Rispondete sinceramente a questa domanda: quando pensate ai pirati, qual è il primo nome che vi viene in mente? Ci si riferisce a pirati realmente esistiti; quindi non a Jack Sparrow, come non contano neanche Capitan Uncino, Long John Silver, Sandokan e il Corsaro Nero. Quello che a molti verrà in mente è Barbanera, che nella cultura di massa è il rappresentante del lato oscuro della pirateria, mostrato come crudele, sadico e a tratti demoniaco, tanto che si dicesse avesse fatto un patto col diavolo. Molta gente la pensa così perché l’unica fonte che si ha su Barbanera è Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare.
Nella realtà, Edward Teach (il vero nome di Barbanera) non era affatto un sadico assassino, ma fece in modo che la gente credesse che lo fosse, mentre in verità era abbastanza misericordioso e non si imponeva col terrore sui suoi uomini, perché, prima di fare qualunque azione, me chiedeva il consiglio.
Della vita di Barbanera prima che si desse alla pirateria si sa poco, eccetto che fu marinaio sulla nave corsara di Benjamin Hornigold, finché non gli fu affidato il comando di una nave, durante il quale Teach decise di darsi alla pirateria (dal momento che spesso i due termini vengono erroneamente considerati sinonimi, un pirata è diverso da un corsaro, poiché quest’ultimo agisce per conto di una nazione, mentre il pirata opera per conto proprio). Per due anni, Barbanera, a bordo della sua ammiraglia, la Queen’s Anne Revenge, terrorizzò il Mar dei Caraibi, catturando e derubando diverse navi. Usò una strategia del terrore per fare in modo che gli equipaggi delle navi non opponessero resistenza, diffondendo crude leggende sul suo conto, tra cui la leggenda sul patto col diavolo.
In effetti, Barbanera fece in modo di avere un aspetto demoniaco, arrivando ad accendere micce nei suoi capelli, come se dalla sua testa si sprigionassero le fiamme infernali, una visione terrificante per chi doveva affrontarlo. Tuttavia, non usava eccessivamente la violenza: aveva capito che la paura era più utile. Essendo intelligente e dotato di carisma, era anche clemente e liberava spesso gli schiavi catturati. Durante l’assedio a Charlestown, dopo aver bloccato il porto e saccheggiato le navi in avvicinamento, ne prese in ostaggio gli equipaggi e per giorni minacciò gli abitanti della città di compiere le più terribili efferatezze sui prigionieri, se non avessero consegnato delle medicine per i suoi uomini; tuttavia, non torse un solo capello agli ostaggi.
Quando faceva sosta in un porto, Barbanera spesso viveva delle avventure romantiche, che frequentemente portavano a un matrimonio, finché non ripartiva, per non vedere mai più la sua sposa. In sua difesa, quattordici matrimoni non dovevano essere facili da gestire (inoltre, a sua parziale discolpa, alle donne non era permesso salire sulle navi, principalmente perché si credeva che portassero sfortuna).
Nel 1718 richiese, e ottenne, il perdono reale, diventando un corsaro, ma questa parentesi di legalità durò ben poco, dato che ritornò presto un pirata. La breve, ma brillante carriera di Barbanera finì il 22 novembre 1718, quando cadde in un’imboscata tesa dal tenente della Royal Navy Robert Maynard, che lo intercettò nell’isola do Ocracoke. Nella battaglia che seguì, i pirati combatterono accanitamente nonostante fossero in inferiorità numerica; Barbanera subì 20 ferite da taglio e 5 da armi da fuoco, prima di soccombere, e la sua testa fu appesa al bompresso (l’albero a prua) come prova della sua morte. La leggenda vuole che, quando il suo cadavere decapitato fu gettato in mare, compì tre volte il giro della nave prima di inabissarsi. Il mito che Barbanera si era creato sopravvisse alla sua morte.
Leonardo Cartabia 4B


















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