparse Helena Paparizou, vincitrice per la Grecia nel 2005 con My Number One; la svedese Charlotte Perrelli, vincitrice nel 1999 con Take me to your heaven; e, infine, Sertab Erener, rappresentante della Turchia nel 2003 nonché vincitrice con la sua Everyway that I can, una delle canzoni più apprezzate dagli Eurofans.
Concluso il tele-voto, ha avuto inizio uno dei migliori “acts” della storia dell’Eurovision. Petra Mede e Charlotte Perletti hanno cantato una canzone intitolata We just love Eurovision too much, ironizzando sul fatto che la Svezia è il paese con più vittorie all’Eurovision (7, insieme all’Irlanda) e uno dei migliori paesi in termini di posizioni in classifica dell’Eurovision. Per rendere tutto ancora più scherzoso, è stato addirittura invitato Käärijä, partecipante per la Finlandia nel 2023 che è finito secondo proprio sotto la Svezia di Loreen, ma che è stato il più apprezzato dal tele-voto (ha ricevuto il terzo punteggio più alto dal tele-voto di tutto l’Eurovision, insieme al Portogallo nel 2018, con 376 punti).
Dopo questi momenti di leggerezza, si è passati a quello più importante: l’annuncio dei dieci finalisti. Di seguito, la classifica dei dieci qualificati alla finale in ordine di punteggio dal tele-voto, con sotto i non qualificati.
1° Israele– 194
2° Paesi Bassi– 182
3° Armenia– 137
4° Svizzera– 132
5° Grecia– 86
6° Estonia- 79
7° Lettonia– 72
8° Georgia– 54
9° Austria– 46
10° Norvegia– 43
11° Repubblica Ceca– 38
12° Danimarca– 36
13° Belgio– 18
14° San Marino– 16
15° Albania– 14
16° Malta– 13
Ciò che ha scioccato maggiormente il pubblico è stata la qualificazione della Lettonia di Dons con Hollow, che è stata la più inaspettata delle ultime edizioni dell’Eurovision. Ottimo risultato anche per la Georgia, con Nutsa Buzaladze e la sua Firefighter. Infatti, entrambi i Paesi non si qualificavano per la finale da ben sei anni (l’ultima volta per entrambi è stata nel 2016)!
Sconcertante per tutti, invece, la mancata qualifica del Belgio, rappresentato da Mustii e la sua ballata intitolata Before the party’s over, che è stata apprezzata sin dalla sua uscita, ma che in live non ha reso abbastanza vocalmente.
Concluse le semifinali, gli artisti hanno iniziato a prepararsi per la parte più importante del Contest: la finale, che avrebbe determinato il vincitore dell’Eurovision 2024 (nel prossimo articolo).
Niccolò Arpelli 2C


















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