Quarantadue anni d’insegnamento e tanti ricordi accumulati che quasi scoppia! Dato che la professoressa Nappo è, ormai, a pochi mesi dalla tanto bramata pensione, per l’occasione ha condiviso la sua lunghissima esperienza nella vita scolastica con la nostra Redazione.

Insegnante di Lettere dal lontano 1984 (sulla falsa riga di Orwell o Wonder Woman), la prof.ssa Nappo ha cambiato tante scuole ed ha vissuto le rocambolesche evoluzioni del sistema burocratico scolastico, ma è rimasta sempre fedele al suo personale modo di percepire la realtà e l’insegnamento, caratterizzato da quello che si potrebbe definire un “puntiglioso brio”. Dai vari Licei Classici, Scientifici e di Scienze Umane nei quali ha passato più di 20 anni, fino al nostro istituto bustocco, ha vissuto momenti alti e periodi più complicati, alla ricerca costante del confronto con i ragazzi e con i colleghi.

Nel nostro Liceo, da lei definito come “il Paradiso” rispetto ad altre scuole in cui ha malauguratamente lavorato, ha vissuto degli anni molto piacevoli, sia grazie all’ambiente accogliente, sia grazie ai ragazzi stessi, che le portavano un’aria di leggerezza e semplicità nelle giornate scolastiche. Sono fattori per lei essenziali, poiché con le giovani menti bisogna sempre instaurare un rapporto proficuo, efficace, di rispetto reciproco, senza togliere, però, spazio al divertimento dell’apprendimento. Se, infatti, si coglie il lato positivo di questo lavoro, avendo a che fare continuamente con studenti discretamente giovani e malleabili, “giocando” con loro, magari anche arrabbiandosi e ridendo, il percorso diventa bello da ambedue le parti. È ovvio che qualche incomprensione ci sarà sempre in un contesto come quello scolastico, ma ogni tanto è doveroso prendersi meno sul serio, lasciandosi andare alla spensieratezza ed all’energia che i ragazzi riescono costantemente a trasmettere.
Proprio per questo, il rapporto coi giovani le mancherà molto e le farà rimpiangere questi decenni passati con loro.

Non le mancheranno, invece, i lunghissimi temi da correggere, scribacchiati talvolta con le grafie più indecifrabili, e la fastidiosa sveglia delle Sei; tantomeno certe attività scolastiche ritenute da lei superflue o puramente decorative. Infatti, consiglia di evitare progetti che rubino molto tempo ai ragazzi, poiché possono portare ad uno squilibrio tra classi. Certe, con meno progetti, riusciranno ad avere più tempo per studiare e apprendere, rimanendo, quindi, avvantaggiate rispetto ad altre che, nella rincorsa alla conclusione di alcune attività non sempre pertinenti, si vedranno costrette a saltare a piè pari anche parti fondamentali del programma scolastico.

Essendo una sicura veterana, la professoressa non riesce, in effetti, ad apprezzare il cambiamento che ha attraversato la scuola italiana dagli anni ’90 ai giorni nostri. Ormai, il sistema scolastico si basa quasi solo su sciocchi numeri, percentuali di gradimento, voti a cui aggrapparsi, programmi strabordanti da terminare in breve tempo e troppa ansia da prestazione. Questi fattori le tolgono, quasi, il piacere di rimpiangere la scuola, un fatto per lei molto triste, ma, purtroppo, oggettivo e condivisibile da parte di molti studenti.

Nonostante le burocrazie contorte e controproducenti della scuola, la professoressa esorta caldamente i ragazzi a non perdere l’occasione del Liceo come luogo di aggregazione, educazione, istruzione e divertimento, cogliendo tutte le possibilità che offre e, ovviamente, studiando. Altrimenti, perché venirci? Per fare delle scampagnate?

Ai professori attuali e a quelli futuri, augura di instaurare dei rapporti veri e leali coi ragazzi, imparando a divertirsi con loro tanto quanto ha fatto lei in questi lunghi anni (e nonostante disprezzi fortemente la musica orribile che molti di loro credono di ascoltare, mentre ne vengono solamente sommersi… ma questa è un’altra storia).

Ci saluta, dunque, una grande professoressa che ha sempre posto il divertimento dei ragazzi in primo piano, pur insegnando delle materie spesso ritenute un po’ noiose o quasi superflue da certi adolescenti incoscienti del valore della cultura umanistica. Ed è proprio qui che risiede il suo segreto, prezioso come un uovo di dinosauro: rendere il lavoro divertente (ogni lavoro, nonostante talvolta le circostanze paiano avverse), per se stessa e per tutti gli altri, cercando il confronto con generazioni così lontane dalla sua da farla sentire ormai magari davvero una sorta di dinosauro, che si mantiene però giovane nel tempo.
Un esempio per tutti noi e, sicuramente, una professoressa che, tra Temi Corretti, poesie analizzate e autori spiegati, rimarrà impressa nella memoria dei suoi studenti ancora per molto, proprio come i loro errori più buffi rimarranno allegramente nella sua.

                                                                                      Niccolò Arpelli 4C

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