Giaceva immobile,
col viso dipinto di nero
su quella che pareva una distesa
di un verde speranza,
che la speranza sembrava non dargli.
Un soffio di vento guidò lo sguardo
che stava già sfiorando
la grande roccia situata in cielo.
Quei due cerchi spesso ingannevoli
iniziarono a splendere
come quell’alta roccia,
oggetto del loro pungente sguardo.
Quella luce rifletteva ogni cosa
e versava colori
su ciò che di grigio era lì attorno.
Non c’era più la notte,
ma una cosa era vera:
era arrivata la primavera.
Stephanie Omamegbe 3A


















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